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Il questionario ha fatto emergere "l’esistenza di numerose situazioni lavorative non dignitose e ai limiti della legalità, spesso su appalti a commissione pubblica"

In occasione dei trent’anni dall’approvazione della legge Ronchey – legge votata all’unanimità dal Parlamento nel 1993, che stabiliva l’esternalizzazione dei servizi di musei e biblioteche, e sanciva la possibilità di utilizzare volontari a integrazione del personale nei musei, archivi e biblioteche statali – l’associazione Mi Riconosci? terrà una conferenza di presentazione dei risultati della recentissima inchiesta riguardo il lavoro culturale in Italia, condotta tra novembre e dicembre 2022. In particolare saranno condivisi dati e testimonianze emersi dal questionario “Lavorare nel settore culturale”, cui hanno risposto oltre 2500 persone, realizzato e lanciato dall’associazione con l’intento di mettere in luce le principali problematiche che affliggono il mondo della cultura e i suoi professionisti.

“Abbiamo scelto la data del 17 gennaio, il trentennale della Legge Ronchey (4/1993), perché vediamo in quella legge un momento decisivo di peggioramento delle condizioni di lavoro nel settore dei beni culturali italiani” spiegano le attiviste, sostenendo che negli ultimi decenni le condizioni dei lavoratori impiegati nel settore abbiano infatti subito un drastico peggioramento, in termini di condizioni contrattuali e retribuzione, in gran parte attribuibile ai vulnus di quella legge che deresponsabilizza la pubblica amministrazione esternalizzando a privati servizi su cui si può guadagnare solo abbassando il costo del lavoro. “La messa in atto della legge Ronchey, trent’anni fa, ha ben presto condotto all’esternalizzazione anche di alcuni servizi fondamentali offerti dalle istituzioni museali, come biglietterie, accoglienza e didattica. Da questo momento i soggetti privati hanno purtroppo operato nell’ottica della massimizzazione del profitto, attraverso l’abbattimento dei salari dei dipendenti, offrendo contratti sempre meno gratificanti e, molte volte, al limite della decenza” spiega Rosanna Carrieri, storica dell’arte e attivista.

A fronte di tale situazione, l’obiettivo del questionario è stato quello di monitorare la qualità delle condizioni lavorative attraverso la raccolta di dati e testimonianze fornite dagli operatori del settore, aggiornando i dati del 2019 raccolti dall’associazione. Chiuso con più di 2500 risposte (tra lavoratori ed ex lavoratori), mille in più della precedente inchiesta, il questionario ha fatto emergere “l’esistenza di numerose situazioni lavorative non dignitose e ai limiti della legalità, spesso su appalti a commissione pubblica. Precariato, salari bassi, mancanza di tutele, diritti negati: una situazione che non pare essere migliorata negli ultimi anni, anche a causa dell’immobilismo ministeriale a riguardo”.

“I risultati del questionario fotografano una situazione emergenziale che necessita di un tempestivo cambio di rotta” spiega Federica Pasini, tra le curatrici dell’inchiesta “L’applicazione del contratto di settore continua ad essere una condizione molto rara, il sottoinquadramento dei lavoratori quasi la regola. La libera professione nella maggior parte dei casi non è una scelta ma un’imposizione, anche nel caso in cui il lavoro abbia tutte le caratteristiche di quello dipendente”. In vista della conferenza, l’associazione rilancia la richiesta di riforme strutturali che tutelino i lavoratori, offrano opportunità di lavoro dignitose e rispettose dei servizi culturali che i lavoratori garantiscono. A questo si aggiunge l’esigenza impellente di risolvere l’endemica carenza di personale nelle pubbliche amministrazioni, che causa rallentamenti, disservizi ed eccessivo carico ai pochi dipendenti rimasti.

La conferenza avrà luogo martedì 17 gennaio alle 14 presso la Sala stampa della Camera, organizzata con il contributo di Anna Laura Orrico (M5S) e alla presenza del direttore generale di Federculture Umberto Croppi. Interverranno per Mi Riconosci Federica Pasini e Rosanna Carrieri. Sono stati invitati rappresentanti del Ministero della Cultura e di tutte le forze politiche, dei sindacati e delle principali associazioni di categoria.

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