Si terrà fino al 24 giugno in via del Babuino 135 a Roma “Love in the middle of a fire fight”, una mostra di pitture dell’artista italo-brasiliano Francesco João (1987). L'esposizione è curata da 2 (x=x), la piattaforma artistica fondata a Milano che ha l’obiettivo di promuovere iniziative artistiche; un collettivo open source di artisti, curatori ed altri attori del panorama culturale italiano ed internazionale. Il titolo della mostra prende spunto dal testo del brano “Search and Destroy” dei The Stooges e Iggy Pop dall’album Raw Power del 1973. Esso non vuole essere un omaggio alla nota band proto-punk del Michigan quanto invece si collega all’opera di Steven Parrino del 1995 il cui titolo fu già ispirato dalla stessa canzone. Per quanto l’artista non sia solito intitolare le proprie opere, in questo caso il titolo della mostra allude ad un approccio “punk” che, da un lato, mutatis mutandis, è caro all’artista e a molti dei suoi principali riferimenti tra cui Parrino; dall’altro, una forma di insubordinazione che João ha coltivato sin durante la sua formazione nelle accademie italiane. Essa non è una furia contro la “storia” o alla (similmente italiano) movimento futurista. Piuttosto, è una giocosità dirompente, un sentimento non diverso dal desiderio di un bambino di smontare gli ingranaggi di un gioco amato.
La pratica di Francesco João si concentra sull’ambivalenza del metodo pittorico, sottolineandone la dualità tra l’immediatezza e la iper-complessità del medium. L’artista utilizza elementi strutturali-materiali come parti di un vocabolario espressivo. Talvolta la tela potrebbe rimanere intatta ma con diversi livelli e gradi di tensione; il colore può essere steso solo sulle cornici; il telaio stesso può diventare un elemento pittorico. Il credo formalista è aggirato non attraverso la consapevolezza del contesto, come nella pittura site-specific, ma attraverso le manipolazioni dell’architettura fondamentale. João ha nel suo bagaglio elementi del modernismo come le campiture di colore, il monocromo, l’uso del caso (alcuni soggetti ritratti sono scelti arbitrariamente da immagini pre-esistenti; alcune delle opere in mostra utilizzano sia il bianco della vernice dell’imbianchino che materiali da belle arti). A volte gioca con l’dea classica di “autore” in maniera meno visibile e più insidiose, per esempio rielaborando l’arte di tropi storicamente carichi in un inseguimento filarino, come quando si avvicina alla pittura di paesaggio, o quando il telaio è spogliato di quasi tutto tranne che della struttura portante del nucleo, suggerendo l’arte sacra.
