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Per il sito di Ventotene e Santo Stefano La Sapienza curerà lo studio archeologico del sito e, in particolare, le analisi di degradazione e durabilità delle emergenze archeologiche di età romana (Villa di Giulia, Porto romano, Peschiere romane, cisterne romane), per giungere ad un progetto di preservabilità, compatibile con i processi geologici che insistono nell'area

Si è tenuta negli scorsi giorni ad Atene la presentazione del progetto Triquetra, finalizzato allo studio delle complesse interazioni fisico-chimiche e meccaniche esistenti tra le componenti archeologiche del patrimonio monumentale e gli elementi naturali che si esprimono, a loro volta, attraverso i processi naturali (tra i quali le piogge, le mareggiate, il vento, i cicli termici diurni e stagionali, i terremoti, le frane, etc.). Nell’ambito del progetto, l’Università La Sapienza curerà la modellazione geologico-tecnica ed il monitoraggio multi-parametrico e multi-sensoristico delle falesie costiere delle isole di Ventotene e Santo Stefano (Italia) e dell’isola di Egina (Grecia) nonché delle pareti in roccia che delimitano la rupe dell’insediamento Neolititico di Coirochoitia (Cipro) interessate da frane che minacciano le aree archeologiche. Per il sito di Ventotene e Santo Stefano, in particolare, La Sapienza curerà anche lo studio archeologico del sito e le analisi di degradazione e durabilità delle emergenze archeologiche di età romana (Villa di Giulia, Porto romano, Peschiere romane, cisterne romane) ivi presenti, per giungere ad un progetto di preservabilità, compatibile con i processi geologici che insistono nell’area.

“Il Progetto avrà come scopo quello di puntare alla salvaguardia anche del cultural heritage di Ventotene e Santo Stefano, dal centro archeologico della Villa di Giulia all’ex carcere: l’obiettivo è fare un monitoraggio ambientale multi-parametrico e multi-sensoristico utilizzando tecnologie avanzate e valutare l’impatto che vento, mareggiate, umidità e salinità possono avere sulle strutture già scavate e valutare quindi future tecniche di scavo e di preservazione dello scavato”, spiega ad Agenzia CULT Salvatore Martino, responsabile scientifico del progetto per La Sapienza. “E’ un progetto interdisciplinare, in futuro pensiamo di gestire delle scuole di formazione per l’uso di queste tecniche di rilievo e di monitoraggio e quindi creare un circuito di alta formazione”.

Il progetto Triquetra parte dal presupposto che il patrimonio culturale, comprensivo di tutti gli aspetti materiali e immateriali della società e della sua tradizione storica, possa modellare l’individuo e la società stessa, fornendo prove di eventi passati e contribuendo al benessere presente attraverso il coinvolgimento con essi. Comprendere le sfide affrontate nel tempo dal patrimonio culturale è, dunque, un importante obiettivo se esso deve essere conservato e tramandato alle generazioni future. In tal senso, il progetto Triquetra ha come specifica finalità tecnica lo studio delle complesse interazioni fisico-chimiche e meccaniche esistenti tra le componenti archeologiche del patrimonio monumentale e gli elementi naturali che si esprimono, a loro volta, attraverso i processi naturali (tra i quali le piogge, le mareggiate, il vento, i cicli termici diurni e stagionali, i terremoti, le frane, etc.). Tali processi naturali possono divenire causa di un danneggiamento nel tempo del patrimonio archeologico comportando, di conseguenza, una sua graduale perdita. La durabilità e la preservazione delle emergenze archeologiche non può, dunque, prescindere dalla loro contestualizzazione in un ambito territoriale ed ambientale, la cui dinamica è scandita da processi geologici e geomorfologici che modellano il paesaggio e lo modificano sia nel tempo che nello spazio.

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