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Il ruolo della cultura nell’invecchiamento attivo. Buone pratiche dai Paesi Bassi
[Welfare Culturale] Creative Ageing. Aggiungere Giorni Alla Vita E Vita Ai Giorni
[Welfare Culturale] Creative Ageing. Aggiungere giorni alla vita e vita ai giorni

“Ognuno ha l’età che si sente”. Lo afferma una Regina dal cuore giovane, seppur provata dagli eventi della vita. La sovrana Elisabetta d’Inghilterra, pronta a festeggiare il giubileo di platino – ovvero i 70 anni sul trono – alle soglie dei 95 anni declina gentilmente il premio “Anziana dell’Anno” offerto dalla rivista Oldie che ogni anno incorona un cittadino con meriti civili che abbia superato l’età della pensione.

L’età non è eguale per tutti. Jacques Brel cantava che i vecchi sono tali quando “non sognano più”. Quando “i libri sono chiusi e il pianoforte è muto”. L’età psicologica sostiene l’età biologica e il benessere percepito. La mente ha un ruolo importante nella cultura della giovinezza che include la curiosità, il lasciarsi scaldare il cuore dai sentimenti, coltivare interessi e progetti. Volersi bene. Chi è attivo ha una probabilità che varia dal 30% al 50% di sentirsi più giovane, secondo un recente studio di Alex Zhavoronkov, del Buck Institute for Research on Aging in California.

Il tema interessa una fascia ampia della popolazione occidentale, il cui progressivo invecchiamento, l’allungamento dell’aspettativa media di vita, ha dato origine al fenomeno che gli statistici denominano “piramide demografica rovesciata”, alla quale contribuisce il calo delle nascite: un rapporto sempre più sfavorevole tra popolazione senior e popolazione in età attiva, che vede crescere inesorabilmente il cosiddetto “indice di dipendenza” degli anziani. Già oggi, secondo Eurostat, nei 27 stati dell’UE ci sono poco più di tre persone in età lavorativa per ogni over 65.

L’autonomia nella terza e nella quarta età, data dallo stato di salute biopsicosociale e dall’inclusione, diventa quindi un fattore cruciale per la qualità sociale e per la spesa pubblica.

Che ruolo può avere l’Arte? La partecipazione culturale, che stimola funzioni cerebrali, cognitive e l’inclusione sociale con tangibili effetti biologici sui sistemi nervoso-endocrino ed immunitario, si prospetta come una risorsa di promozione della salute, di resilienza, soprattutto dopo la pandemia, che ha colpito i più fragili e segnato le vite con ferite invisibili generate dall’inverno delle relazioni.

A partire dai pionieristici studi di Lars Olov Bygren, condotti fin dagli anni Ottanta in Svezia dal Dipartimento di Medicina Sociale dell’Università di Umea, la scienza ha cercato anche correlazioni oggettive tra partecipazione culturale e longevità. La cultura allunga la vita. Il gruppo di ricerca di Bygren ha tenuto sotto osservazione un campione molto ampio: 12.675 persone, intervistate a più riprese tra il 1982 e il 1991, in presenza di un campione di controllo, ponendo in relazione diverse variabili socio-demografiche (età, sesso, livello di istruzione, reddito, malattie, rete sociale, abitudine al fumo, esercizio fisico) oltre al tasso di partecipazione culturale. Gli esiti dello studio hanno consentito al team di pubblicare, nel 1996, una ricerca miliare sul The British Medical Journal, dimostrando una maggiore longevità di coloro che hanno una vita culturale intensa. Da quel momento, molti studi soprattutto Nord Europei (Konlaan 2000, Hyppa 2006) e Canadesi (Iwasaki 2006) hanno rafforzato la tesi e avanzato diverse ipotesi sui meccanismi biologici in gioco.

Ma oltre a quanto vivremo, la domanda di ricerca è soprattutto come vivremo negli ultimi anni della vita, passando dal dato puramente biologico a quello della qualità della vita. Il ruolo dell’arte e della cultura, su questo fronte, si fa ancor più interessante e il crescendo wagneriano degli studi degli ultimi 20 anni ha ampiamente investigato questa relazione.

