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Lo scrive nella memoria presentata al Senato sulle iniziative del governo di sostegno ai comparti dell'industria, del commercio e del turismo conseguenti all'emergenza da COVID-19

“In base alle evidenze dei primi dati del tutto provvisori trasmessi dalle Regioni e acquisiti dall’Istat con largo anticipo rispetto alle scadenze ordinarie – emerge che, a febbraio 2020, mese in cui sono stati registrati i primi casi di contagio da COVID-19 in Italia, si è registrata in media, a livello nazionale, una flessione del numero di arrivi totali nelle strutture ricettive italiane del 15,0% rispetto allo stesso mese dell’anno 2019, con una flessione per la componente estera più consistente (-18,5%). È del tutto evidente che nel mese successivo e anche ad aprile i flussi turistici si sono pressoché azzerati a causa delle misure di distanziamento sociale che hanno imposto, oltre alla chiusura di interi comparti produttivi, il blocco totale della mobilità di turisti italiani e esteri sul territorio nazionale”. Lo scrive l’Istat nella memoria che ha presentato alla 10a commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato “sulle iniziative di sostegno ai comparti dell'industria, del commercio e del turismo nell'ambito della congiuntura economica conseguente all'emergenza da COVID-19” adottate dal governo. 

Nel documento l’Istituto di Statistica spiega come “per fornire un’indicazione dell’impatto del fenomeno epidemico sui flussi turistici nel territorio nazionale nei mesi della fase di esplosione della crisi del COVID-19, è possibile fare riferimento ai dati relativi a febbraio, marzo e aprile 2019 (in versione provvisoria mentre quelli consolidati saranno diffusi a giugno 2020). In base ai dati preliminari, sull’intero territorio nazionale il numero complessivo di arrivi negli esercizi ricettivi nei mesi di febbraio, marzo e aprile del 2019 è stimato rispettivamente in: 6,4, 8,0 e 10,7 milioni, per un totale rispettivamente di 18,2, 22,4 e 28,2 milioni di presenze”. 

I flussi turistici nel 2019 e nei primi mesi del 2020

In termini di flussi turistici, nel 2019 (dati provvisori), l’Italia si colloca al quarto posto per numero di presenze di clienti negli esercizi ricettivi (misurate in termini di notti trascorse nelle strutture), preceduta dai suoi competitori storici, Spagna, Francia e Germania e davanti al Regno Unito. Le presenze nei primi 5 stati rappresentano il 67% di quelle complessive dell’Unione Europea che ne conta più di 3,2 miliardi, in crescita costante dal 2010. 

Le oltre 200 mila strutture ricettive presenti sul territorio italiano hanno registrato, nel 2019, quasi 434,7 milioni di presenze con una crescita dell’1,4% rispetto al 2018. Anche nel 2019, come già nei due anni precedenti, la quota di presenze dei clienti stranieri sul totale delle presenze supera, anche se di poco, quella degli italiani (50,6%): il turismo straniero è stato costantemente in crescita dalla metà degli anni ’50 con un notevole incremento nell’ultimo decennio. La Germania è da sempre la principale nazione di provenienza dei turisti stranieri, con una quota sul totale delle presenze estere del 26,7% nel 2019 (pari a circa 59 milioni di presenze). Seguono, con quote di presenze inferiori, i clienti provenienti dagli Stati Uniti (7,4%), dalla Francia, dal Regno Unito (intorno ai 6 punti percentuali) e quelli provenienti da Svizzera e Liechtenstein (considerate congiuntamente), Paesi Bassi e Austria (circa 5%). All’undicesimo posto, i clienti cinesi che nel 2019 hanno raggiunto circa 5,4 milioni di presenze, più di 4 volte quelle del 2008, con un aumento che non ha paragoni rispetto alle altre provenienze. 

L’occupazione nei settori del turismo 

Nel 2019, secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro, gli occupati del settore turistico inteso in senso ampio – cioè considerando interamente settori che solo in parte sono connessi al turismo, quale quello della ristorazione – sono 1 milione 647 mila, e rappresentano il 7,1% del totale degli occupati. Negli ultimi anni, grazie a un aumento di 285 mila unità rispetto al 2013, l’incidenza risulta in crescita (era il 6,1%). I settori inclusi in tale definizione ampia devono essere suddivisi tra quelli strettamente turistici e quelli parzialmente turistici. 

La maggior parte degli occupati (1 milione 289 mila, il 78,2% del totale) lavora nei secondi, con una prevalenza nella ristorazione (il 58,8% delle attività parzialmente turistiche) e nel comparto dei bar e esercizi simili (24,5% di tale insieme). I soli settori strettamente turistici danno lavoro, invece, ai restanti 358 mila occupati, impiegati per il 58,4% nel comparto degli alberghi e strutture simili. Rispetto al complesso dell’economia, nell’insieme dei settori turistici si osserva una maggiore quota di dipendenti a termine (26,2% in confronto al 13,1%) e di indipendenti (29,2% e 22,7% rispettivamente). 

Inoltre, è più frequente il lavoro part time (28,7% contro il 19,0% del totale occupati), che in sette casi su dieci è di tipo involontario, ossia un lavoro svolto a tempo parziale in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. Dieci professioni coprono il 74% degli occupati nel settore turistico; le prime cinque riguardano: baristi, camerieri, cuochi, esercenti nelle attività di ristorazione, addetti alla preparazione, cottura e distribuzione di cibi. I lavoratori del settore turistico sono più presenti nel Centro-Sud (52,9% rispetto al 47,8% del totale occupati) e si caratterizzano per una più alta presenza femminile (45,4% contro il 42,3%), una più bassa incidenza di laureati (10,2% e 23,4%) e soprattutto per una maggiore quota di giovani 15-34enni (38,3% in confronto al 22,1%).

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