skip to Main Content
Figura 1. Corno OA 556855, prima, durante e dopo gli interventi di restauro

Nel corso del 2024 si è svolto il progetto di tutela, valorizzazione e restauro della raccolta di strumenti musicali in leghe di rame e in legno appartenenti al Museo Storico Musicale del Conservatorio di Musica di Napoli “San Pietro a Majella”, datati tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Il progetto è stato finanziato con fondi del Fondo Cultura del Ministero della Cultura (Avviso Pubblico Fondo Cultura MIC 20.05.2021).

I restauri sono stati eseguiti dalla Società Artes Restauro e Servizi per l’Arte. La progettazione degli interventi di restauro è avvenuta sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli, nelle persone del funzionario storico dell’arte Alessio Cuccaro e della funzionaria restauratrice Barbara Balbi, e la direzione scientifica del curatore del patrimonio organologico storico del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, Luigi Sisto.

LA COLLEZIONE DI FIATI E PERCUSSIONI

Le collezioni di strumenti musicali a fiato in ottone del Museo Storico Musicale del Conservatorio di Napoli accolgono opere dovute sia a manifatture austriache, principalmente rappresentate da costruttori come Michael Schuster, Franz Boch e Leopold Uhlmann, che testimonianze di autori di scuola napoletana come Alfonso Abbate e Cesare Ruggiero. Altri esemplari sono invece di provenienza italiana, come quelli di Agostino Rampone o della ditta Rampone e Cazzani. Valore del tutto particolare ha poi un set completo di tube wagneriane a marchio Mahillon, donate da Ernesto Del Balzo e databili al 1910 circa. Tra i costruttori di strumenti a fiato in legno presenti in collezione particolare rilievo hanno poi le opere dei napoletani Gennaro Bosa, Giosuè Esposito, Beniamino Dianese e dei Fratelli Michele e Raffaele Majorano.

È evidente che furono in gran numero le manifatture di strumenti musicali nella Napoli del XIX secolo. La produzione e diffusione nella seconda metà del XIX secolo fu condizionata però dalle scelte governative attuate in materia economica già in epoca preunitaria. Un acceso dibattito contrappose da una parte i sostenitori di una politica protezionistica, i cui convinti assertori avrebbero ravvisato in questa un efficace rimedio alla sempre crescente importazione di merci dall’estero, strumenti musicali compresi, dall’altra i sostenitori dell’abbattimento dei pesanti dazi doganali, visti come freno ad uno sviluppo commerciale orientato in senso più liberale.

Tali provvedimenti, puntualmente annotati nella stampa ufficiale degli anni immediatamente precedenti la metà del secolo, avevano avuto come diretta conseguenza quella di sostenere la nascita di diversificate e innumerevoli manifatture, incoraggiate peraltro da provvedimenti legislativi (in realtà già risalenti al 1810) utili a favorire da parte del Real Istituto di Incoraggiamento la concessione di brevetti d’invenzione e di privilegi, sia conseguenti ad una nuova ideazione sia assegnati in caso di miglioramenti apportati a parti di strumenti musicali esistenti.

Ad ogni modo, l’incessante attività produttiva di quegli anni trovava sempre più spesso riconoscimento nelle invenzioni di nuovi sistemi e nella presentazione di richieste di approvazione di brevetti. Le specificità delle loro invenzioni, condivise molto spesso con gli esecutori, venivano illustrate non solo nelle opere destinate alla didattica dei singoli strumenti, ma in quella trattatistica più ampia destinata alla orchestrazione e alla strumentazione per banda.

Una singolare caratterizzazione delle attività delle fabbriche napoletane produttrici di strumenti musicali, specie nell’ultimo quarto del secolo, fu quella che le vide infine protagoniste nell’importazione di strumenti musicali dall’estero, principalmente dall’Austria, e nella rivendita di strumenti prodotti da manifatture di altre città italiane.

