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Il Vittoriano non è soltanto una delle tre sedi della mostra Roma in Moneta, ma diventa esso stesso parte integrante del percorso espositivo e del racconto storico che l’esposizione propone. È il messaggio al centro dell’intervento di Edith Gabrielli, direttrice del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia, intervenuta alla presentazione della mostra. Gabrielli ha scelto di partire dall’ultimo capitolo dell’esposizione, dedicato all’arte contemporanea e ospitato nella Sala Zanardelli del Vittoriano, sottolineando come questa sezione rappresenti un cambio di prospettiva rispetto al resto del percorso. “Nelle altre sezioni osserviamo Roma attraverso il verbo al passato; qui, invece, entriamo nel nostro presente”, ha spiegato, evidenziando come le opere di artisti contemporanei, da Elisabetta Benassi a Maurizio Cattelan, raccontino una storia ancora aperta, capace di interrogare direttamente il visitatore.

La direttrice ha quindi ricordato il carattere profondamente corale del progetto, definendolo il risultato di “un autentico lavoro di squadra”. Un riconoscimento particolare è stato rivolto ad Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, alla quale Gabrielli ha attribuito il merito di aver creato le condizioni per la realizzazione dell’iniziativa, oltre a ricordare il contributo dei coordinatori scientifici, degli studiosi coinvolti, del personale del VIVE e dei professionisti che hanno curato l’identità visiva e il catalogo della mostra.

Nel ripercorrere il contenuto della sezione ospitata al Vittoriano, Gabrielli ha illustrato il viaggio attraverso la Roma dell’età moderna e contemporanea, dal Rinascimento alla nascita dell’euro. Le monete, ha spiegato, consentono di leggere i grandi snodi della storia della città e del Paese: dal potere dei papi alla Breccia di Porta Pia, dalla Marcia su Roma alla nascita della Repubblica, fino all’ingresso dell’Italia nell’orizzonte europeo con la moneta unica. Nella parte conclusiva del suo intervento, la direttrice ha posto l’accento sul valore simbolico del Vittoriano. La scelta della Sala Zanardelli, ha osservato, è stata tutt’altro che casuale: il monumento, nato per celebrare l’Unità d’Italia, attraversa tutte le grandi stagioni della storia contemporanea – monarchia, fascismo, Repubblica e integrazione europea – diventando esso stesso una chiave di lettura della mostra. “Ogni nuova Roma nasce dalla precedente, non la cancella, la trasforma, conserva la memoria e proprio grazie a quella memoria costruisce il proprio futuro”, ha affermato Gabrielli. Un principio che, secondo la direttrice, trova nel Vittoriano il proprio simbolo più eloquente: un monumento che, come la città, ha saputo rinnovare continuamente il proprio significato senza mai perdere il legame con la propria identità.

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