“Le collaborazioni in Europa hanno già attraversato tempi turbolenti; l'Europa ha superato molte gravi crisi e in passato ha colmato profonde divisioni. E oggi, ora che il ritiro del Regno Unito dall'Unione Europea è diventato una realtà, noi, fondazioni e istituzioni culturali che lavoriamo in Europa rispondiamo rafforzando i nostri legami”. E’ quanto si legge in un comunicato dell’European Cultural Foundation, la fondazione indipendente che ha l’obiettivo di promuovere “un sentimento europeo attraverso la cultura, sviluppando e sostenendo iniziative che ci permettono di condividere, sperimentare e immaginare l'Europa”.
Una dichiarazione promossa anche dal British Council, dalla Compagnia di San Paolo e dal Goethe Institut, e firmata, tra gli altri, dal BOZAR, da Culture Action Europe, da Europa Nostra, dal Cese, dalla Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo), dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, da NEMO – Network of European Museum Organisations e da Rijeka 2020 – European Capital of Culture.
Scambi culturali ed esperienze europee, si legge nel comunicato, “possono contrastare il crescente divario tra le persone e possono aiutare a superare le divisioni politiche”.
“Brexit è un sintomo e non una causa, ed è un indicatore delle linee di faglia sociali e culturali della società britannica. Inoltre, “Brexit” è un fenomeno a livello europeo, addirittura globale, in quanto rappresenta un crescente divario tra le comunità, tra i cittadini e i loro rappresentanti politici e tra le idee politiche. Riteniamo che Brexit sia un momento di grande attualità, che crea un nuovo senso di urgenza, e che rafforza l'impegno per la costruzione e il rafforzamento di spazi culturali europei condivisi, di cui il Regno Unito ha sempre fatto e sempre farà parte”.
“Siamo convinti che l'alienazione politica e istituzionale in atto tra il Regno Unito e il resto dell'UE non debba portare a una separazione culturale e sociale, né nel Regno Unito né in altre società europee. Vogliamo guardare oltre le realtà istituzionali e sottolineare l'importanza di relazionarsi di persona, sia attraverso gli incontri quotidiani – al lavoro, in viaggio, nelle biblioteche, nei caffè e nei pub – sia attraverso l'interazione online”.
“Gli scambi culturali e le esperienze europee possono contrastare il crescente divario tra le persone e possono aiutare a superare le divisioni politiche. Crediamo in un'Europa aperta, democratica e inclusiva. La cultura gioca un ruolo importante in questo, in quanto spazio di scambio e di dialogo sulle differenze, e l'obiettivo è quello di portare alla luce gli attriti: non dobbiamo essere infatti tutti d'accordo, ma dobbiamo parlare tra di noi”.
Alla luce di questo “intensificheremo le nostre attività e i nostri sforzi per consentire alle comunità e agli individui di tutta Europa di co-formare i loro sogni, il loro futuro, uno spazio culturale comune, con creatività e in cooperazione. Svilupperemo nuove iniziative e programmi che manterranno e rigenereranno i contatti da istituzione a istituzione, da rete a rete, ma soprattutto da persona a persona. In questo modo coinvolgeremo il maggior numero possibile di persone di diversa estrazione sociale e di opinioni divergenti”.
