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Il volume “Lavoro culturale e occupazione”, curato da Antonio Taormina per FrancoAngeli, restituisce una visione olistica dell’evoluzione del lavoro nei settori culturali e creativi alla luce delle trasformazioni in atto
[Consigli Di Lettura] Immaginare Il Futuro Dell’occupazione Culturale
[Consigli Di Lettura] Immaginare il futuro dell’occupazione culturale

Il 20 ottobre 2021 il Parlamento europeo ha adottato il testo della risoluzione sulla situazione degli artisti e la ripresa culturale nell’UE (P9_TA(2021)0430). Il documento, poggiandosi su precedenti comunicazioni, direttive, rapporti, raccomandazioni e piani di lavoro delle stesse istituzioni europee e di altri importanti organismi internazionali (come l’UNESCO) [1], invita la Commissione europea a “proporre uno statuto europeo dell’artista, definendo un quadro europeo sulle condizioni di lavoro e norme minime comuni a tutti i Paesi dell’UE, […] tramite l’adozione o l’applicazione di una serie di orientamenti coerenti ed esaustivi, riguardanti, tra le altre cose, i contratti, i mezzi di rappresentanza e di gestione collettiva, la sicurezza sociale, l’assicurazione di malattia e disoccupazione, i regimi pensionistici, la fiscalità diretta e indiretta, le barriere non tariffarie e le asimmetrie dell’informazione”.

La risoluzione rappresenta una importante dichiarazione politica per una serie di motivi. In primo luogo, chiede di riconoscere con urgenza il valore intrinseco della cultura e il suo ruolo fondamentale per la società, il benessere individuale e collettivo, l’inclusione e l’economia, traducendo tale riconoscimento in un adeguato e continuo supporto finanziario e strutturale. Inoltre, nel testo ci si rammarica del fatto che le attività culturali siano state spesso considerate come non essenziali, richiamando l’attenzione sulla capacità della cultura di contribuire in maniera significativa alla vitalità delle società non solo in termini economici ma anche dal punto di vista culturale, educativo, sociale, ambientale e democratico in un quadro più ampio di equità e coesione sociale. Non meno rilevante, il documento offre una panoramica delle caratteristiche salienti che connotano – in positivo e negativo – il lavoro culturale nel contesto europeo, suggerendo l’adozione di misure e meccanismi correttivi con l’intento di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori culturali, garantire un’equa retribuzione e prevedere congrue forme di tutela sociale. Infine, sottolineando l’impatto drammatico prodotto dall’emergenza sanitaria sui settori culturali e creativi [2], fa appello alla Commissione europea per sviluppare e consolidare ulteriormente l’ecosistema culturale tramite una strategia coerente, competitiva e di lungo termine al fine di rilanciare la competitività e il valore strategico dei settori culturali e creativi, e di usare al meglio il loro potenziale in termini di sviluppo e occupazione, con particolare riferimento ai giovani e alle opportunità offerte dagli ambienti digitali.

Si tratta di una sfida davvero ardua, dato il mosaico di misure, status, politiche, lacune nelle definizioni e priorità nei budget che differenziano uno Stato dall’altro. Per quanto rivoluzionario possa sembrare il cambio di passo richiesto dalla risoluzione, come è stato messo in evidenza da Elena Polivtseva – responsabile dell’area policy e ricerca presso l’International Network for Contemporary Performing Arts (IETM), resta da vedere quale sarà la risposta della Commissione europea e se gli Stati Membri saranno capaci di tradurre l’ambiziosa proposta del Parlamento europeo in misure concrete e tangibili [3]. Stante il rilevante impegno politico richiesto da molte delle azioni suggerite, la Commissione potrebbe fare riferimento ai suoi limitati poteri sulle condizioni di lavoro degli artisti e degli operatori culturali e sottolineare che spetta agli Stati Membri attuare precisi interventi per migliorare lo stato di fatto.

IL LAVORO CULTURALE IN ITALIA

Alla luce di tali sviluppi, viene spontaneo chiedersi quale sia la situazione attualmente presente in Italia in materia di lavoro e occupazione culturale. Una risposta autorevole ed esaustiva a tale quesito è contenuta nel recente volume curato da Antonio Taormina, tra i principali esperti di management e progettazione culturale, sulla relazione tra lavoro culturale e occupazione nel nostro Paese (FrancoAngeli, 2021). Il libro si inserisce in un più vasto progetto sull’evoluzione delle dinamiche occupazionali nei settori culturali e creativi ed è il frutto di un inteso lavoro di incontro e confronto tra gli autori e le autrici che hanno collaborato alla sua stesura [4]. La complessità e l’estensione della materia ha richiesto un approccio interdisciplinare, con l’adozione di molteplici punti di vista e il coinvolgimento di figure diverse per ambito di provenienza, storia professionale e competenze, accogliendo i contributi di studiosi, analisti, manager e rappresentanti delle istituzioni.

