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La mostra rappresenta il terzo atto della ricerca, curata da Elettra Stamboulis, intrapresa da Fondazione Brescia Musei nel 2019 con la mostra di Zehra Doğan "Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri turche", e proseguita nel 2021 con la personale di Badiucao "La Cina non è vicina. Opere di un artista dissidente"
Victoria Lomasko, The Last Soviet Artist. Courtesy Fondazione Brescia Musei. Ph. Alberto Mancini

Il Comune di Brescia, la Fondazione Brescia Musei e il Festival della pace presentano per la prima volta in Italia l’artista dissidente russa Victoria Lomasko, con la mostra personale “Victoria Lomasko. The Last Soviet Artist”, a cura di Elettra Stamboulis, da venerdì 11 novembre 2022 sino a domenica 8 gennaio 2023 negli spazi espositivi del Museo di Santa Giulia a Brescia. La mostra, presentata nell’ambito del Festival della Pace di Brescia, rappresenta il terzo atto della ricerca, curata da Elettra Stamboulis, intrapresa da Fondazione Brescia Musei nel 2019 con la mostra di Zehra Doğan Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri turche, e proseguita nel 2021 con la personale di Badiucao La Cina non è vicina. Opere di un artista dissidente.

L’esposizione presenta una vasta produzione dell’artista russa con un percorso ideato specificatamente per gli spazi di Brescia. L’artista ha infatti realizzato lavori site-specific durante la sua residenza in città: 5 Steps, cinque monumentali pannelli ideati e realizzati ad hoc negli atelier del complesso museale di Santa Giulia, nei due mesi mese in cui è stata ospite in residenza presso la Fondazione Brescia Musei. Un aspetto, questo, che caratterizza fortemente la mostra – come lo stesso ciclo “arte contemporanea e diritti umani” curato dall’ente culturale bresciano – che non può che essere essa stessa una vera e propria creazione d’artista. In questo senso, infatti, l’artista ha avuto anche parte nel design dell’allestimento del percorso espositivo. La ricerca artistica di Lomasko permette di ricostruire in modo minuzioso la storia sociale e politica della Russia dal 2011 a oggi: dalle manifestazioni anti Putin che l’artista ha disegnato dal vivo con un tratto originale e immediatamente riconoscibile, alle rappresentazioni della “profonda Russia”, quella dei dimenticati e marginali, che da sempre costituiscono i suoi soggetti preferiti.

“The Last Soviet Artist è una mostra che permette di entrare in una geografia nascosta del paese più esteso del mondo, la Russia. Victoria Lomasko è una artista che nel periodo putiniano ha sfidato innanzitutto l’estetica imperante dell’arte contemporanea, ponendosi nel pieno della tradizione realista, anche se con un tratto personalissimo e sintetico, mentre la reazione al passato concluso vedeva la scena rivolgersi esclusivamente ad un’arte rarefatta e concettuale, che ovviamente non minava il potere. La sua cartografia del reale è frutto di un lavoro diretto, senza mediazioni, in cui il corpo è protagonista assoluto: i suoi reportage sono realizzati davanti alle persone ritratte, durante le manifestazioni antigovernative, durante la breve primavera bielorussa, innanzi ai giovanissimi prigionieri del carcere minorile di Mosca. Dagli anni ’10, attraverso le rivolte, i cambiamenti e le mutazioni di un potere sempre più autoritario, nella mostra si percorre la storia più recente della Russia, attraverso un atlante di volti sconosciuto, quello degli ultimi, degli indesiderati, di coloro che vivono nelle immense periferie dell’impero”, dichiara Elettra Stamboulis, curatrice.

