skip to Main Content
Dal 31 ottobre al 12 dicembre alla COP26 di Glasgow si è parlato anche di cultura, grazie al forte impulso dato dal G20 Cultura che, sotto la presidenza italiana, ha inserito le relazioni fra cultura e azione per il clima fra le priorità
[Sviluppo Sostenibile] Cultura E Azione Per Il Clima Alla COP26
[Sviluppo Sostenibile] Cultura e azione per il clima alla COP26

Nel luglio 2021, i Ministri della Cultura delle venti maggiori economie mondiali, tra cui l’Unione Europea e alti rappresentanti delle principali organizzazioni culturali internazionali, nel loro primo incontro a Roma, sotto la presidenza italiana del G20, hanno assunto l’impegno di lavorare per dare maggiore considerazione alle dimensioni culturali nelle politiche sul cambiamento climatico. Per fare questo hanno invitato a sfruttare l’opportunità della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26), per aumentare la consapevolezza sull’azione globale sul cambiamento climatico e sulla cultura e integrare meglio le considerazioni culturali nell’agenda globale per il clima.

Infatti il patrimonio culturale e la diversità culturale sono sempre più messi a rischio dai cambiamenti climatici in tutto il mondo. Ma i ministri della Cultura del G20 hanno anche sottolineato che la mitigazione, l’adattamento e le considerazioni culturali guidate dalla cultura offrono soluzioni per guidare l’azione per il clima e lo sviluppo sostenibile, contribuendo agli obiettivi dell’accordo di Parigi. Queste soluzioni sono integrate nel patrimonio culturale immateriale e tangibile, creatività, lingue dei popoli indigeni e delle comunità locali, saggezza e sistemi di conoscenza, artigianato e materiali tradizionali, in particolare donne indigene e locali.

I ministri del G20 hanno inoltre invitato tutte le parti dell’accordo di Parigi a considerare l’inclusione della cultura e del patrimonio culturale nelle loro comunicazioni sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Questa chiamata è stata rilanciata lunedì 8 novembre nella Blue Zone COP26 grazie all’evento ministeriale organizzato dall’Italia e dal Regno Unito International Cultural Heritage, Adaptation and Resilience. From Rome to Glasgow.

L’incontro è stato aperto da Nadine Dorries, Segretario di Stato per il digitale, la cultura, i media e lo sport del Regno Unito e dal Ministro della Cultura italiano Dario Franceschini (in video). Entrambi i Ministri hanno rilanciato i messaggi chiave della Dichiarazione dei Ministri della Cultura G20, sottolineando che una quantità considerevole di patrimonio culturale è a rischio a causa del cambiamento climatico e che, se non agiamo rapidamente, le perdite per la nostra comunità globale saranno disastrose e insostituibili. Ma hanno anche sollevato l’attenzione sulle soluzioni che la cultura offre all’azione per il clima, per migliorare la resilienza dei territori e delle comunità, e sulle nuove opportunità occupazionali che la transizione verde offre ai professionisti del settore culturale.

I Ministri della Cultura G20, ha aggiunto il Ministro della cultura italiano, hanno sottolineato la necessità di usare meglio gli strumenti culturali a sostegno dell’azione climatica e dello sviluppo sostenibile evidenziando che la cultura e la creatività offrono preziose soluzioni: ad esempio i siti archeologici custodiscono l’esperienza di popoli che si sono adattati ai cambiamenti climatici in passato, conoscenze che possiamo utilizzare ancora oggi. La cultura contribuisce inoltre a stimolare comportamenti di produzione e consumo più sostenibili, come testimoniano il lavoro di tanti artisti, professionisti della cultura e del patrimonio, musei e istituzioni culturali impegnati a sensibilizzare l’opinione pubblica sul rispetto per il nostro pianeta e l’ambiente.

Sempre a partire dalla Dichiarazione del G20 Cultura, la Min. Dorries ha quindi lanciato un appello perché gli Stati parti dell’Accordo di Parigi inseriscano la cultura e il patrimonio culturale nelle proprie comunicazioni sull’adattamento, così come fatto dal Regno Unito e dall’Italia.

