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"C’è necessità di una continuità di governo di natura morale – e altamente civile – che continui l’incipit forte a sostegno del nuovo corso riformatore in atto, in grado di consegnare queste istituzioni al ruolo storicamente riconosciuto – che compete loro"

Appello a Mario Draghi affinché “continui nel suo gravoso ma necessario impegno di Presidente del Consiglio”. A lanciarlo è Antonio Bisaccia, presidente del Consiglio Nazionale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale, in una lettera indirizzata al premier italiano. “Illustrissimo Presidente Draghi, penso sia importante per la vita travagliata di questo Paese, nel rispetto del mandato del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale (che ho l’onore di presiedere ), che Lei continui nel suo gravoso ma necessario impegno di Presidente del Consiglio. Perché? “Se vuoi la pace, cura la giustizia” scriveva Zygmunt Bauman. Noi diciamo: se vuoi la cultura cura la formazione. Nei 17 mesi del suo governo, grazie all’impegno del Ministro Messa, si sono affrontate e si stanno affrontando importanti scelte che cambieranno il volto delle istituzioni AFAM (Accademie di belle arti, Conservatori di musica, Istituti superiori per le industrie artistiche, Accademia nazionale di danza e Accademia nazionale d’arte drammatica)”, spiega Bisaccia. “Il mondo della formazione artistica superiore, dopo 25 anni di “fermo biologico”, sta finalmente conoscendo il lato progressista del cambiamento. Diverse misure, che non stiamo qui a elencare, stanno provando a traghettare queste istituzioni verso il necessario allineamento perfetto con la formazione universitaria. La stagione del pregiudizio, che ha colpito storicamente l’AFAM in modo acritico, è incanalato verso la sua fase discendente. Sono in fase espansiva, invece, tutte le dinamiche di crescita che queste istituzioni stanno coltivando con severa perseveranza. Finalmente i quattro pilastri che consentiranno il “salto di specie” (leggasi DPR) sono in itinere e vengono avviati verso la loro fase risolutiva. Interromperli adesso, caro Presidente, è come interrompere un’emozione fondativa. Non si può recidere un’emozione, con la prospettiva che insicurezza e paura – ancora una volta – prendano il sopravvento. L’Alta Formazione Artistica, musicale, coreutica, drammatica, del design e del restauro è un’infrastruttura della creatività a disposizione del Paese”.

“Il robusto asse dorsale dell’AFAM c’è ed è riconosciuto in tutto il mondo, come si evince anche dalla capacità di attrazione dell’utenza straniera. Serve continuare in questa scia riformista di alto profilo tecnico. Noi tutti diciamo che l’Italia è nota nel mondo per la sua arte e la sua musica e che queste rappresentano i suoi gioielli. Fra cento o duecento anni mi piacerebbe che continuassimo a mantenere il primato in questi campi. Tutto quello che si sta facendo in questo momento è importantissimo e dobbiamo dare atto che non si era mai vista un’accelerazione così efficace e penetrante. Ma non possiamo dire conclusa questa fase innovativa che sta radicalmente cambiando il panorama delle istituzioni AFAM”.

“Formare il talento e continuare a costruire il sistema identitario del Paese utilizzando i linguaggi artistici nell’alveo del connubio perfetto tra ricerca e creatività: questa è la mission che sta per essere rafforzata nei provvedimenti che sono in corso d’opera”, prosegue. “A nome di tutto il settore che rappresento (docenti, studenti, amministrativi) condivido con lei tutto il sentimento di drammatica tensione sociale che convive insieme a una grande passione che ha, fino ad ora, funzionato come spirito salvifico di resistenza del settore. Le chiediamo, in forma di appello accorato e preoccupato (che si aggiunge a tutti quelli in essere che Le sono stati indirizzati), di non interrompere il nostro “percorso di risalita” che serve a strappare la formazione artistica superiore dalla sfera di una perenne ‘indeterminazione identitaria’”.

“Avevamo ascoltato, al Meeting di Rimini nell’agosto del 2020, il Suo richiamo al tema primario dell’istruzione, in cui ha saggiamente sottolineato che è necessario coniugare la “visione di lungo periodo con l’azione immediata”. Il tema risuona particolarmente forte, soprattutto in questo frangente, e non possiamo che riconoscerci in esso con pienezza, in quanto siamo gli attori delle strutture educative di livello superiore dello Stato che riguardano le Arti e la Musica. Come ha, in quell’occasione, efficacemente affermato, la pandemia ha generato incertezza, ma “(…) c’è un aspetto della personalità dove l’incertezza non ha effetto, ed è il nostro impegno etico”. In tal senso, la ragione morale che deve guidare le scelte, come da Lei indicato alla fine dell’intervento, è tutta scolpita nell’idea ampiamente condivisibile che “privare i giovani del futuro è una delle più alte forme di disuguaglianza”. Ecco, se futuro non è un solo un escamotage a caratura retorica e se esso ha la possibilità di inverarsi in un presente molto prossimo, c’è necessità di una continuità di governo di natura morale – e altamente civile – che continui l’incipit forte a sostegno del nuovo corso riformatore in atto, in grado di consegnare queste istituzioni al ruolo – storicamente riconosciuto – che compete loro. Questo per i giovani che disegnano l’architettura della nostra identità artistica e musicale nel mondo e, di conseguenza, per il nostro Paese”, conclude Bisaccia.

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