“La scelta di Fondazione Brescia Musei di mostrare il lavoro che cartografa dal 2005 gli ultimi, i ribelli, i marginali di quell’immenso e complesso paese che è la Russia, risale a prima dell’avvio del conflitto con l’Ucraina. L’attacco, dello scorso mese di febbraio, ha reso ancor più urgente la narrazione visiva di Lomasko”, spiega Stefano Karadjov, Direttore Fondazione Brescia Musei. “È molto importante per la Fondazione Brescia Musei sottolineare che la ricerca degli artisti che sono stati protagonisti di questa trilogia dedicata al rapporto tra arte contemporanea e diritti non è guidata dalle priorità di natura geopolitica, ma è assolutamente tesa alla scoperta di nuovi artisti, attivi interpreti della società del proprio tempo, situati nel proprio spazio. Il ruolo del Museo di Santa Giulia, e di tutti i musei, dovrebbe essere quello di dare voce all’arte contemporanea, specie quando la poetica degli artisti da espressione individuale diviene tensione collettiva”.

La mostra è accompagnata da un prezioso catalogo edito da Skira, che con questo lavoro pubblica per la prima volta in italiano Victoria Lomasko. A novembre l’artista è inoltre protagonista di due fondamentali incontri organizzati in collaborazione con la Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura di Brescia e con l’associazione Memorial-Italia, premio Nobel per la pace 2022: sabato 12 novembre, alle ore 16, la presentazione della graphic novel Other Russias, scritta e disegnata dalla Lomasko stessa (presso la White room del Museo di Santa Giulia) e martedì 15 novembre alle ore 18 un incontro sui temi dei diritti e della democrazia della Russia di oggi, con la partecipazione di Marcello Flores, Elena Zafesova, Carolina De Stefano, Anton Dolinil (presso l’Auditorium del Museo di Santa Giulia).

“Con questo nuovo progetto Fondazione Brescia Musei prosegue il format espositivo dedicato alla narrazione del contemporaneo attraverso l’arte, in un dialogo col quale vengono interpretati i più significativi fenomeni storici attuali. Le mostre di Zehra Doğan e di Badiucao hanno riscontrato un grande successo di pubblico con oltre 50.000 accessi, confermando il Museo di Santa Giulia come sede di scoperta di grandi artisti internazionali inediti nel nostro Paese e polo dell’arte dissidente. L’arte contemporanea e diritti umani trovano in questa articolata iniziativa un punto di sintesi nella rivelazione di artisti dissidenti e attivisti, per lo più inediti in Occidente”, commenta Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei.

“’arte contemporanea – aggiunge Laura Castelletti, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Brescia – vive sempre di un fortissimo rapporto con il proprio tempo. Questo rapporto acquisisce talvolta, con esiti sorprendenti, la forma di un vero e proprio urlo per la libertà, per richiamare l’attenzione dei pubblici sui temi della libertà, del pluralismo delle espressioni e della salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo. È il caso degli artisti che Brescia ha ospitato in questi anni, in un fenomenale ciclo di mostre contemporanee che hanno fortemente voluto dare spazio e voce ad artisti altrove imbavagliati quando non addirittura perseguiti. Per il Comune di Brescia e per la Fondazione questi artisti sono prima di tutto uomini e donne che con le loro parole, segni e azioni testimoniano un cammino progressivo dell’umanità nella direzione di maggiori diritti e maggiore comprensione delle differenze. È anche per tali ragioni che la nostra città ha pienamente il diritto di definirsi già da ora Capitale della Cultura, una cultura democratica e libera”.

Conclude Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia: “Dal 2019 l’amministrazione comunale sostiene con grande convinzione il felice connubio tra cultura e impegno per i diritti civili, dando spazio e voce ad artisti come Zehra Doğan, Badiucao e adesso Victoria Lomasko. Siamo sempre più convinti che l’arte rappresenti uno straordinario strumento per tracciare una rotta verso una società migliore, riflettendo sulla condizione umana. La mostra Victoria Lomasko. The Last Soviet Artist ci offre, ancora una volta, l’opportunità di approfondire tematiche cruciali per il nostro tempo attraverso lo sguardo profondo e profetico dell’arte”.

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