Con l’intento non solo di cogliere le trasformazioni in corso ma anche di comprendere le reali prospettive dell’occupazione culturale in Italia, il volume presenta un’articolata e puntuale analisi del sistema culturale e del mercato del lavoro di riferimento. La narrazione si sviluppa infatti in quattro parti che danno conto rispettivamente:

1) degli scenari, prendendo in considerazione le principali problematiche dell’attuale mercato del lavoro culturale in Italia, per poi fornire un inquadramento delle normative e degli indirizzi europei, un approfondimento sul tema del lavoro culturale pubblico e un affondo sulle strategie per la ripresa post-pandemica;

2) delle mappature, affrontando gli aspetti statistici sia sul versante teorico che empirico e includendo due ulteriori contributi dedicati al rapporto tra istruzione terziaria e mercato del lavoro culturale, e alla questione – spesso poco affrontata – del volontariato per la cultura;

3) delle visioni, restituendo quelli che sono i principali cambiamenti in atto sia dal punto di vista dell’innovazione sociale e culturale sia in termini di competenze, ruoli e percorsi formativi e professionali necessari ad affrontare le sfide imposte da uno scenario in costante evoluzione;

4) delle specificità del settore dello spettacolo dal vivo, con un focus dedicato – come illustra Taormina nell’introduzione al volume – a “uno dei settori che maggiormente hanno subito le ricadute della pandemia, interessato già da diversi anni da un processo di trasformazione sul piano legislativo e strutturale”, secondo quanto messo in evidenza anche dagli esiti della “Indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo” svolta tra il 2019 e il 2020 in maniera congiunta dalle Commissioni VII (Cultura, scienza e istruzione) e XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera riunite [5].

UN LIBRO NECESSARIO

Il volume restituisce dunque una visione olistica intorno a un tema complesso ed essenziale, che come ha acutamente osservato Stefano Zamagni in più occasioni, “inizia dalla presa d’atto che il lavoro, prima ancora che un diritto, è un bisogno insopprimibile della persona”, che dovrebbe offrire “la possibilità concreta di realizzare non solo la dimensione acquisitiva – la dimensione che consente di entrare in possesso del potere d’acquisto con cui soddisfare i bisogni materiali – ma anche la sua dimensione espressiva”, ossia consentire a ciascun lavoratore e lavoratrice di affermare la propria dignità e personalità, sviluppando il proprio potenziale di vita [6].

In quest’ottica, appare evidente dalle analisi raccolte nel libro che il mercato del lavoro culturale presenta delle distorsioni che lo rendono ancora oggi “ambiguo, contraddittorio, frammentato, destrutturato e incostante”, riprendendo le parole usate da Lucio Argano nel suo contributo. Stanti tali presupposti, non stupisce che la crisi pandemica da COVID-19 abbia contribuito a portare alla luce le vulnerabilità preesistenti nei settori culturali e creativi, caratterizzati da intermittenza, eterogeneità e instabilità, dai fragili mezzi di sussistenza di artisti e operatori culturali, nonché dai bilanci ristretti di molte istituzioni culturali e dall’insufficienza dei finanziamenti pubblici. Una situazione che ha posto artisti, professionisti e lavoratori della cultura e della creatività in condizioni ancora più precarie, in quanto la perdita di guadagno dei liberi professionisti e dei lavoratori atipici, la cui incidenza è particolarmente significativa in questi ambiti, è stata spesso esacerbata da misure di sostegno deboli quando non del tutto assenti. In questa fase, diviene estremamente importante, da un lato, intervenire con urgenza per rompere una spirale che potrebbe marginalizzare ulteriormente i lavoratori culturali e soprattutto i giovani, e dall’altro, arginare il rischio sia di non ritorno nel mondo del lavoro culturale di coloro che sono usciti da tale mercato a causa della crisi sia di rinuncia volontaria al proprio impiego per le troppe discrasie del mercato del lavoro di riferimento.

Ne deriva che comprendere le dinamiche dell’occupazione culturale è un atto necessario se si vuole far compiere alla cultura quel salto di scala tanto atteso, facendola “diventare il punto di forza delle nostre strategie trasformative”, in quanto – come sottolineano Pier Luigi Sacco e Paolo Venturi in un recente articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore – “senza un uso profondo e innovativo della cultura come capacità di assumere e integrare punti di vista differenti sulla realtà non saremo in grado di produrre un pensiero e una policy adeguati a rispondere alle sfide che dobbiamo affrontare” [7].

CON LO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO

In questa direzione, per continuare ad alimentare il dibattito sul futuro del lavoro culturale e mantenere alta l’attenzione su una questione centrale per l’intero sistema Paese, gli autori e le autrici del libro hanno deciso di continuare a fornire il proprio contributo di idee sia attraverso un processo di aggiornamento dei dati per monitorare l’andamento della situazione nel corso del tempo, sia impegnandosi in un percorso di divulgazione e diffusione dei molteplici argomenti trattati nei loro contributi, con presentazioni pubbliche presso scuole, università, luoghi della cultura e contesti istituzionali.

