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Dal nuovo allestimento della Vittoria Alata, splendido bronzo romano, al rapporto con il territorio e con le imprese: la formula speciale della Fondazione e del suo direttore
Brescia Musei, Essere E Fare Impresa Culturale In Una Città Dallo Straordinario Patrimonio Storico E Artistico
Brescia Musei, essere e fare impresa culturale in una città dallo straordinario patrimonio storico e artistico

#BackToMuseums, l’appuntamento attraverso cui ogni settimana esploriamo i luoghi della cultura per riscoprirne la storia, l'arte, gli aneddoti e le vicende, incontra Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei. Solo tre giorni prima della diretta Clubhouse di #BackToMuseums il Capitolium è stato visitato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha potuto ammirare il nuovo allestimento della Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue di epoca romana, ritornata a Brescia dopo due anni di restauro condotto dall’Opificio delle Pietre dure di Firenze.  Ed è proprio dalla Vittoria Alata – una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e uno dei pochi bronzi romani proveniente da scavo giunti fino a noi – che inizia l’intervista a Stefano Karadjov.

LA VITTORIA ALATA

“È un vero e proprio simbolo – sottolinea il direttore -. Lo era già in età romana, quando la statua, probabilmente frutto di una creazione di artista in una fucina di questa zona, venne portata a Roma e lì rimase per almeno 3 decenni. Poi intorno al 70 d.C. fu riportata in queste terre in occasione della realizzazione del Tempio Capitolino. La statua rappresenta una vittoria: un simbolo di pace, non di guerra. […] Era probabilmente collocata nell'area forense, di fronte al Tempio, forse sotto un portico; dalle analisi realizzate durante i restauri sappiamo che di sicuro non era al collocata al chiuso e che era dorata (ne è qualche traccia sul volto) per renderla ancor più luminosa. Quando sul finire del IV secolo, quindi dopo l'editto di Costantino e la conseguente soppressione dei luoghi di culto pagani a favore di quelli cristiani, nella civitas romana questi simboli non avevano più quel fascino e quell’importanza e, essendo in bronzo, rischiavano la fusione. All'alba dell'invasione barbarica dei Visigoti, la comunità bresciana probabilmente nascose la Vittoria Alata ed altri bronzi in un’intercapedine del Capitolium, dove rimasero nascosti fino al 1826. Il ritrovamento ebbe risonanza internazionale, non solo nel mondo delle arti, ma anche della cultura, della poesia, della musica, della letteratura ed anche della politica e in molti vennero a vedere la Vittoria Alata da tutta Europa, rimanendo incantati.”

A lungo si è ritenuto che la figura rappresentasse una Venere, cui erano state poi aggiunte le ali. Cosa non inusuale, dato che i romani trafugavano o replicavano statue greche e il culto di Venere era molto amato in epoca repubblicana e augustea. “I grandi restauri che abbiamo compiuto – prosegue Karadjov –  hanno dimostrato invece che la statua era dal principio una Vittoria Alata, dato che la materia con cui è realizzata la lega delle ali è la medesima del corpo”.

Quasi duecento anni dopo il suo ritrovamento, oggi la Vittoria Alata è tornata in Capitolium, nella cella orientale, in uno spazio concepito specificamente per valorizzarne le straordinarie qualità estetiche. Il nuovo allestimento, a cura dell’architetto Navarro Baldeweg, ci invita ad una fruizione dinamica dello spazio nella visione della statua.

BRESCIA MUSEI: MUSEI, PINACOTECA, PARCO ARCHEOLOGICO, CASTELLO, CINEMA!

“Brescia Musei è un unicum – spiega il direttore. Una fondazione cittadina, che non vede solo la presenza del Comune, come di norma, tra i Soci Fondatori, ma anche quella di altri grandi attori del territorio: la Camera di Commercio, la Fondazione ASM del Gruppo A2A e la Fondazione CAB. Fondazione Brescia Musei ha l'obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico cittadino, in una logica pro-attiva, attraverso attività di conservazione, ma anche di studio e ricerca (come quella effettuata sulla Vittoria Alata), di comunicazione, di promozione con eventi e mostre, e andando a consolidare la presenza artistica di questa città nel panorama culturale italiano e direi anche europeo”.

