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Si tiene oggi a Roma, a partire dalle 20, l’evento “Interstizi”, il progetto con cui il collettivo Nodo inaugura la sua permanenza a Forte Antenne (Villa Ada). Questo primo appuntamento propone il dialogo fra la pittura di Iacopo Maria Fiorani (Roma, 1975) e lo spazio del Forte. Le opere esposte – che mostrano una pittura in cui a prevalere è l’astrazione – sono una selezione della produzione dell’artista, realizzate in periodi differenti, in grado di fornire una panoramica esaustiva della sua attività. Dopo un primo periodo di sperimentazione legato alla pittura figurativa, non realistica, in cui le forme vengono reinventate rispetto al reale, Iacopo è in breve tempo approdato all’astrazione. “Nell’astrazione – come ci dice l’artista – il senso di ricerca e il percorso che porta al compimento dell’opera è più difficoltoso, ma ricco di sorprese.”

Alla ricerca di una strada che fosse solo sua Iacopo ha messo a punto la tecnica dello swithching, diventato suo elemento caratterizzante. La tecnica consiste nell’utilizzo di due tele: una tela madre su cui vengono gettati prima i colori liquidi e in seguito un tipo di carta molto sottile ed assorbente, e una tela vergine su cui, secondo vari livelli di fissaggio, le carte vengono imbevute di colore. La tecnica descritta prevede l’uso di materiali disparati tra cui solventi, benzina ed acidi, che rivelano una forte attenzione alla materia come componente della sua pittura. Le tele realizzate con lo switching sono state accostate alla più recente produzione in gesso. Il gesso alabastrino, applicato direttamente sulla tela, viene trattato con l’aggiunta di colori liquidi. L’uso del gesso nasce dal bisogno di dare tridimensionalità al quadro. Nel complesso i lavori presentati sono frutto di un’improvvisazione, grazie alla quale neanche l’artista sa quando la propria opera sarà conclusa.

I lavori vengono realizzati in orizzontale o a terra in un moto istintivo e irrazionale in cui ogni gesto e movimento riflette la carica emotiva dell’artista. La gestualità, che vuole essere un ritorno all’origine, viene accolta dalle pareti cariche di storia su cui sono incisi, a loro volta, i segni del passare del tempo. La stratificazione dei lavori, su cui l’artista torna più volte, cita perfettamente la storia del forte, un luogo che è stato abitato in tempi e contesti diversi, prestandosi ai bisogni di chi lo ha utilizzato nel corso del tempo. Gli interstizi sono piccole porzioni di spazio che si creano naturalmente fra uno strato e l’atro (dei momenti di pausa) soffermandosi sui quali si possono apprezzare tutti i diversi livelli della stratificazione: quella fisica dei dipinti e quella temporale del forte.

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