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Torna ‘Feminism’, Fiera dell’editoria delle donne alla sua sesta edizione: la manifestazione sarà inaugurata venerdì 3 marzo alle 15 alla presenza di esponenti istituzionali. Proseguirà sabato 4 e domenica 5 e si concluderà lunedì 6 marzo. Le madrine di quest’anno sono, idealmente, tutte le donne iraniane. Alla Conferenza Stampa del 28 febbraio in Campidoglio, alle ore 12 in Sala Protomoteca, prenderanno parte: Loretta Bondì, Presidente di Archivia; Maura Cossutta, Presidente Casa Internazionale delle Donne; Tommaso De Angelis, Zalib – Centro Giovani; Elvira Federici, Presidente SIL; Isabella Ferretti, Vicepresidente ADEI; Miguel Gotor, assessore alla Cultura, comune di Roma; Parisa Nazari, iraniana che vive in Italia, interprete, mediatrice culturale e attivista dei diritti umani, associazione culturale APS Donne di carta; Maria Palazzesi, Direzione di Feminism.

La manifestazione avrà luogo come da tradizione alla Casa Internazionale delle Donne e si avvarrà della collaborazione del Centro Giovani del I Municipio e della libreria Zalib, sempre con sede nel complesso monumentale dell’ex Buon Pastore in Trastevere. L’ingresso al pubblico è gratuito. Il 6 marzo l’appuntamento è con il rapporto tra scuola e femminismi con Insegnare comunità a scuola. Desiderio, differenze, relazioni: uno sguardo femminista che attraversa i saperi (titolo ispirato al celebre libro di bell hooks), organizzato da Leggendaria/Cara Prof, Società Italiana delle Letterate, Manifestolibri, Indici Paritari, Associazione Orlando, con la collaborazione di Archivia e dell’Associazione le Altre e il patrocinio di Proteo. L’incontro è anche valido per la formazione docenti, che possono iscriversi attraverso la piattaforma S.O.F.I.A.

Feminism6 è anche l’evento che apre le celebrazioni del Ventennale di Archivia, Archivi, Biblioteche, Centri di Documentazione delle Donne, con “un messaggio di crescita, ricucitura dei conflitti e consapevolezza nella certezza che il nostro patrimonio, le nostre iniziative e la nostra resistenza rappresentano baluardi e alternative alla restaurazione retrograda a cui il dibattito politico ci vorrebbe abituare”.

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