Fanno capo a Brescia Musei:

  • il Museo di Santa Giulia o Museo della città: allestito in un complesso monastico di origine longobarda, consente un viaggio attraverso la storia, l'arte e la spiritualità di Brescia dall'età preistorica ad oggi in un'area espositiva di circa 14.000 metri quadrati;
  • la Pinacoteca Tosio Martinengo: recentemente restaurata e “casa” di capolavori del Rinascimento bresciano e non solo;
  • il Castello e i suoi Musei: arroccato sul colle Cidneo, il Castello costituisce uno dei più affascinanti complessi fortificati d'Italia, in cui si possono ancora oggi leggere i segni delle diverse dominazioni e in cui si trovano il Museo delle Armi “Luigi Marzoli” e il Museo del Risorgimento
  • il Parco Archeologico: nell'area archeologica situata al centro del tessuto urbano sono ancora visibili gli edifici più antichi e più significativi della città, il santuario di età repubblicana (I secolo a.C.), il Capitolium (73 d.C.) e il teatro (I-III secolo d.C.);
  • il Cinema Nuovo Eden: un cinema contemporaneo d’autore, che promuove produzioni indipendenti e quelle pellicole che – pur meritando la visione del pubblico – rimangono fuori dalla grande distribuzione.

 

“Le ragioni per cui questa Fondazione è stata creata – prosegue Karadjov – sono chiaramente legate allo specifico della città di Brescia, che negli ultimi vent'anni ha iniziato a definire il proprio profilo di città culturale. Brescia è una grande città industriale, ma anche una meravigliosa città d’arte e di storia. Dal 2011 il sito seriale I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.) è nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. […] Brescia si è data l’obiettivo di costituire una propria identità culturale intorno ai propri musei e ha scelto di creare una Fondazione che li gestisca con una logica di impresa culturale”.

IL RAPPORTO CON LA CITTÀ

“Qui devo metterci un po' di biografia personale – enfatizza il direttore – perché da quando occupo questa posizione di Direzione, il rapporto con la città è quello di un’estrema apertura! Abbiamo stipulato un rapporto bidirezionale, di contaminazione, con molte entità del territorio: università, accademie, altre fondazioni, oltre naturalmente alle imprese, aprendo i nostri spazi per eventi corporate. Ma abbiamo realizzato anche una vera e propria formula di membership museale, che si intitola Alleanza per la cultura: un patto triennale sulla base del quale i membri garantiscono una corresponsione fissa annuale di risorse finanziare per poterci garantire un “surplus di benzina” per le nostre attività. Con le nostre iniziative produciamo valore per il territorio e questo è stato incredibilmente compreso dal territorio stesso, anche nell'ultimo anno di COVID! Non abbiamo perso neanche un partner, nonostante tutti abbiano sofferto: questo vi dà la misura di una alleanza che effettivamente è percepita come un valore. Tutto si basa sul fatto che i nostri progetti culturali, non sono progetti spot, non sono occasionali. Questo naturalmente porta il territorio e i suoi attori a identificarsi con noi ed è questo, direi, l'elemento di traino di questo felice rapporto con loro”.

LE DOMANDE DAL PUBBLICO

Avete un team dedicato alla conservazione preventiva? Clelia

“Abbiamo un’area dedicata alle collezioni, che si chiama “Collezione e Ricerca” – risponde Karadjov – e che è l'area più corposa della nostra realtà: vi sono tre conservatori, un responsabile del gabinetto dei disegni e delle stampe e una registrar, che è in realtà anche restauratrice. Abbiamo un costante piano di conservazione preventiva, diviso per aree: archeologia, arte antica e armi, che sono le nostre arti d'eccellenza. Non ha senso per una istituzione come la nostra incorporare stabilmente una o più figure di restauratori, ma abbiamo numerosi rapporti con gli istituti dedicati alla conservazione e al restauro, in particolare con l'Opificio delle Pietre Dure, che si è occupato del restauro della Vittoria Alata, ma anche a livello locale, con delle scuole di restauro che fanno attività di pratica e didattica insieme a noi nei nostri musei”.

Scopri di più.

Ascolta ora il podcast della puntata dedicata al Fondazione Brescia Musei, su Spotify.

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