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Più Fundraising Più Cultura, fin dalla sua prima edizione, intende creare una piattaforma di confronto con tutti quegli enti che possono essere facilitatori dello sviluppo di competenze e conoscenze da parte delle organizzazioni culturali. Tra queste le organizzazioni di secondo livello, le reti e le istituzioni di rappresentanza degli enti locali e delle organizzazioni culturali.
Vanessa Pallucchi, Portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore, intervenendo all’evento ha sottolineato come in questo settore sia in divenire in un processo di assunzione di un nuovo ruolo di trasformazione sociale – anche alla luce della riforma del terzo settore. Le organizzazioni del terzo settore devono essere in grado di costruire strategie e non solo attuare progetti per produrre impatti sui territori anche e soprattutto nel campo della cultura. “Il terzo settore è pronto ad assumersi una responsabilità in merito, anche potenziando conoscenze e competenze nel fare rete e costruire e guidare partnership, ma a patto che esso venga maggiormente coinvolto nei processi decisionali del governo” – ha affermato Vanessa Pallucchi.

Alessandra Vittorini, direttore della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, ha riportato quanto emerso dal lavoro di ricerca, ascolto, formazione e accompagnamento dei professionisti delle istituzioni culturali, più volte ripreso anche in questa sede. Da questo osservatorio emerge la necessità di rafforzare le conoscenze e le capacità delle istituzioni di creare e gestire partnership, anche quale condizione per utilizzare pienamente e meglio le risorse pubbliche e private disponibili. Per questo la Fondazione attraverso progetti, tra cui “Cantiere Città”, rivolto alle città candidate a capitale della cultura, e il corso-concorso per l’assunzione di rigenti di area tecnica dei beni culturali, ha previsto una significativa parte destinata al fundraising.

Alfonso Andria, Presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali e promotore di Ravello Lab, ha messo in evidenza come alla base delle partnership vi è la capacità da parte di chi progetta ed eroga cultura di creare valore aggiunto che possa essere condiviso con dei partner. “È sul valore che si costruiscono le collaborazioni e che permettono a queste di essere durature nel tempo. Se invece si pensa solo a ricevere valore economico da aziende o da fondazioni, senza restituire valore a loro, è impossibile creare vere e proprie partnership”. Questo, ad esempio, ha permesso al Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di raggiungere 40 anni e realizzare ogni anno Ravello Lab.

Vincenzo Santoro, responsabile cultura di ANCI, ha invece sottolineato come il partenariato in senso formale (quello previsto dall’art. 151 del codice degli appalti) è uno strumento molto giovane e deve essere ancora adottato pienamente anche perché ancora poco conosciuto nella pratica. “Ma se guardiamo al partenariato come modalità di fare cultura siamo di fronte ad una pluralità di casistiche che si devono confrontare con problemi importanti. Ad esempio nel caso del Bando Borghi del PNRR, proprio su proposta dell’ANCI, ha posto al centro la costruzione di partnership per la rigenerazione. Ma la progettualità che ne è emersa (ben 1.800 progetti) deve poi fare i conti con l’estrema povertà di risorse non solo economiche ma di risorse umane e competenze delle realtà sociali e amministrative locali sulle quali occorre assolutamente agire con la formazione e la capacitazione pena la perdita di questa ondata di creatività che è un fatto al contrario estremamente positivo”.Ledo Prato, presidente della neonata Associazione Rete delle Culture ha invece sottolineato che nelle realtà più piccole (che

sono la maggior parte del nostro paese) è più facile fare partnership con la comunità che non con le grandi aziende, in quanto è più facile che condividano non solo un progetto ma ne diventino co-protagonisti. “È importante quindi vedere il tema della partnership nel contesto reale di azione delle organizzazioni culturali nella dimensione locale. Il rischio altrimenti è quello di calare dall’alto modelli messi a punto a tavolino. Mentre al contrario occorre incrementare la sperimentazione di queste partnership per trarne poi indicazioni di carattere generale. Occorre dare priorità alla pratica, favorendola e facilitandola anche con l’accompagnamento di esperti – come nel caso del fundraising – per poi metterne a sistema i frutti”.

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