Io ho presentato alcuni casi studio di adattamento e miglioramento della resilienza delle comunità locali ai cambiamenti climatici in relazione alle fasce climatiche del Piano Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: il sistema di Monitoraggio del Colosseo a Roma e dei campanili di Venezia e tre progetti di rigenerazione (Podere Case Lovara, un progetto sviluppato attraverso un processo partecipativo per recuperare un’area rurale storica abbandonata all’interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Sito Unesco, un secondo progetto per adattare e aumentare la resilienza dei Pascoli e del Paesaggio nell’Alpe Pedroria e Madrera, situate nella regione alpina e il Giardino storico della Kolymbethra, all’interno della Valle dei Templi di Agrigento, a rischio di sparizione con la sua cultura materiale, paesaggistica e antica biodiversità).

Gli esempi italiani hanno “parlato” agli esperti di politiche per il clima e climatiche, evidenziando come la “rigenerazione a base culturale”, nel contrastare lo spopolamento, contribuisce al recupero della qualità del paesaggio, della biodiversità e della qualità ambientale e aumenta la resilienza di territori fragili nei confronti degli eventi meteorologici estremi. Ewan Hyslop, responsabile della ricerca tecnica e della scienza presso l’Historic Environment Scotland, ha presentato alcuni casi studio scozzesi e in Africa e le molte iniziative del Climate Heritage Network. Laurent Gaveau, responsabile del Google Arts & Culture Lab Paris ha, infine, presentato il video Heritage on the Edge, mirato a sensibilizzare il pubblico sul valore della cultura e le sue connessioni con il clima.

La cultura ha preso la scena anche presso il Padiglione dell’Unione europea, player cruciale nell’azione per il clima, dove l’11 novembre si è tenuto l’incontro Powering climate action through heritage policies, organizations, research and public programme, dove ho partecipato per il Ministero della Cultura, ricordando ancora l’azione G20 Cultura e l’importanza di inserire la cultura nelle comunicazioni sull’adattamento ma anche che per rafforzare la resilienza del patrimonio contro il cambiamento climatico c’è bisogno di strumenti a supporto delle decisioni che vengono prese da una governance complessa, che coinvolge attori e istituzioni nazionali e internazionali.

La ricerca mirata e la cooperazione scientifica sono fondamentali per supportare queste decisioni e la ricerca europea gioca un ruolo chiave su questo. Ho portato tre esempi di progetti coordinati dal nostro Paese. ProteCHt2Save: un progetto Interreg che supporta i Comuni dell’Europa Centrale per aumentare la resilienza del patrimonio culturale a inondazioni, forti piogge, siccità legate ai cambiamenti climatici e che ha creato strumenti innovativi di supporto alle decisioni come manuali, mappe dei pericoli e strumenti Web GIS per la mappatura del rischio. Il progetto HERACLES: HEritage Resilience Against CLimate Events on Site, finanziato da Horizon 2020, che ha sviluppato una piattaforma per la raccolta e l’integrazione di informazioni multi-rischio e multi-fonte, per supportare decisioni informate. Infine il progetto MUSAS – Internet of Things per il monitoraggio del patrimonio culturale subacqueo nei parchi archeologici marini di Baia ed Egnazia in Italia. Un esempio lampante di come si possa contribuire all’azione per il clima in quanto questa soluzione genera il monitoraggio in tempo reale dei mari e degli oceani, fornendo una risorsa inestimabile per comprendere il cambiamento climatico e l’efficacia delle misure proposte per mitigarlo.

L’evento, co-organizzato dal Ministero della Cultura italiano con Joint Programming Initiative on Cultural Heritage and Global Change (JPI CH), Climate Heritage Network (CHN), Europa Nostra, Reimagining Museums for Climate Action (RMCA)/ University College London Institute of Archaeology, International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (ICCROM), International Federation of Library Associations and Institutions (IFLA), International Council of Museums (ICOM), The Climate Museum NYC, European Commission’s Directorate-General for Education and Culture (DG EAC) ha inoltre affrontato le numerose azioni che stanno compiendo nel mondo le istituzioni del patrimonio culturale, i musei, i ricercatori, i professionisti con particolare attenzione al contributo della ricerca europea. Fra l’altro è stato ricordato l’importante lavoro svolto da Europa Nostra e ICOMOS con l’European Cultural Heritage Green Paper, un documento innovativo che dimostra l’importanza del patrimonio culturale per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi del Green Deal europeo, lanciato dalla Commissione europea per rendere l’Europa il primo continente privo di emissioni di carbonio entro il 2050.

