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L’allestimento conclusivo della mostra sarà proposto in un evento unico, insieme all’esposizione Machines for Peace, progetto espositivo realizzato dalla Rete delle Grandi Macchine a Spalla, con il comune obiettivo di dare massima visibilità ai contenuti proposti e ai risultati ottenuti da entrambi i progetti, basati sull’importante ruolo del patrimonio immateriale nel dialogo interculturale e nella costruzione della cultura della pace

In occasione della decima sessione dell’Assemblea generale degli Stati parte della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che si terrà presso la sede dell’UNESCO, a Parigi, nei giorni 11 e 12 giugno, l’Istituto Centrale per il Patrimonio immateriale, del Ministero della Cultura italiano (MiC), insieme alla Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane, elemento iscritto dal 2013 alla Lista Rappresentativa per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, propone, negli spazi espositivi della Galerie Joseph, in rue des Minimes, 16 (place des Vosges), l’evento di chiusura del progetto espositivo internazionale Racconti Invisibili che, a partire dal 2018, ha diffuso nel mondo, attraversando due continenti, la conoscenza del patrimonio immateriale italiano. In questa particolare occasione, l’allestimento conclusivo della mostra Racconti Invisibili sarà proposto in un evento unico, insieme all’esposizione Machines for Peace, progetto espositivo realizzato dalla Rete delle Grandi Macchine a Spalla, con il comune obiettivo di dare massima visibilità ai contenuti proposti e ai risultati ottenuti da entrambi i progetti, basati sull’importante ruolo del patrimonio immateriale nel dialogo interculturale e nella costruzione della cultura della pace.

RACCONTI INVISIBILI

Grazie ai finanziamenti statali per il potenziamento della cultura e della lingua italiana all’estero, il Ministero della Cultura italiano, nel 2018, ha sostenuto il progetto di ambito internazionale “Racconti (in)Visibili” (www.raccontinvisibili.com) proposto dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale diretto da Leandro Ventura: un progetto espositivo destinato alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale immateriale italiano all’estero, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura. Concepito come progetto itinerante, “Racconti (in)visibili”, nella sua prima edizione, ha portato il patrimonio culturale immateriale italiano nell’Europa dell’Est (Armenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria) e in Sud America (Cile, Argentina, Messico), mentre la seconda edizione ha visto tre tappe spagnole, Barcellona, Ainsa Sobrarbre e Madrid. Le mostre di Madrid e Barcellona sono state realizzate in diretta collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura, sotto l’egida dell’Ambasciata d’Italia in Spagna, una partnership che ha caratterizzato anche il tour espositivo realizzato nel triennio 2019 -2021 che ha visto collaborare la rete consolare e diplomatica italiana e gli IIC di Armenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cile, Messico, Argentina. All’ideazione e alla realizzazione del progetto hanno contribuito il personale scientifico con competenze specifiche nelle discipline storico-artistiche e etnoantropologiche dell’Istituto, gli addetti culturali del Ministero degli esteri e della Società Dante Alighieri mentre gli ambiti relativi all’arte contemporanea, ai documenti visivi e alle tecnologie immersive utilizzate nel concept dell’allestimento, sono state oggetto di una collaborazione diretta con curatori d’arte, artisti, registi e exhibition designer. Sostanzialmente suddiviso in aree concettuali dialoganti, il concept della mostra, ideato in modalità partecipativa con la collaborazione delle comunità patrimoniali della Rete delle Grandi Macchine a Spalla e della Cerca e cavatura del tartufo, elementi iscritti dall’UNESCO alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, è orientato alla rappresentazione di alcune tematiche portanti del patrimonio immateriale – cultura alimentare, musica e gioco popolare, saper fare tradizionale, pratiche devozionali e festive- narrate attraverso il linguaggio della cinematografia e della fotografia di carattere antropologico-sociale in un gioco di rimandi e riflessi attivato da imprevedibili suggestioni provenienti dalle opere di importanti artisti contemporanei. Il progetto espositivo polimediale, realizzato dagli exhibition and immersive designers di Openlab Company coordinati da Luca Ruzza, è orientato alla creazione di una nuova modalità narrativa di grande impatto emotivo e comunicativo che, attraverso la sintesi dei diversi linguaggi tecnologici utilizzati nel percorso, mira all’immersività come esperienza di fruizione totale.

MACHINES FOR PEACE

Machines for Peace è un progetto espositivo realizzato dalla Rete delle Grandi Macchine a Spalla elemento iscritto dal 2013 alla Lista Rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Patrimonio Culturale Immateriale del Ministero della Cultura. La mostra gode del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, dei Comuni delle Città della Rete, delle Arcidiocesi e Diocesi delle stesse, ed è frutto di un lavoro lungo e complesso di mediazione ed intermediazione delle comunità patrimoniali della Rete riunite in GRAMAS, condiviso con Patrizia Nardi, referente tecnico scientifico della candidatura e curatrice delle attività di sviluppo culturale della Rete e Giorgio Andrian, esperto internazionale UNESCO e Professore di Cultural Diplomacy alla Venice International University. Il team tecnico del progetto, lo stesso di Racconti Invisibili, si è avvalso della creatività del regista Francesco de Melis, autore di tutti i progetti di antropologia visiva dedicati alle feste della Rete, degli allestimenti innovativi di Openlab Company e delle professionalità dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Culturale Immateriale. Tre le tappe della mostra che, inaugurata nel 2022 al Bethlehem Peace Center, è stata poi allestita nella cappella barocca del complesso dell’Ambasciata d’Italia a Praga, e negli spazi espositivi dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado.

