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I finanziamenti pubblici al mondo della cultura “sono molti ma non saranno mai sufficienti a risolvere tutti i problemi del settore, è chiaro che deve essere una tipologia di aiuto in grado di scatenare un processo virtuoso in cui devono assolutamente esserci i privati. Non solo non bisogna aver paura dei soldi dei privati, ma i soldi privati sono benedetti”. Lo ha detto il sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi, intervenendo al Cantiere Sostenibilità economica (La sostenibilità economica delle organizzazioni culturali: dai nuovi approcci al partenariato alla dimensione innovativa del fundraising. In collaborazione con PTSCLAS SpA) organizzato nell’ambito di Lubec 2023 – Effetto Cultura, incontro internazionale dedicato allo sviluppo e alla conoscenza della filiera che lega la cultura e l’innovazione in corso a Lucca fino al 29 settembre.

Mazzi, nel corso del suo intervento, ha citato passaggi del libro dell’ex ministro della Cultura Dario Franceschini “Con la cultura non si mangia?” in cui l’ex inquilino del Collegio romano sottolinea il rapporto storicamente difficile tra pubblico e privato nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio culturale. “Penso esattamente quello che Franceschini dice nel suo libro in modo un po’ sommesso: non solo non bisogna aver paura dei soldi dei privati, ma i soldi privati sono benedetti. Perché gli Stati moderni andranno ad affrontare problematiche che sono sempre più sotto gli occhi di tutti. Con il crescere dei problemi, il rischio è che tutto quello che riguarda la cultura venga considerato pian piano meno importante. I soldi pubblici sono importanti quindi per innescare la contribuzione privata”.

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