Molte altre luci culturali sono state aggiunte ai riflettori della COP26 grazie al Climate Heritage Network, la principale alleanza mondiale che unisce oltre 200 reti internazionali, nazionali e subnazionali, governi e organizzazioni artistiche, culturali e del patrimonio culturale per l’azione per il clima, coordinata da ICOMOS. In particolare, il CHN è stato protagonista in più di 20 eventi. Fra questi spicca il lancio della Climate Heritage Network Race to Resilience Campaign e il Climate Heritage Network Youth Forum. Gli incontri hanno spaziato dal riuso adattivo e sensibile di edifici storici alla riduzione dell’impronta di carbonio di istituzioni culturali, al ruolo del patrimonio culturale nell’ecosistema delle torbiere, eventi e pratiche culturali e altre attività creative (The missing link organizzato da Julie’s Bycicle) alle conoscenze tradizionali e indigene (Indigenous knowledge for climate resilience e Running the Race to Resilience Together: Communities Tapping Their Shared Cultures and Heritage for Climate Action) al ruolo dell’architettura nell’abbattere le emissioni (65% by 2030 / ZERO by 2040: Top 200 Global Firms and Organizations Lead With 1.5°C Climate Actions).

Riguardo alle nuove generazioni è necessario ricordare che la Direzione Generale dedicata alla Sicurezza dei Beni Culturali ha organizzato il 26 settembre fra gli eventi preparatori della Pre-COP di Milano, un evento incentrato sui giovani professionisti ed esperti del patrimonio per discutere sul pericolo del cambiamento climatico per il patrimonio culturale e delle nuove opportunità di lavoro offerte dalla transizione verde.

In occasione della COP26 è stato inoltre lanciato il manifesto Accelerating Climate Action through the Power of Arts, Culture and Heritage (Accelerare l’azione per il clima attraverso il potere delle arti, della cultura e del patrimonio), preparato dal Climate Heritage Network, che invita la società civile, i governi a tutti i livelli, le organizzazioni dei popoli indigeni, le organizzazioni e le istituzioni culturali, le imprese, le università e le organizzazioni di ricerca e altre parti interessate ad aderire segnalando la nostra comune ambizione di creare una società giusta, fiorente e comunità resilienti oggi e in futuro. Il Manifesto, pubblicato sul sito del Climate Heritage Network, è stato inviato ad Alok Sharma, presidente della COP26 e ai campioni di alto livello della COP26, Nigel Topping e Gonzalo Muñoz.

Il rapporto speciale dell’IPCC sul riscaldamento globale chiarisce quale sarà l’impatto drammatico su molti sistemi naturali e culturali di 2°C di incremento del riscaldamento globale, invitando ad un maggiore sforzo collettivo per contenerlo a 1,5°C, per la salvaguardia delle persone e del pianeta. La necessità di un’azione globale urgente e ambiziosa per ridurre le emissioni di gas serra che coinvolga tutti i settori e gli attori è oggi più chiara che mai e anche la cultura può giocare un ruolo fondamentale. L’ultimo rapporto UNEP sul divario delle emissioni 2021 rivela un divario molto significativo tra gli attuali impegni espressi dagli Stati parte e ciò che è necessario per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C e 1,5°C, anzi avverte che di questo passo la temperatura si innalzerà di 2,7°C a fine secolo.

Le strategie e le soluzioni basate sulla cultura offrono un potenziale immenso e praticamente non sfruttato per guidare l’azione per il clima e sostenere una transizione giusta ed equa da parte delle comunità verso percorsi di sviluppo a basse emissioni di carbonio e resilienti al clima. La lente culturale rivela inoltre la necessità di un approccio più multidimensionale all’economia circolare, enfatizzando l’importanza di tenere insieme olisticamente sostenibilità ambientale, culturale e sociale. La cultura può rafforzare la nostra capacità di adattamento, grazie alle lezioni di resilienza apprese dal passato, responsabilizzando le persone e le comunità, valorizzando le pratiche tradizionali di gestione ambientale sostenibile, mobilitando la creatività per soluzioni a basse emissioni di carbonio e basate sulla natura. Eppure non si sente ancora l’urgenza di sfruttare la forza trainante della cultura in questa corsa sempre più difficile.

