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“Il teatro, oltre a essere uno spazio di resistenza esistenziale e culturale, è e deve essere sempre di più un comparto solido, un comparto capace di creare buon lavoro e di offrire un orizzonte di senso alla società che oggi, come ieri, ha bisogno sempre più di uno spazio di riflessione, che è quello spazio di riflessione che il teatro incarna fin dal tempo dei greci”. Lo ha detto Simona Baldassarre, Assessore alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Servizio civile della Regione Lazio intervenendo al Teatro Vascello di Roma in occasione dell’evento ‘Cooperazione e teatro: una storia al futuro 1974-2024’ che ha accolto testimonianze, incontri, approfondimenti, studi, contributi di ricerca sull’importanza e l’innovatività del modello cooperativo per il settore dello spettacolo e una tavola rotonda. L’incontro fa parte delle celebrazioni per i 50 anni della Cooperativa La Fabbrica dell’Attore.

“Sono profondamente convinta – ha aggiunto Baldassarre – che l’arte in tutte le sue forme, ed in generale la cultura, non sia mai un costo, ma sempre un investimento per la società. Il teatro resistente crea valori democratici e di cittadinanza, e dunque va sostenuto per la sua capacità di essere palestra di democrazia. Le esperienze di cooperazione, come quelle di LegaCoop, dimostrano che il terzo settore può essere una soluzione. Un’interazione fra mercato e pubblico, per favorire politiche culturali attive ed esorcizzare il rischio di creare settori soltanto sovvenzionati nel mondo della cultura. Gli strumenti del terzo settore non rappresentano solo organismi che svolgono un’attività organizzata, sono anche motore dell’economia del Paese, quella ispirata da finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale condivise. Ecco dunque che parlare di cooperazione è fondamentale. Significa parlare degli strumenti idonei a sostenere il teatro e renderlo il più possibile autonomo, anche in contingenze economiche talvolta sfavorevoli. Io credo che la cultura solo sovvenzionata infatti sia un rischio, cioè che l’arte finisca se finiscono i finanziamenti, e questo non va bene. Ecco, la cooperazione può essere una risposta proprio a questo”.

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