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Parere favorevole del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici del Ministero della Cultura al Piano Nazionale di Digitalizzazione del Patrimonio Culturale (Pnd) redatto dalla Digital Library pubblicato oggi dopo aver ricevuto le osservazioni da parte della comunità associazionistica e scientifica del mondo culturale. Il Consiglio ha analizzato nel dettaglio la prima versione del Piano (la stessa sottoposta alla consultazione pubblica) e oltre a puntuali rilievi contenutistici e di forma ha sottolineato a più riprese “l’importanza centrale e l’indispensabilità di organici adeguati, di formazione del personale e di profili professionali specifici”.

Il Piano – ricorda il Consiglio – sottolinea che si è passati da un patrimonio culturale basato su beni materiali a un “ecosistema digitale”. Il Consiglio Superiore è dell’avviso che sia opportuno attenuare tale affermazione. Infatti, non può lasciarsi lasciare intendere che vi sia stato un sostanziale superamento della realtà materiale del patrimonio culturale. Questa sembra l’impostazione del Piano, là dove si sottolinea che “abbiamo ereditato il patrimonio dalle testimonianze fisiche, lo trasmettiamo al futuro tramite relazioni digitali”. In realtà, c’è un affiancamento del digitale al materiale, non un superamento del secondo a vantaggio del primo. La digitalizzazione, se non è solo uno strumento, è un contesto per far meglio conoscere ed utilizzare – a un insieme sperabilmente ampio di destinatari – il patrimonio nella sua realtà materiale originaria e, come tale, è privo di “autonomia ontologica”, per utilizzare parole del Piano. Per di più, il nuovo patrimonio digitale viene a tratti descritto con parole che rendono difficile intendere la concreta delineazione della digitalizzazione: quest’ultima dovrebbe, secondo il PND, tradursi in una “descrizione” e in un “racconto” aperti alle più diverse “interpretazioni”, il tutto affidato a “esperti di dominio” in grado di valorizzare il “capitale delle relazioni” e di intercettare “nuovi pubblici” attraverso un “design esperienziale” che offra una “esperienza fluida”. Ogni pianificazione ha bisogno di grande concretezza.

La sottosezione dedicata ai “Valori”, secondo il Consiglio Superiore, presenta un testo di non facile lettura. Poiché il Piano deve dare un “orientamento” ai vari istituti, si consiglia una revisione terminologica e concettuale di questa sottosezione, che assicuri certezza e chiarezza. La sottosezione dedicata agli “Obiettivi” sottolinea efficacemente la necessità di ampliare – tramite la digitalizzazione – l’accesso al patrimonio e l’inclusione culturale. Per perseguire tale rilevante obiettivo occorre anzitutto analizzare in modo dettagliato – sul piano sia quantitativo che qualitativo – quel che è già stato fatto proprio da quegli Istituti ai quali il PND si rivolge. E non è poco: basti pensare, ad esempio, ai sistemi bibliografici e archivistici nazionali, o alle carte del rischio. È un’analisi che solo il MiC può condurre, indicando come prima finalità la risoluzione dei problemi di interoperabilità tra i sistemi esistenti. Inoltre, occorrono metodi, tecnologie e competenze digitali presso i vari Istituti, dai quali dipendono i concreti risultati.

il Consiglio Superiore ritiene che il Ministero possa organizzare “centri di accompagnamento” degli Istituti per la prima attuazione del PND. Per gli affidamenti esterni vi è uno schema di capitolato per i contratti di appalto di lavori, servizi, o forniture. Non è specificato chi gestirà questa delicata fase della contrattualistica: anche in tal caso una struttura centralizzata e specializzata presso il Ministero si rivelerebbe più che opportuna. E, ancor prima, il Piano potrebbe utilmente fornire indicazioni generali sui poteri di direttiva che dovrebbero restare comunque in capo all’Amministrazione in caso di gestione affidata all’esterno. Ed anche sulla necessaria realizzazione – in conformità allo spirito del Piano stesso – di piattaforme contenutistiche e non di meri involucri informativi.

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