Leonardotheka 2.0 rappresenta una nuova frontiera per la ricerca sui manoscritti di Leonardo da Vinci e dimostra come le tecnologie digitali possano superare i limiti fisici delle collezioni storiche, creando nuove connessioni tra istituzioni, discipline e Paesi. È il messaggio lanciato da Francesco Saverio Pavone, presidente del Museo Galileo di Firenze, intervenendo all’Ambasciata d’Italia a Londra durante la presentazione della piattaforma digitale che ricompone virtualmente il lascito manoscritto vinciano oggi conservato tra la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e il Royal Collection Trust. “La vostra presenza qui dimostra quanto la figura di Leonardo da Vinci continui a unire istituzioni, nazioni e ambiti del sapere”, ha dichiarato Pavone rivolgendosi ai partecipanti all’iniziativa. Il presidente del Museo Galileo ha definito Leonardotheka 2.0 “uno strumento di ricerca fortemente innovativo per lo studio dei codici vinciani”, sottolineando come il progetto incarni pienamente la missione dell’istituzione fiorentina. “Questo progetto rappresenta perfettamente l’anima del Museo Galileo, un’istituzione che non si limita a custodire la memoria del passato, ma che fa della ricerca scientifica avanzata la chiave per interpretarla e renderla accessibile al mondo contemporaneo”, ha affermato. Secondo Pavone, studiare oggi Leonardo significa infatti “utilizzare le tecnologie digitali più sofisticate per superare i confini fisici dei manoscritti, creando ponti tra la storia della scienza, la filologia e la rivoluzione digitale globale”. La nuova versione della piattaforma consente di riunire digitalmente le quasi 1.120 carte del Codice Atlantico custodite all’Ambrosiana con le circa 600 pagine che il collezionista Pompeo Leoni staccò dai manoscritti leonardeschi alla fine del Cinquecento e che oggi fanno parte delle collezioni reali britanniche. Il sistema permette inoltre di ricostruire lo stato originario dei taccuini e dei fogli di Leonardo prima dello smembramento operato da Leoni.
Nel suo intervento Pavone ha però collocato Leonardotheka all’interno di una visione più ampia sull’evoluzione dei musei e della ricerca scientifica. “La sfida verso l’evoluzione del Museo Galileo non si ferma alla digitalizzazione dei codici”, ha spiegato, annunciando le attività del nuovo laboratorio di neuroestetica sviluppato con il Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare (LENS), l’Università di Firenze e altri partner internazionali nell’ambito del progetto Tuscany Health Ecosystem. L’obiettivo del laboratorio, ha illustrato il presidente del Museo Galileo, è studiare attraverso protocolli scientifici avanzati le reazioni cognitive e neurologiche dei visitatori davanti alle collezioni storico-scientifiche, per comprendere i meccanismi alla base della percezione della bellezza e della conoscenza e approfondire il ruolo della cultura nel benessere individuale. “Dimostrare scientificamente che l’arte, la storia e la scienza generano benessere nel nostro cervello significa dare una base biologica a un patto sociale della cultura”, ha osservato Pavone, evidenziando le possibili applicazioni nel campo del cosiddetto welfare culturale. A unire i progetti del Museo Galileo, dalla valorizzazione digitale dei codici di Leonardo alle nuove ricerche sulla neuroestetica, è una stessa prospettiva. “Dagli studi anatomici dei codici di Leonardo all’analisi delle sinapsi dei nostri visitatori, dalla Leonardotheka al laboratorio di neuroestetica, il filo conduttore resta unico: la scienza al servizio del mondo”, ha concluso.