PARIGI 2024: RACCONTI INVISIBILI & MACHINES FOR PEACE. INSTALLAZIONI IN DIALOGO

Nella sezione contemporanea, curata da Dominique Lora e Micol Di Veroli, sono esposte le opere di 15 artisti italiani contemporanei: Antonio Ligabue, Matteo Basilé, Elena Bellantoni, Angelo Bellobono, Bertozzi&Casoni, Paolo Buggiani, Stefano Canto, Davide Dormino, Giuseppe Fata, Vincenzo Marsiglia, Elena Mazzi, Simone Pellegrini, Leonardo Petrucci, Benedetto Pietromarchi, Maurizio Sapia, Cinzia Sarto, poste in confronto tematico con la sezione audiovisiva, curata da Stefania Baldinotti, che propone, accanto ad un allestimento antologico della filmografia di carattere etnografico dedicata alle feste della tradizione italiana, messe a fuoco anche nel drammatico momento della loro assenza dovuta all’ormai celeberrimo periodo del lock down, del regista etnomusicologo Francesco De Melis, l’innovativo “Caleidoscopio del patrimonio Immateriale”, particolarissima partitura visiva per suoni e immagini, e l’allestimento immersivo dedicato al docufilm “Memoria di tartufo, una storia nascosta” del regista Remo Schellino. Nella sezione fotografica, i reportage etnografici dei fotografi Massimo Cutrupi e Marco Marcotulli, si concentrano sul patrimonio immateriale italiano mettendone a fuoco sia le performance più eclatanti che le pratiche meno diffuse, cercando nell’espressività dei protagonisti e nei segni ineffabili del trascorrere del tempo, il seme del cambiamento e la certezza di quell’eterno ritorno che, insieme, costituiscono la vitalità della tradizione. Il progetto espositivo della sezione antropologica sarà punteggiato da maquette raffiguranti miniature delle macchine cerimoniali “a spalla” costruite da artigiani locali, in sospeso tra la realizzazione artistica e la devozione popolare, qui esposte per rappresentare la “materialità” di questi spettacolari e partecipatissimi riti collettivi.

Gli artisti contemporanei in mostra sono tutti caratterizzati da una ricerca ispirata alla natura effimera, eppure costante del rapporto tra singolarità e collettività e delle varie forme di interazione tra uomo e natura, tra memoria e senso di appartenenza. Ogni opera, a suo modo, esplora e reinventa tecniche antiche, forme di conoscenza e di manualità, sperimentando con competenze e materiali diversi – come la lavorazione della carta, della ceramica e la tessitura- o raccontando antiche tradizioni come la caccia o i saperi legati alla nutrizione e all’elaborazione dei cibi. Le opere degli artisti contemporanei, messe in dialogo in un rimando di nessi invisibili con le opere della sezione audiovisiva, mostrano le infinite varietà nelle quali si declina il rapporto uomo-natura, dallo sfruttamento sostenibile delle risorse alimentari, ai tentativi di sopraffazione che generano i devastanti esiti dei cambiamenti climatici, alla trasformazione del paesaggio in spazio simbolico, all’attribuzione agli oggetti e ai gesti della quotidianità di significati diversi da quelli meramente funzionali, nel tentativo di oltrepassare quel confine che limita l’agire dell’uomo tra cielo e terra, ma non il suo pensiero.

Attraverso la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale promulgata dall’UNESCO nel 2003, si è diffusa e rafforzata la consapevolezza che il patrimonio culturale non si limiti ai monumenti e alle collezioni di oggetti, ma includa anche tradizioni o espressioni viventi, conoscenze e competenze e molti aspetti del vivere quotidiano che vengono trasmessi da una generazione all’altra: aspetti non tangibili come le abilità e le tecniche del lavoro manuale e dell’artigianato tradizionale, l’oralità, la musica, il canto, la danza, le consuetudini sociali, le conoscenze, le pratiche e gli orizzonti ancora fondamentali nella vita quotidiana delle comunità, primo fra tutti il tempo del rito e della festa, e tutti i saperi che riguardano la natura, la preparazione dei cibi, la consapevolezza dell’ambiente e dell’universo. È, questo, il patrimonio immateriale, al quale l’UNESCO riconosce la capacità di favorire il dialogo interculturale, di valorizzare la creatività umana, di incoraggiare il rispetto dei diritti umani, dei diversi modi di essere e di sentire, diffondere e difendere la pace nel mondo.

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