A questo proposito, in occasione dell’incontro di presentazione che si è tenuto lo scorso 5 novembre presso la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, Antonio Taormina ha sottolineato come la pandemia abbia motivato ulteriormente la scrittura di questo libro, che ha dovuto necessariamente parlare anche degli impatti dell’emergenza sanitaria sui settori culturali e creativi. “Il libro – nelle parole del suo curatore – guarda al futuro, considerando il post-pandemia come un’opportunità per il rilancio della cultura e un ripensamento delle dinamiche del lavoro e dell’occupazione, ponendo al centro dell’attenzione le nuove generazioni, i nuovi lavoratori della cultura, coloro che si stanno affacciando per la prima volta al mondo del lavoro. Si iniziano a cogliere sul versante legislativo dei segnali positivi per quanto riguarda le leggi di settore (come quella sullo spettacolo dal vivo). E il PNRR indica delle interessanti linee di intervento. Una misura in particolare – quella dedicata all’industria culturale e creativa 4.0 – pone tra gli obiettivi lo sviluppo dell’occupazione nell’industria cinematografica e anche l’evoluzione degli operatori delle industrie culturali e creative, intervenendo sulle competenze e supportando il capacity building. Così come merita grande attenzione l’annunciata riforma – nell’ambito della Missione 5 del PNRR – delle politiche attive del lavoro e della formazione professionale, giacché sono due punti nodali a lungo al centro del dibattito sull’occupazione culturale, che necessitano una rivisitazione se non la definizione di nuove linee di intervento. Ci si attende non solo una ripresa, ma ancor più, un rilancio”.

Nel condividere questo auspicio, crediamo anche noi che i tempi siano maturi per dare piena dignità ai settori culturali e creativi e ai tantissimi lavoratori e lavoratrici che aspettano ormai da troppi anni un reale cambio di approccio, rendendo l’intero ecosistema culturale più sostenibile, equo e inclusivo.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Per un approfondimento sul tema e una panoramica su tali documenti si rimanda all’articolo di Gabriele Rosana, pubblicato sul numero di settembre di Letture Lente, “Il Brainstorming Report di Voices of Culture sulle condizioni di lavoro degli operatori della cultura”.

[2] Come noto, non è semplice stabilire parametri precisi relativi ai settori culturali e creativi, la cui definizione resta ancora controversa tra gli studiosi, per l’ampiezza e la permeabilità tra differenti ambiti e attività.

[3] Elena Polivtseva, “A ray of hope for arts and cultural workers”, Social Europe, 3rd November 2021, consultabile online al seguente link: https://socialeurope.eu/a-ray-of-hope-for-arts-and-cultural-workers

[4] Il lavoro è stato realizzato dai seguenti autori e autrici: Lucio Argano, Fabrizio Maria Arosio, Sonia Bertolini, Giada Calvano, Alessandra Carbonaro, Annalisa Cicerchia, Francesco De Biase, Antonio Lampis, Cristina Loglio, Mirko Menghini, Valentina Montalto, Daria Pignalosa, Renato Quaglia, Alessandro Rinaldi, Giovanni Scoz, Domenico Sturabotti.

[5] Come messo in evidenza da Alessandra Carbonaro nel suo contributo per il volume “Lavoro culturale e occupazione” (FrancoAngeli, 2021), tra le principali evidenze che l’indagine conoscitiva ha portato alla luce, è possibile ricordare che “i rapporti di lavoro dello spettacolo riguardano per il 60,7% uomini, con una retribuzione oraria di 12,88 euro, più alta delle loro colleghe di 1,18 euro [mettendo in evidenza un gap di genere] ormai trasversale in ogni ambito professionale. […] La retribuzione media annua totale è pari a 10.028 euro all’anno […] e la durata media delle prestazioni lavorative nel corso dell’anno si è particolarmente ridotta (83 giornate all’anno)”. A ciò si aggiunge il fatto che “la carenza di soluzioni specifiche per le prestazioni pensionistiche, gli ammortizzatori sociali, la formazione, il welfare in generale, rende molti lavoratori dello spettacolo dei veri e propri working poors”.

[6] Stefano Zamagni, “Nuovo umanesimo del lavoro”, in Glossario delle disuguaglianze sociali, consultabile online al seguente link: http://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=47

[7] Pier Luigi Sacco e Paolo Venturi, “Una visione culturale alla base delle prossime strategie trasformative”, Il Sole 24 Ore, 26 novembre 2021.

ABSTRACT

The volume “Lavoro culturale e occupazione” [Cultural work and employment] edited by Antonio Taormina (FrancoAngeli, 2021) represents an essential reading to understand the evolution of working conditions of artists and cultural professionals in Italy. Involving a variety of experts, researchers, managers, practitioners and representatives of public institutions who operate in different disciplinary fields, the publication offers a holistic vision of a critical issues, highlighting not only the vulnerabilities that characterized the cultural and creative sectors but also the opportunities for contributing to a culture-based recovery and relaunch of our country.

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