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Il nuovo istituto che sorgerà nella Capitale "intende affiancarsi e non sovrapporsi alla Fondazione Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah (MEIS)"

Una serie di peculiarità storiche e l’assenza nella Capitale di un museo analogo. Queste le ragioni che hanno spinto il governo, nella persona del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, a presentare il disegno di legge che istituisce un Museo della Shoah a Roma. Nella relazione che accompagna il testo depositato in Senato è riportata la ratio del provvedimento. Il ddl prevede la partecipazione del Ministero della Cultura alla Fondazione Museo della Shoah, costituita nel luglio 2008, al fine di concorrere a mantenere viva e presente la memoria della tragedia della Shoah e realizzare il Museo della Shoah con sede in Roma. L’istituto, si legge nella relazione, “sarà il luogo che permetterà di far conoscere cosa è stato l’Olocausto e le atrocità che lo hanno caratterizzato” e “si affiancherà ai Musei dedicati alla Shoah già istituiti in altre grandi città del mondo, come lo Yad Vashem di Gerusalemme. L’istituendo Museo intende affiancarsi e non sovrapporsi alla Fondazione Museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah (MEIS), attesa la mancanza, proprio nella Capitale italiana, di un simile luogo riferibile al Ministero della Cultura e specificamente dedicato alla storia dell’Olocausto”.

Inoltre, “Roma è sede di una delle Comunità ebraiche più antiche d’Europa: risulta, infatti, che i primi ebrei si insediarono a Roma già nel II secolo a.C. Anche in ragione di tali fattori storici, la Comunità ebraica di Roma è, oggi, una fra le più numerose d’Italia: se gli ebrei italiani iscritti nelle Comunità italiane sono circa 30.000, va sottolineato come quasi la metà vivano a Roma”. Nella relazione del ddl, si ricorda ancora che lo stesso Ghetto ebraico della Capitale “è considerato il più antico del mondo occidentale. Fu il papa Paolo IV ad ordinarne la costruzione nel 1555 revocando tutti i diritti concessi agli ebrei romani e dotandolo, originariamente, di soli due accessi per entrare ed uscire. Nel corso della sua storia, il Ghetto fu poi più volte dismesso, ma si trattò spesso di brevi periodi, ai quali seguirono nuove reclusioni, fino ad arrivare al 1870, con la breccia di Porta Pia e la fine del dominio papale, anno in cui fu definitivamente chiuso. Inoltre, fu proprio a Roma, e in particolare nell’ex Ghetto, che all’alba del 16 ottobre 1943, si scrisse una delle pagine più buie e tristi della storia del nostro Paese, quando i nazisti effettuarono una retata che portò alla deportazione di oltre mille ebrei romani”.

Il disegno di legge si compone di un solo articolo. In particolare, il comma 1 prevede che, al fine di concorrere a mantenere viva e presente la memoria della tragedia della Shoah e realizzare il Museo con sede in Roma, il Ministero della Cultura partecipi alla Fondazione Museo della Shoah in Roma. Il comma 2 prevede che alla gestione del Museo provveda la Fondazione Museo della Shoah. Il comma 3 stabilisce che la Fondazione sia posta sotto la vigilanza del MiC che programma le attività museali anche tenuto conto degli indirizzi della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal momento che presso questa, con appositi decreti, sono stati istituiti il Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah e la Commissione per il restauro e nuovo allestimento del percorso espositivo italiano del “blocco 21” del Museo di Auschwitz-Birkenau. Il comma 4 prevede che sia autorizzata la spesa di 4 milioni di euro per il 2023, di 3 milioni per il 2024, di 3,050 milioni per il 2025 e di 50 mila euro annui a decorrere dal 2026, dettando poi disposizioni riguardanti la copertura finanziaria degli oneri in questione. Il comma 5 prevede che il Ministro dell’Economia e delle finanze sia autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

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