I RESTAURI

Il progetto per la revisione conservativa, il restauro e la valorizzazione della raccolta, è stato intrapreso e si è concluso nel 2024. A seguito dei test preliminari e in accordo con la Soprintendenza e la direzione scientifica, è stato possibile definire gli obiettivi specifici d’intervento, mantenendo un approccio metodologico flessibile, concepito per adattarsi alle esigenze di ciascuno strumento. Gli obiettivi dell’intervento sono stati il ripristino della stabilità chimico-fisica della materia costitutiva e il ripristino estetico al fine conservativo e fruitivo, senza però mirare alla rifunzionalizzazione musicale.

Gli interventi sono stati eseguiti su diversi strumenti, tra fiati e percussioni. Gli strumenti in metallo, realizzati principalmente in leghe di rame (ottone), inclusi due esemplari con dettagli in madreperla, sono stati: dieci corni, una cornetta, diciotto flicorni, due trombe, sei tromboni, una sordina da trombone e una coppia di piatti. Inoltre, sono stati trattati anche strumenti a percussione e accessori: una coppia di timpani modello Stanguellini con casse di risonanza in rame, piedi e bracci in ferro, cerchi in ferro, membrane in pelle e coperchi circolari protettivi in cartone, e un cappello cinese ornamentale realizzato in lega di rame. I venti strumenti musicali a fiato appartenenti al gruppo orchestrale dei legni (nove oboi, cinque corni inglesi e sei fagotti) sono caratterizzati da chiavi in alpacca. Due dei corni inglesi presentano un rivestimento in pelle e tre dei sei fagotti sono conservati in custodie in legno e velluto originali, con chiusure metalliche.

Gli strumenti presentavano diverse morfologie di alterazione e degrado: depositi incoerenti; depositi superficiali coerenti, quali residui di lubrificanti utilizzati in prossimità delle chiavi e residui di etichette moderne e nastro adesivo; patine d’ossidazione; materiali estranei non pertinenti quali nastri e fili metallici, usati per fissare vecchi numeri di inventario; corrosione degli elementi metallici; disidratazione degli elementi in pelle; fratture localizzate nelle pareti lignee; abrasioni della vernice; scarsa lubrificazione di alcune chiavi; mancanze di lieve entità.

Le custodie sono state sottoposte a depolveratura e rimozione dei depositi di sporco, attraverso soluzioni acquose di tensioattivo con potere detergente e biocida. Tutti gli strumenti sono stati conservati all’interno di carta velina non acida, contrassegnati dal numero di inventario e collocati all’interno dei rispettivi contenitori, nell’attesa del definitivo collocamento all’interno della nuova sede espositiva.

RISULTATI

L’approccio metodologico adottato ha senz’altro migliorato la lettura estetica dei manufatti, salvaguardando e valorizzando i loro valori storici e artigianali e preservandone l’integrità materica. Il restauro ha reso possibile la fruizione museale di questi beni musicali, particolarmente importante nell’ambito di un contesto attivo come il Conservatorio, permettendone la lettura da parte di studenti, studiosi e del pubblico del Museo in generale.

GALLERIA FOTOGRAFICA

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giovanni Aliberti, La vita economica a Napoli nella prima metà dell’800, in Storia di Napoli, IX, Società della Storia di Napoli, 1972.
Luigi Sisto, Gli strumenti musicali, in Dal Segno al Suono. Il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella. Repertorio del patrimonio storico-artistico e degli strumenti musicali, a cura di G. Cautela, L. Sisto, L. Starita, Napoli, Arte’m, 2010.
Dal Segno al Suono. Il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella. Repertorio del patrimonio storico-artistico e degli strumenti musicali, a cura di Gemma Cautela, Luigi Sisto, Lorella Starita, Napoli, Arte’m 2010.
Il Real Istituto di Incoraggiamento di Napoli 1806-1906, Napoli, Pierro, 1907. Gran trattato d’istrumentazione storico-teorico-pratico per Banda di Domenico Gatti, Napoli, Steeger, 1878. Renato Meucci, I timpani e gli strumenti a percussione nell’Ottocento italiano, «Studi Verdiani», XIII, 1998.
Giuseppe Pelitti, Relazione sugli istrumenti musicali in legno, in ottone ed a percussione presentati dalle diverse fabbriche alla Esposizione Nazionale di Milano 1881.

