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Un domani, grazie al Web3, “opere identitarie come il Sarcofago degli sposi potranno essere esportate ed esibite senza movimentarle e dando l’effetto della loro presenza anche se sono lì, sicure, dentro la loro vetrina. Su questo stiamo lavorando, speriamo di crescere ancora di più. Sono sfide che ci aspettano, vanno affrontate”. Lo anticipa ad AgenziaCULT Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, intervenendo a margine del primo evento organizzato nell’ambito di “To BE. Conversazioni sul futuro digitale della cultura”, un’iniziativa pensata dalla Fondazione Kainòn insieme ad Associazione Civita e a Pts Spa che esplora le traiettorie future della digital transformation della cultura, con un’attenzione particolare allo sviluppo del Web3.

La riflessione sul Web3, spiega ancora Nizzo, “comporta un salto di qualità rispetto alla quotidianità di musei archeologici come il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia ma è un salto che stiamo tutti quanti faticosamente compiendo: si tratta, innanzitutto, di un salto di professionalità che vanno integrati all’interno degli organici del ministero della Cultura. Abbiamo bisogno di specialisti che siano in grado di gestire le sfide del futuro. Passi in avanti sono stati fatti in termini generali sul fronte della comunicazione del nostro patrimonio in modo che si comprenda il suo senso e possa essere portato al di fuori delle mura di un museo poiché il nostro patrimonio porta benessere e conoscenza. La sua condizione è importante e il web3 consente di materializzarlo anche altrove, di immaginare destinazioni fino a poco tempo fa non prevedibili”.

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