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Presentato all’Accademia Nazionale di San Luca un percorso culturale che si snoda intorno al Ministero degli Esteri e valorizza l’area della Capitale costruita nel Novecento. Sereni: "Iniziativa in sintonia con la strategia di diplomazia culturale". Borgonzoni: "Abbiamo un patrimonio contemporaneo che non ha nulla da invidiare a quello di altri paesi"

E’ stato presentato all’Accademia Nazionale di San Luca il progetto “Roma. Distretto del Contemporaneo”. Il comitato scientifico dell’iniziativa, composto da Benno Albrecth (Rettore dell’Università IUAV di Venezia), Piero Ostilio Rossi (Sapienza Università di Roma), Franco Purini (Accademico di San Luca), Maria Margarita Segarra Lagunes (Presidente Docomomo Italia, Università Roma Tre) e Umberto Vattani (Presidente Venice International University), ha elaborato l’iniziativa prendendo le mosse dal Ministero degli Esteri, concepito come punto di partenza di un progetto che compia, a favore della città di Roma e del territorio, lo stesso ruolo svolto dalla Collezione Farnesina: ricomporre ed illustrare l’insieme delle opere d‘arte e architettura realizzate nella prima metà del Novecento tra Ponte Milvio e il Foro Italico e quelle al di là del Tevere nell’ansa Flaminia. Il Distretto del Contemporaneo nel comparto urbano Farnesina/Foro Italico/Flaminio si propone come un primo e significativo contributo per costituire per i cittadini di Roma e per i visitatori della Capitale un nuovo itinerario culturale da aggiungere a quelli ben noti dell’antichità romana, del Medioevo, del Rinascimento e del Barocco. Riconoscere e denominare il Distretto del Contemporaneo potrebbe costituire il punto di partenza per un programma di azioni capaci di promuovere un grande polo urbano di interesse culturale che deve essere non solo preservato, ma anche valorizzato con progetti di varia natura: dalla messa a punto di interventi di riqualificazione urbana, all’installazione di nuove opere d’arte, dalla realizzazione di nuove infrastrutture per la mobilità, alla sistemazione e cura degli spazi aperti d’uso pubblico.

“L’interesse e il sostegno della Farnesina per questo progetto ha innanzitutto una ragione topografica perché il Ministero degli Esteri è il fulcro del Distretto. Ma anche perché gli obiettivi di valorizzazione e promozione integrata del patrimonio che il progetto si prefigge sono in sintonia con la strategia di diplomazia culturale che la Farnesina persegue da tempo”, ha sottolineato la vice ministra degli Esteri, Marina Sereni. “Siamo qui perché vogliamo stimolare ulteriormente il dialogo e la collaborazione tra la Collezione Farnesina e gli altri luoghi del contemporaneo”, ha aggiunto Sereni.

“Abbiamo un patrimonio contemporaneo che non ha nulla da invidiare a quello di altri paesi. Purtroppo non siamo stati bravi a raccontare quello che ha fatto l’Italia in campo architettonico, abbiamo pensato poco a valorizzarlo”, ha detto il sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni. “Come MiC stiamo portando avanti diversi interventi come la creazione di un Museo del Razionalismo a Como e un bando da 155 milioni di euro sulle imprese culturali e creative con all’interno l’architettura e il design”, ha rimarcato Borgonzoni.

“Il Comune è interessato all’idea di affiancare al percorso della conservazione e della fruibilità della parte archeologica tutte le iniziative che sottolineano il valore, la diversità e la complessità dell’intera città”, ha detto nel corso del suo intervento la vice sindaca di Roma, Silvia Scozzese. “Questo progetto è da apprezzare perché recupera la città all’uso dei residenti e dei turisti. E le sfide che mettono insieme elementi di innovazione, conservazione, fruibilità e rigenerazione, sono un esempio da seguire e patrocinare”, ha aggiunto Scozzese.

