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Nel doppio talk “Dalla ‘richiesta di fondi’ alle creazione di partnership strategiche”, coordinato da Riccardo Tovaglieri (Patrimonio Cultura) e Andrea Caracciolo (Scuola di Fundraising di Roma), i promotori di Più Fundraising Più Cultura hanno chiamato a raccolta i principali rappresentanti di tutte quelle categorie che pur non occupandosi direttamente di fundraising sono attori centrali per il settore culturale. La domanda posta è stata proprio come creare partnership strategiche che possano superare un’ottica opportunistica e non strategica ma generare invece valore condiviso per tutti i soggetti coinvolti.

In prima istanza il tema è stato declinato nel rapporto tra cultura e impresa, riprendendo anche l’appello che nel 2021 l’ex ministro Franceschini aveva rivolto proprio a questo settore: “vorrei arrivasse il momento in cui le grandi aziende si vergognino se non donano per la tutela del patrimonio del proprio Paese”. Marco Amato (Lavazza) ha ripercorso le varie esperienze di produzione culturale e di partnership di Lavazza Group che da anni lavora in termini di co-progettazione e co-produzione culturale. Il sostegno agli enti culturali nasce dalla condivisione di progetti e co-progettazione, come ad esempio quanto successo con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento per la Galleria della Sostenibilità.

“Il pubblico oggi è interessato ai contenuti, quindi dobbiamo avvicinarci a loro attraverso il racconto di valori condivisi. Non solo sostegno economico, ma partecipando, condividendo, inserendo contenuti e agendo sulle politiche di divulgazione sul pubblico”. Inoltre, ha sottolineato come il sostegno ai progetti deve nascere da percorsi di coprogettazione dell’iniziativa, condividendo visioni e valori e farli diventare progetti. Centrale anche il ruolo del fundraiser che in questo senso agisce come “mediatore culturale” tra l’impresa e l’istituzione culturale e permette all’azienda e all’istituzione di parlare la stessa lingua. È il punto di congiunzione tra due mondi e due linguaggi. Il fundraiser media e integra, in una concezione in cui l’impresa è impresa culturale, con la necessità e la possibilità di sviluppare e acquisire competenze che prima avevano solo i Musei.

Gli fa eco Stefano Monti (Monti&Taft) che ha sottolineato in particolare la visione imprenditoriale del mondo della cultura e come il ruolo del fundraiser è prima di tutto quello di cercare partners e non solo soldi, ovvero realtà che insieme credano in un progetto, in una visione da condividere. In questo senso fondamentale che al rischio d’impresa corrisponda anche un beneficio d’impresa, come leva di sviluppo sociale. Chiamata a rappresentare il vasto mondo delle piccole e medie imprese Giuliana Cirio (Confindustria Cuneo) ha stressato l’importanza di imparare a parlare lo stesso linguaggio e mettersi sullo stesso piano. “L’impresa come soggetto sociale ha il compito di sostenere la cultura anche per migliorare la stessa classe imprenditoriale”. Confindustria Cuneo proprio in questo spirito ha fatto entrare gratuitamente le organizzazioni culturali del proprio territorio nell’associazione degli imprenditori per insegnare loro a comportarsi secondo un principio di management d’impresa e allo stesso tempo far comprende agli imprenditori spesso focalizzati sugli aspetti operativi del proprio business lo straordinario potenziale di creatività e crescita, anche economico, che può avere la cultura. Un interessante esperimento che è stato auspicato possa diventare un buona pratica, replicata da altre associazioni di categoria anche a livello nazionale.

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