BIOGRAFIA AUTORI

Luigi Sisto (PhD) è da oltre un ventennio curatore delle collezioni di strumenti musicali antichi del Conservatorio di Napoli. In questo ruolo ha rivolto particolari attenzioni alla valorizzazione, alla ricerca e alla diagnosi, i cui risultati sono apparsi sulle pagine delle riviste Archeometry, Dendrochronologia, Journal of Culturale Heritage. Componente dei comitati scientifici delle riviste Studi e Testi (Sillabe) e Studi di Organologia (Lim), è autore di studi per Brepols, Indiana University Press, Oxford University, Olschki, Libreria Musicale Italiana, Sillabe, Istituto Italiano per la Storia della Musica. È co-curatore del catalogo Dal Segno al Suono. Il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella. Repertorio storico-artistico e degli strumenti musicali (Arte-m 2010).

Alice Hansen si è occupata del restauro della collezione Plart dal 2010 al 2024. Presso l’Accademia Aldo Galli insegna Problematiche di conservazione dell’arte contemporanea per il Corso di Restauro e per il Master in Professione Registrar, oltre che Conservazione delle plastiche. Fino al 2024 è stata legale rappresentante della ditta Artes – Restauro e Servizi per l’Arte. È membro della Plastics Heritage European Association.

Teresa Peluso è una restauratrice e socia fondatrice della società Artes Restauro e Servizi per l’Arte. Laureata nel 2008 presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli con 110 e lode, si è specializzata nel restauro di materiali lapidei e superfici decorate dell’architettura. Negli anni, ha sviluppato un ampio bagaglio di competenze lavorando in cantieri di restauro a Napoli, a Roma, in Vaticano e in Spagna, dedicandosi più recentemente anche alla progettazione e alla direzione lavori. Attualmente fa parte della commissione di collaudo degli interventi di restauro del Complesso San Paolo Maggiore e del Tempio della Scorziata di Napoli nell’ambito del Grande Progetto Centro storico di Napoli – valorizzazione del sito UNESCO.

Serena Metozzi è una restauratrice laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli con specializzazione in materiali lapidei, musivi e derivati. Ha fondato nel 2017 con altri soci la cooperativa Artes Restauro e Servizi per l’arte. Negli ultimi anni ha eseguito interventi di conservazione e restauro di reperti archeologici provenienti da Pompei, Positano e Avellino. Collabora con enti pubblici quali Museo Archeologico Nazionale di Napoli e con enti privati tra cui la chiesa di Santa Luciella di Napoli.

Maria Mariniello si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, con una specializzazione nel restauro di materiali e manufatti ceramici, vitrei, organici, metallici e in lega. In seguito, ha orientato il suo interesse principalmente verso il restauro di metalli, sia antichi che moderni. La collaborazione continua con il Museo Archeologico di Napoli le ha permesso di approfondire lo studio dei reperti archeologici, oltre ad affinare tecniche di primo intervento e di microscavo. Grazie a diverse esperienze sul campo, ha sviluppato competenze anche nella conservazione di altri materiali, arricchendo ulteriormente il suo profilo professionale.

Ludovica Solazzo si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2023 in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali specializzandosi nel restauro di materiali e manufatti ceramici, vitrei, organici, metalli e leghe. ha dedicato particolare attenzione allo studio delle ceramiche moderne della scuola napoletana ed ha acquisito esperienza nel restauro di altri materiali, con particolare attenzione a marmi e pietre, sviluppando competenze diversificate nella conservazione di opere d’arte e manufatti di valore storico.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top