Siamo alle soglie del tanto atteso incontro internazionale su cultura, patrimonio e cambiamenti climatici (ISM CHC) co-sponsorizzato da Unesco, IPCC e ICOMOS. Dal 6 al 10 dicembre più di 100 scienziati, responsabili politici, professionisti e detentori di conoscenze tradizionali lavoreranno insieme per aggiornare lo stato delle conoscenze relative alle connessioni tra cultura, patrimonio e cambiamento climatico.

Si tratta di un passo fondamentale perché è l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) a elaborare le evidenze scientifiche che informano l’azione per il clima ed è la prima volta che un incontro sponsorizzato dall’IPCC affronta in modo specifico le tematiche dalla cultura e del patrimonio culturale. L’incontro aiuterà anche ricercatori e attori culturali ad allineare meglio il loro lavoro alle esigenze della scienza del clima. Il rapporto finale dell’incontro è quindi il punto di svolta per sciogliere alcuni nodi irrisolti e meglio riflettere la cultura e il patrimonio culturale nella scienza del clima in generale e nel lavoro dell’IPCC in particolare.

Il Gruppo di Lavoro G20 Culture continuerà a lavorare per integrare l’azione per il clima all’interno delle politiche culturali e garantire un ancoraggio più solido della cultura all’interno dell’UNFCCC (United Framework Convention on Climate Change) e degli altri sforzi globali sull’azione per il clima e nelle politiche e nei piani nazionali.

I riflettori si accenderanno presto sulla COP27 in Egitto. Il settore culturale è pronto a fare la sua parte.

RIFERIMENTI

Climate Heritage Network https://climateheritage.org/ Sul lancio del CHN nel 2019 vedi https://agcult.it/a/12132/2019-11-09/sviluppo-sostenibile-tessendo-l-unicorno

Gli eventi organizzati dal Climate Heritage network alla COP26 https://docs.google.com/spreadsheets/d/11nWJZgdZX6LaWhcXqmBOPfv90sTCsI7f/edit#gid=2045521500

Culture at COP https://www.cultureatcop.com/

Reimagining Museums for Climate Action https://www.museumsforclimateaction.org/

8 novembre 2021 Joint Italy UK Ministerial meeting International Cultural Heritage. Adaptation and Resilience from Rome to Glasgow COP 26 Glasgow, Blue Zone (UK Pavillion) https://www.youtube.com/watch?v=W6w_zUqqGq4

11 novembre 2021 Powering climate action through heritage policies, organizations, research and public programmes COP 26 Glasgow, Blue Zone (EU Pavillion) https://www.heritageresearch-hub.eu/powering-climate-action-through-heritage-policies-organisations-research-and-public-programmes/

Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)

Emissions Gap Report 2021 | UNEP https://www.unep.org/resources/emissions-gap-report-2021

International Co-Sponsored Meeting on Culture, Heritage and Climate Change (ICSM CHC), co-sponsorizzato da Unesco, IPCC e ICOMOS, si apre il 6 dicembre con un evento di lancio e prosegue con tre dibattiti pubblici che si terranno il 6, l’8 e il 10, per la registrazione: https://www.cultureclimatemeeting.org/

Erminia Sciacchitano, Ministero della Cultura – Ufficio del Consigliere Diplomatico dell’On. Ministro, Relazioni ed Iniziative multilaterali. Ha lavorato alla Direzione generale Educazione e cultura della Commissione europea. È stata Advisor scientifico dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018. Si è occupata e ha contribuito allo sviluppo delle politiche per il patrimonio culturale e di economia della cultura dal 2014. In precedenza, presso il ministero per i Beni culturali è stata responsabile di Unità per le Relazioni Internazionali e la Ricerca.

ABSTRACT

From 31 October to 12 December, at COP26 in Glasgow we also talked about culture thanks to the input from the G20 Culture, that – under the Italian presidency – added the relationships between culture and climate action to the priorities. This result has been achieved also thanks to the continuous work of the Climate Heritage Network, the main global network of arts, culture and heritage organisations committed to aiding their communities in tackling climate change and achieving the ambitions of the Paris Agreement. Climate change is one of the most significant and fastest growing threats to people and their culture and heritage worldwide. Culture-based solutions offer a set of crucial tools for implementing climate change mitigation and adaptation strategies, and are vital for enabling the necessary societal transformation called for by the Intergovernmental Panel on Climate Change to meet the 1.5°C degree target.

Back To Top