Si tratta di ricomporre e illustrare, avvalendosi della singolare condizione di elemento di cerniera perché costruito prima della Seconda Guerra Mondiale, ma completato solo nei primi anni Cinquanta – l’insieme delle opere realizzate nella prima metà del Novecento, come il complesso del Foro Italico, il Ponte Flaminio o il Ponte Duca d’Aosta e quelle al di là del Tevere che hanno visto la luce nella seconda metà del secolo, il Villaggio Olimpico, il Palazzo delle Federazioni Sportive, il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio, il Viadotto di Corso Francia, la Chiesa di San Valentino, il MAXXI e l’Auditorium Parco della Musica, fino alla Moschea e Centro Islamico Culturale, per citare solo le più importanti. Il Ministero degli Esteri già in passato si è impegnato per far conoscere l’eccellenza dell’architettura italiana del XX secolo: il primo Catalogo della Collezione Farnesina, pubblicato nel 2000 per i tipi dell’Elefante, si apre con un saggio di Paolo Portoghesi che ripercorre la storia del Palazzo della Farnesina e lo inserisce nel più ampio contesto del Foro Italico. Nello stesso anno il Ministero avviò un’ulteriore iniziativa per valorizzare l’apporto dei nostri architetti alla storia del Novecento. Un gruppo di progettisti e urbanisti si riunì più volte, su invito dell’allora Segretario Generale, per vedere come meglio far conoscere all’estero l’originalità e la creatività dei nostri progettisti, migliorando la percezione del nostro modo di costruire. Con il loro contributo, fu pubblicato e diffuso attraverso le Rappresentanze all’estero, un volume dal titolo Italy Builds per i tipi di ArcaEdizioni. Negli stessi anni, il Ministero degli Esteri si adoperò presso il Sindaco Francesco Rutelli per fare inserire nel bando dei concorsi “Centopiazze” il riassetto del Piazzale della Farnesina, del Viale di accesso e della prospiciente Terrazza sul Tevere. Vinse il concorso Umberto Riva che ha rimodellato il Piazzale e ha ampliato il Viale che collega il Ministero al Tevere, inserendo, nell’aiuola centrale, grandi siepi sagomate geometricamente e lanterne monumentali, poi successivamente rimosse. Il progetto prevedeva anche la sistemazione della Terrazza sul fiume al di là del lungotevere, ma questa parte del disegno non è stata realizzata.

Da allora sono passati 22 anni. Prendendo le mosse da quei primi interventi, il Ministero degli Esteri potrebbe farsi promotore, insieme al Ministero della Cultura e al Comune di Roma Capitale, di un progetto originale e multidisciplinare avente per obiettivo la creazione di un vero e proprio museo a cielo aperto: il “Distretto del Contemporaneo”. Sulla falsariga di quanto è stato fatto dalla Farnesina per il panorama artistico del Novecento, si tratterebbe di illustrare e di far conoscere meglio lo straordinario insieme di edifici e di monumenti realizzati nel secolo scorso nell’area che circoscrive la grande ansa nord del Tevere. Chiunque arrivi nella Capitale attraverso la Via Cassia o la Via Flaminia, si trova in un’area di singolare bellezza paesaggistica, affacciata sulle due sponde del fiume, in un tratto privo dei muraglioni che ne costituiscono gli argini nella parte centrale della città, e che vede la presenza di ben quattro ponti – Ponte Flaminio, Ponte Milvio, Ponte Duca d’Aosta e Ponte della Musica. Serrata tra Monte Mario con i suoi boschi e la sua lussureggiante vegetazione e il Parco della collina di Villa Glori e i margini della rupe primigenia che in origine definiva l’alveo del Tevere – dove oggi sorgono Villa Strohl-Fern e Villa Balestra – quest’area si prolunga fino ai Monti Parioli e alle Catacombe di San Valentino. Il tessuto urbano di questo settore della Città ha un carattere molto particolare perché è caratterizzato da ampi viali alberati, molte aree piantumate o sistemate a giardino, numerosi impianti sportivi, importanti attrezzature culturali e da un’edilizia residenziale di qualità. In questo contesto, in una posizione urbana di assoluto rilievo, è collocato il Palazzo della Farnesina, opera degli architetti Enrico Del Debbio, Vittorio Ballio Morpurgo e Arnaldo Foschini, che oggi è sede del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana.