Da segnalare in questo senso il lavoro della ricercatrice britannica Daisy Fancourt dell’Università di Oxford, che nel 2018 ha argomentato in uno studio longitudinale il contributo delle diverse forme di engagement culturale al contrasto al declino cognitivo, dimostrando che – indipendentemente da altri fattori demografici, sanitari e sociali – la visita a musei, gallerie e mostre, nonché la fruizione di spettacoli teatrali, musicali o operistici sono effettivamente associati a un minor calo della funzione cognitiva in età adulta. La stessa Fancourt, nel 2019, insieme a Saoirse Finn, ha coordinato la realizzazione del Report 67 dell’OMS, un prezioso e imponente lavoro di messa a sistema che, a livello internazionale, sintetizza evidenze e dati da tutto il mondo sul ruolo delle arti nel migliorare la salute e il benessere delle persone: nella prevenzione e nella promozione della salute, come nei percorsi di cura e gestione delle malattie.

UNA RICERCA TRA OLANDA E ITALIA

Se spostiamo la lente sulle politiche e le pratiche nel settore culturale, quali sono gli attuali fronti di intersezione tra cultura e invecchiamento attivo? Il percorso di ricerca e mappatura Creative Ageing, condotto tra il 2020 e il 2021 dall’Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia, in collaborazione con la società bolognese BAM! Strategie Culturali, attraverso una call for projects ha intercettato oltre 130 progetti da tutta Italia. Un report finale ha messo in luce le caratteristiche dell’ecosistema italiano che presenta una straordinaria vivacità di buone pratiche, confrontando le politiche dei due Paesi.

Tra i progetti, vanno certamente segnalate alcune reti che si distinguono per la loro continuità, per la capacità di impatto e per la costruzione di relazioni internazionali (Musei Toscani per l’Alzheimer, Dance Well). La mappatura ha fatto emergere progetti meno visibili a livello nazionale, ma radicati sui loro territori, come i laboratori teatrali gratuiti per anziani portati avanti dal 2005 dalle Compagnie Malviste di Milano, che hanno portato alla nascita di “residenze artistiche” in contesti di villeggiatura (Rimini, Cesenatico, Levico Terme) e a un filone specifico di lavoro dedicato alle persone con Alzheimer. Oppure gli esperimenti portati avanti nel napoletano da ADA Associazione Diritti degli Anziani con il progetto Anziani guide della storia, che ha formato un gruppo di anziani come guide per conoscere i tesori della città di Ercolano. Non mancano alcuni progetti europei fortemente transettoriali e innovativi, come FUSION, che coinvolge designer e maker nello sviluppo di prodotti su misura nel campo del tessile, della moda e dei prodotti indossabili, con l’obiettivo di fornire soluzioni per l’invecchiamento attivo, attraverso la produzione digitale e il co-design; Longevicity, finalizzato a supportare l’inclusione sociale e l’invecchiamento attivo della popolazione in contesti urbani, attraverso la valutazione della walkability, ovvero il livello di accessibilità, comfort e sicurezza per i pedoni anziani.

Le politiche di welfare olandesi sul tema hanno grande attenzione alla dignità dell’invecchiamento di tutta la popolazione. In questo senso, il Ministero della Salute, Benessere e Sport ha sviluppato tre programmi dedicati a altrettanti temi cardine: la lotta alla solitudine, affrontata grazie alla costruzione di reti e alleanze locali tra settore sociale e imprese, coordinate dai comuni e unite in una Coalizione nazionale contro la solitudine; il miglioramento delle strutture di assistenza, attraverso la cura dei luoghi e la formazione del personale delle case di riposo; l’attenzione alla qualità della vita domestica, con programmi di formazione per caregiver e volontari.

Ma sono poi le politiche culturali sul tema dell’invecchiamento a rendere il contesto olandese particolarmente innovativo. Un ruolo trainante è quello dei Fondi Culturali che hanno tra i loro compiti il sostegno a progetti in vari ambiti e lo stimolo alla collaborazione internazionale, rivestendo un ruolo di veri e propri policy maker. Nello specifico, il Fund for Cultural Participation (Fonds voor Cultuurparticipatie) e il Creative Industries Fund NL (Stimuleringsfonds Creatieve Industrie) hanno attivato programmi ad hoc sull’invecchiamento creativo, come Age Friendly Cultural Cities 2017 -2020, volto a incentivare le città a migliorare la partecipazione culturale attiva degli anziani, collaborando con le istituzioni culturali. La open call Designing a Community of Care, ha finanziato progetti di sviluppo e visioni strategiche per quartieri più sani, vivi e inclusivi, per nuove forme di assistenza comunitaria, stimolando la collaborazione tra fornitori di assistenza sanitaria, società edilizie residenziali, e gruppi di designer, architetti e creativi.

