skip to Main Content

“Il legame indissolubile tra cultura e cooperazione ha portato l’UNESCO a iscrivere l’idea stessa e la pratica di organizzare interessi condivisi attraverso le cooperative nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel 2016. Questo riconoscimento afferma le cooperative come elemento culturale di eccezionale valore universale, trasmesso di generazione in generazione e che contribuisce in modo significativo allo sviluppo sostenibile. Questi tre criteri sono, ovviamente, al centro della Convenzione UNESCO del 2003 sul patrimonio culturale immateriale, che conta oltre 180 Stati membri”. Lo ha detto Santosh Kumar, Direttore Legislazione dell’International Cooperative Alliance (ICA), in un videomessaggio inviato in occasione del convegno “Filiere culturali cooperative per uno sviluppo equo e sostenibile” a Venezia presso l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Palazzo Cavalli Franchetti, tappa conclusiva dei 50 anni della cooperazione culturale in Italia promossa da Culturmedia Legacoop.

Ispirata da questo importante riconoscimento, l’ICA ha esplorato le intersezioni tra il patrimonio culturale immateriale e le cooperative in tutto il mondo. “Nel 2025, secondo Anno Internazionale delle Cooperative delle Nazioni Unite, l’ICA ha lanciato www.culturalheritage.co come primo passo verso la strutturazione e la visibilità di un programma a lungo termine dedicato alla cultura della cooperazione. Su questa piattaforma abbiamo mappato 31 siti fisici in tutto il mondo noti per la loro eredità cooperativa, siti che possono essere visitati, vissuti e condivisi e che hanno un eccezionale valore cooperativo internazionale. Tra questi vi sono musei cooperativi, istituti di formazione, sale riunioni storiche e persino villaggi e strade gestiti come cooperative”. Insieme a questa piattaforma, “abbiamo anche avviato un processo di candidatura aperto, invitando il movimento cooperativo internazionale ad aiutarci a identificare ulteriori siti culturali ed elementi immateriali provenienti da ogni paese e ogni comunità. In questo modo, continuiamo a dimostrare che la cooperazione è profondamente locale quanto decisamente internazionale. Questo programma è solo l’inizio. Continuerà ad evolversi nel prossimo decennio e preparerà il terreno per il prossimo Anno Internazionale delle Cooperative delle Nazioni Unite nel 2035”.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top