skip to Main Content
La rapida espansione verificatasi nel mondo della crypto art ha comportato una rivoluzione nel panorama culturale che ha investito anche il patrimonio culturale pubblico. Due principi cardini al centro del prossimo documento: inalienabilità della proprietà e utilizzo non esclusivo dei beni digitalizzati

“Inalienabilità della proprietà dell’immagine digitale in capo al soggetto pubblico proprietario del bene” e “utilizzo non esclusivo dei beni culturali digitalizzati”. Sono questi i due principi fondamentali – giudicati idonei a garantire la tutela dei beni culturali – a cui si sta ispirando il lavoro di una commissione di esperti (interni ed esterni all’amministrazione) che la Direzione Musei del Ministero della Cultura ha attivato per elaborare linee guida operative in merito agli NFT e alla cripto-arte, allo scopo di uniformare l’applicazione – da un punto di vista regolamentare ed operativo – su tutto territorio nazionale. Di questo tema si è parlato alla Conferenza Unificata dove il sottosegretario al MiC, Lucia Borgonzoni, ha relazionato i partecipanti sul lavoro che il Collegio Romano sta portando avanti su questi nuovi strumenti che stanno vivendo una rapidissima, quanto incontrollata, espansione.

L’INTERESSE DEL MIC

E’ stata la diffusione e vendita di alcuni “Non Fungible Token” (NFT) relativi ad opere d’arte digitali o digitalizzate, registratesi nell’ultimo anno, a stimolare il Ministero della Cultura a focalizzare l’attenzione su questi nuovi strumenti, che si caratterizzano come una delle principali applicazioni della tecnologia “Blockchain”, all’interno della quale sono, peraltro, da ricomprendere, accanto agli NFT, i “Crypto-asset”, il mondo “Metaverso” e i “Digital Art Work” (Serigrafie digitali).

NFT E REGOLAMENTAZIONI

Per NFT si intendono dei tipi speciali di token che integrano impronte di immagini digitali o digitalizzate di un bene unico (digitale o fisico), unitamente al relativo atto di proprietà e certificato di autenticità delle medesime impronte, impresse, generalmente, sul registro digitale blockchain. Vari Paesi, a partire dagli Stati Uniti, colti impreparati dalla rapidità dello sviluppo, hanno iniziato da poco a strutturare dei modelli legislativi per regolarne la circolazione e da tali iniziative sono emerse delle necessità comuni: considerare gli NFT non dei prodotti finanziari ma delle “commodity”, anche se non inseriti nei settori merceologici definiti da categorie precedentemente prestabilite, nonché scindere, in taluni casi, gli oggetti digitali da collezione (“collectible”) da quelli ideati a puro scopo speculativo.

Tutto ciò vale per gli utilizzi legati a contropartite in denaro, non si applica, invece, per gli NFT così detti “identificativi”, cioè i certificati di unicità di oggetti fisici (es. oggettistica ed abbigliamento).

Appare, dunque, chiaro – ha spiegato Borgonzoni – “come non sarà possibile immaginare un unico modello normativo per questo nuovo prodotto digitale, ma si dovranno determinare norme specifiche per categorie di NFT”.

UNA RAPIDA ESPANSIONE

Se in linea generale gran parte degli NFT sono opere digitali con una percentuale più o meno alta di creatività e quindi con interventi autoriali (es. la digital-art, lo sport, la moda, il design), “tutt’altra cosa sono gli NFT riproduzioni digitali di oggetti fisici, e tra questi gli oggetti d’arte antica, quali sculture e dipinti, che formano sia il patrimonio di molte istituzioni pubbliche, che quello di privati. Quindi, la rapida espansione verificatasi nel mondo della crypto art ha comportato una rivoluzione nel panorama culturale che ha investito, come è ovvio, anche questo Ministero, invero chiamato a confrontarsi con questa nuova realtà”.

GLI NFT E I MUSEI ITALIANI: STOP DAL MIC

Molti istituti e luoghi della cultura, in particolare, sono stati destinatari di proposte progettuali che, sebbene tra loro eterogenee, risultavano caratterizzate da un comune sostrato, ossia l’applicazione della tecnologia NFT ai beni culturali. “La Direzione Generale Musei ha spiegato Borgonzoni -, nel maggio 2021, ha avviato una ricognizione degli accordi, stipulati fino a quella data, invitando a sospendere le attività in corso per consentire la valutazione delle varie fattispecie contrattuali e assumere atti di indirizzo e coordinamento, in vista dell’adozione di una specifica regolamentazione della materia, uniforme su tutto il territorio nazionale. La valutazione di tali proposte si è rivelata particolarmente complessa, sia per via dell’alto livello di tecnicità della materia, sia per la presenza di un quadro normativo, in ambito nazionale e internazionale, come ricordato, ancora in piena evoluzione”.

Se infatti al Ministero si è consapevoli di come l’utilizzo di tali tecnologie possa contribuire in maniera innovativa alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali, “si è parimenti persuasi dall’idea che l’applicazione di tali tecnologie debba muoversi nell’ambito di paradigmi definiti, idonei a garantire il rispetto delle esigenze di tutela dei beni culturali”.

LA COMMISSIONE DI VALUTAZIONE

A tal fine, nel dicembre 2021, presso la Direzione generale Musei, è stata istituita una Commissione di esperti, composta da personale in servizio presso l’Amministrazione, nonché da professionisti esterni per l’elaborazione di linee guida operative in merito agli NFT e alla cripto-arte, allo scopo di uniformare l’applicazione – da un punto di vista regolamentare ed operativo – sul territorio nazionale, indirizzando e coordinando l’attività delle articolazioni periferiche del Ministero e dei luoghi della cultura. Inoltre, la Commissione, muovendo dalla proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ai mercati delle cripto-attività (MiCA), e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937, sta indagando la materia, in particolar modo procedendo a “individuare tutti quegli elementi che possano risultare utili per una adeguata valutazione delle proposte progettuali aventi a oggetto l’applicazione delle tecnologie in questione ai beni culturali”.

I risultati del lavoro svolto dagli esperti confluiranno in un documento recante delle linee guida, utile a orientare gli istituti e i luoghi della cultura nella valutazione delle proposte progettuali in questione, in modo da verificare la compatibilità delle stesse e, in particolare, delle tecnologie su cui esse si basano, con “le esigenze di tutela dei beni culturali, nonché con il carattere artistico o storico degli stessi e con il loro decoro”.

Back To Top