Grazie al sostegno di questi programmi, l’Olanda ci offre diverse best practice progettuali a cui fare riferimento. Partendo dai musei, troviamo fin dal 2013 il programma per le persone affette da demenza e i loro cari, dal titolo Indimenticabile (Onvergetelijk), realizzato inizialmente dallo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Van Abbemuseum di Eindhoven, allargato poi a una rete stabile di 12 musei in tutto il paese. Visite guidate e workshop si focalizzano su alcuni oggetti presenti nel museo per poi stimolare una discussione, condividendo racconti, ricordi, associazioni e idee: il patrimonio prende nuova vita attraverso lo sguardo e l’esperienza di un pubblico eccezionale.

La scrittura è invece lo strumento creativo del programma Anziani e Storie (Ouderen en Verhalen) frutto della collaborazione tra il gruppo di case di riposo Vitalis e la casa di produzione Wintertuin, per coinvolgere gli anziani direttamente nelle residenze assistenziali attraverso diverse linee progettuali. Giovani ed entusiasti scrittori entrano negli istituti per rompere la monotonia con nuovi racconti (Lo scrittore in residenza), vengono organizzati programmi di sviluppo dei talenti per ultraottantenni (La casa dei racconti), oppure si trasformano i centri per anziani in palchi per spettacoli, conferenze e workshop (Il Grande festival letterario). Si prende di petto il problema della solitudine e della depressione: scrivendo, facendo scrivere e condividendo racconti per tornare parte del mondo. Lo enuncia, in modo sintetico e esauriente, uno slogan del progetto: “Prosa al posto del Prozac”.

Grazie al sostegno dei fondi culturali, questa sensibilità progettuale tocca altri linguaggi e discipline, come il design, portando a progetti di innovazione sociale che sfociano in veri e propri percorsi d’impresa.  Klusplus (2019), selezionato dalla open call Designing a Community of Care, è come un ufficio di collocamento per anziani: sviluppato dai progettisti Manon van Hoeckel e Nicky Liebregts, in collaborazione con la Fondazione Humanitas, il progetto si basa sulla consapevolezza che il rischio di solitudine e emarginazione è maggiore quando la persona anziana perde il valore del suo contributo alla società. Così Klusplus abbina gli anziani a coach, che li accompagnano in un percorso di riscoperta dei propri talenti, assegnandogli successivamente un compito o un incarico nel loro quartiere. La collezione Alzheimer Empathy, sviluppata dalla designer di prodotti e infermiera Gerjanne van Gink, punta a sostenere le persone colpite da Alzheimer con prodotti smart come lo specchio ADS, che offre sostegno alla routine attraverso la pratica del mirroring: nel momento in cui l’utente prende lo spazzolino, o la spazzola, sullo specchio appare un video in cui l’utente può osservare come lavarsi i denti, o pettinarsi i capelli.

Progetti che si inseriscono in un quadro di politiche abilitanti.

Nell’ordinamento italiano manca una legge quadro nazionale, pur in presenza di 12 regioni che hanno già una legge trasversale, ma dal 2019 il Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Governo italiano negli ultimi anni ha sviluppato un Progetto di coordinamento nazionale delle politiche sull’invecchiamento attivo, per indirizzare gli stakeholder verso una riflessione a livello nazionale. In questo ambito è stato condotto uno studio imponente di mappatura nazionale e regionale, riassunto in un resoconto organico, il Rapporto sullo Stato dell’Arte completato a novembre 2020.

Un buon passo per un salto di scala su una delle principali sfide della contemporaneità.

Catterina Seia, Presidente e co-founder CCW-Cultural Welfare Center.

Federico Borreani, Presidente di BAM! Strategie Culturali e responsabile del progetto Creative Ageing.

Massimo Finistrella, Assistant project manager, co-autore del report di Creative Ageing.

ABSTRACT

Active ageing is one of the main challenges of the 21st century. Museums, theatres, institutions and cultural associations can play a key role in wellbeing for the elderly, encouraging more extensive participation in the city’s social and cultural life and promoting a healthier and more active lifestyle. With this in mind, the article presents a number of national and international initiatives, with a special focus on the Netherlands and the project “Creative Ageing” promoted by the Embassy of the Netherlands and BAM! Strategie Culturali. The project mapped the main creative ageing projects developed in Italy by public bodies, cultural institutions, associations and voluntary organisations.

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