Il Distretto del Contemporaneo consente di costruire nella Capitale un nuovo itinerario culturale da aggiungere a quelli ben noti dell’antichità romana, del Medioevo, del Rinascimento e del Barocco. Il Novecento ha visto nel nostro Paese, e in particolare nella Capitale, la presenza di un’importante generazione di architetti dei quali si dovrebbe conservare il ricordo con maggiore cura segnalando e valorizzando opportunamente le loro opere. Il “Distretto del Contemporaneo” nel comparto urbano Flaminio/ Foro Italico si propone come un primo e significativo contributo in questo campo. Date le sue dimensioni, il “Distretto” – un vero museo a cielo aperto – potrebbe essere visitato a piedi o in bicicletta, data l’esistenza di un sistema, sia pur incompleto, di piste ciclabili. In questa ottica il Palazzo della Farnesina e il Ministero degli Esteri diventerebbero il luogo fisico e l’Istituzione capace di mettere in moto i meccanismi per la valorizzazione degli Edifici del ‘900 e dell’intera area del “Distretto”. D’intesa con il Ministero della Cultura e il Comune di Roma Capitale, il Ministero degli Esteri potrebbe quindi agire da coordinatore tra le istituzioni operanti nella zona e il mondo professionale e accademico nazionale e globale per avviare una serie di progetti virtuosi all’interno di una logica comune di valorizzazione.

Riconoscere, identificare e denominare il “Distretto del Contemporaneo” nel settore Flaminio/Foro Italico è il punto di partenza di un programma di azioni capace di promuovere un grande polo urbano di interesse culturale che deve essere non solo preservato, ma anche valorizzato con interventi di varia natura. Il Comitato scientifico si è già messo a disposizione per individuare i primi passi da svolgere nell’immediatezza. In primo luogo, realizzare all’interno della Farnesina uno “spazio” che diventerebbe “nodo centrale del sistema” dove, con l’ausilio di installazioni multimediali, illustrare l’originalità e l’importanza delle opere realizzate nel “Distretto” nella prima e seconda metà del ‘900 oltre che negli anni più recenti; esse andrebbero illustrate singolarmente e poi ricomposte in un quadro complessivo. Un plastico permetterebbe di cogliere immediatamente l’estensione del “Distretto”, definendone il perimetro. All’interno di questo spazio si potrebbe raccontare la “storia del Palazzo”, diventato nel 1959 la sede del Ministero degli Affari Esteri, e “l’origine della Collezione Farnesina” che esso ospita. Sarebbe inoltre opportuno realizzare una mappa digitale (app e sito web) e una mappa cartacea che indichino le opere e i luoghi più significativi e gli itinerari di visita.

La creazione del “Distretto” permetterebbe altresì di mettere a sistema, coordinare, diffondere e valorizzare, con l’appoggio del Ministero della Cultura e del Comune di Roma Capitale, le attività e iniziative avviate dalle importanti istituzioni presenti nell’area grazie anche all’installazione di un’adeguata segnaletica consultabile digitalmente (QR code) e uniformata dal punto di vista grafico; oltre a un’idonea illuminazione. In un secondo momento, il Comitato scientifico potrebbe proporre alle Amministrazioni competenti la sistemazione e cura degli spazi aperti d’uso pubblico e suggerire il completamento delle piste ciclabili e di nuove infrastrutture per la mobilità. Sarebbe d’interesse del Ministero degli Esteri che la creazione del “Distretto” contribuisse a creare le condizioni per riavvicinare il Palazzo della Farnesina alla Città migliorandone l’accessibilità: piste ciclopedonali, bus elettrici, etc., valorizzando il ruolo di passeggiata del grande viale, recuperando un rapporto tra il viale stesso e il fiume e rendendo disponibili all’uso pubblico una parte degli ampi spazi destinati a parcheggio che circondano il Palazzo. Il Comitato scientifico potrebbe, infine, definire un quadro di risorse e di criticità – basti pensare alle attuali condizioni della Casa delle Armi e dello Stadio Flaminio – da porre alla base di una strategia complessiva d’intervento a medio termine da attuare in accordo con le Amministrazioni e con le Istituzioni coinvolte.

L’iniziativa del “Distretto del Contemporaneo” sarà caratterizzata da una identità visiva chiara e riconoscibile che permetterà all’utente di collegare immediatamente i diversi elementi che compongono il progetto all’interno dello spazio urbano. L’identità è complessa perché riflette la multidisciplinarietà dell’iniziativa e la necessità di impiegare strumenti multipli sia materiali che immateriali. Garantire una linea comune con elementi così diversi è una sfida affascinante e necessaria per la buona riuscita dell’intera operazione. Il logo proposto per l’iniziativa è il punto di partenza di questo dialogo necessario: rappresenta l’arco del fiume Tevere che fissa la parte centrale del “Distretto del Contemporaneo” ed è completato dalle frecce in corrispondenza dei principali ponti che collegano non solo le due sponde ma anche gli edifici del primo e del secondo Novecento.

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