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Immagine 2 Per Mille Del Modello 730

Come emerge dal modello fac simile della prossima denuncia dei redditi, non è stato reintrodotto il 2 per mille alla cultura.

Il 2 per mille alla cultura è uno strumento di sussidiarietà orizzontale destinato alle Associazioni costituite da almeno 5 anni che nel proprio Statuto o Atto Costitutivo riportino lo svolgimento o la promozione di attività culturali. L’elenco di tali organizzazioni viene stilato dal Ministero della Cultura sulla base di una richiesta di iscrizione.

Il 2 per mille fu introdotto la prima volta nel 2016 e poi riproposto in modo sperimentale nel 2021. Assente nel 2022, l’ex Ministro Franceschini si era impegnato a reintrodurlo.

Durante l’evento Più Fundraising Più Cultura del dicembre 2022, nell’incontro con i rappresentanti delle Commissioni cultura di Camera e Senato, abbiamo appreso che l’attuale Ministro, durante la prima audizione tenuta alle commissioni nel dicembre scorso, ha prospettato la sua reintroduzione.

Non dico che dopo questa notizia siamo andati “a dormire tranquilli” sicuri che all’indomani avremmo trovato il 2 per mille, ma almeno avevamo registrato una esplicita intenzione bipartisan a farlo. E non è poco.

Come mai non è stata mantenuta la promessa? Ufficialmente non si sono registrate dichiarazioni pubbliche circa le giustificazioni di questo “dietro-front”. Ma si possono immaginare alcune diverse motivazioni:

1. ci sono questioni più urgenti da affrontare prima del 2 per mille alla cultura e tutto sommato della cultura in generale;
2. non c’è disponibilità finanziaria per coprire il 2 per mille;
3. di fatto lo strumento è poco utilizzato dalle associazioni culturali;
4. ci sono già il 5 per mille per gli enti di terzo settore, per le istituzioni culturali e l’art bonus;
5. ce ne siamo dimenticati: pardon.

Nessuna di queste giustificazioni reggerebbe se si ragionasse un minimo sulla ratio di questo mancato provvedimento.

1. Che la cultura sia un fattore trainante dello sviluppo del Paese e che in particolare le organizzazioni private sociali della cultura siano state estremamente colpite dalla crisi generata da Covid e dal conflitto Russo-Ucraino, lo hanno affermato e riconosciuto tutte le parti politiche anche in campagna elettorale. Per cui: o si è fatto un pronunciamento meramente retorico,per quanto magari in buona fede, oppure vi è stato un cambiamento di linea che non è stato comunicato pubblicamente.

2. Il “x per mille” è uno strumento di sussidiarietà fiscale che quindi trova fondamento in un principio costituzionale. In tal senso assoggettarlo ad una disponibilità finanziaria appare quanto meno inopportuno. In ogni caso se questa fosse la vera ragione, allora non si spiega come mai è stato introdotto un nuovo 5 per mille per i gestori delle aree protette e si continua a mantenere il 2 per mille ai partiti: cose legittimissime (ben inteso), ma che sarebbero insostenibili quanto la cultura.

3. Che lo strumento sia stato poco utilizzato è vero. D’altro canto, l’ultima volta che è stato utilizzato (2021) l’avviso alle associazioni per presentare domanda è stato pubblicato un mese prima e non pubblicizzato, anche perché il Ministero riteneva che i potenziali beneficiari fossero qualche migliaio di organizzazioni. Non stupisce quindi che il Ministero si ritenesse soddisfatto di 3.060 organizzazioni iscritte. Mentre il censimento ISTAT del non profit ha calcolato che le organizzazioni non profit operanti in campo culturale sono non meno di 57.000, ma più probabilmente sono oltre 80.000, posto che molte associazioni che si occupano di ricreazione e socializzazione sono a “base culturale”.

4. Il 5 per mille alla cultura è destinato alle sole istituzioni culturali pubbliche del Ministero e agli enti da esso legalmente riconosciuti (solo 54 nel 2021) le quali, per altro, hanno sempre ottenuto bassissime adesioni visto che le stesse istituzioni pubbliche non lo utilizzano (eppure viene confermato ogni anno). Il 5 per mille per gli enti di terzo settore (una volta Onlus, APS, ecc..) impatta sull’associazionismo culturale in una minima parte, posto che non è mai stata fatta una politica realmente inclusiva delle organizzazioni culturali durante il processo che ha portato alla Riforma del Terzo Settore e alla definizione del relativo Codice. Potremmo capire se fosse eliminato il 2 per mille perché a monte si fosse favorita l’iscrizione dell’associazionismo culturale al Registro Unico del Terzo settore, cosa di cui invece il Ministero non si è mai occupato. Eppure, il Ministero non si occupa solo della cultura deli enti pubblici e del patrimonio pubblico ma di tutto il sistema culturale, sistema di cui fanno parte anche le migliaia di associazioni sparse per il territorio. Ricordiamo, per altro, che strumenti quali l’Art Bonus non sono utilizzabili da questo tipo di associazioni se non in rarissimi casi.

5. La dimenticanza o meglio l’oblio circa le sorti del 2 per mille (nonostante le promesse di impegno) sarebbe l’unica giustificazione valida. Ma sarebbe comunque riparabile se il Governo e il Parlamento operassero subito per una reintroduzione del 2 per mille. Una sua eventuale reintroduzione, tanto per essere chiari, avrebbe un impatto economico che nella migliore delle ipotesi potremmo stimare in 20-30 milioni (nel 2021 l’ammontare totale delle attribuzioni da parte dei contribuenti è stato di 11,7 milioni). Insomma: ci sembra un impegno più che sostenibile. Come quello del 2 per mille ai partiti che, al meglio, raccolgono 18 milioni.

Certo, a giustificazione di questo mancato impegno del Governo e delle forze politiche, c’è da dire che il settore dell’associazionismo culturale non si è dato da fare per perorare la causa del 2 per mille. È un settore, questo, ancora largamente non rappresentato e che non fa rete. È un pezzo del nostro settore non profit che le stesse organizzazioni di rappresentanza hanno valorizzato e riconosciuto poco; molto meno di quello che è l’impatto che invece le associazioni culturali producono nel paese. Eppure, la cultura è parte dell’identità del non profit italiano e rientra tra quelle finalità generali, presenti nel Codice del Terzo Settore, di cui esso si deve occupare.

È necessario che le organizzazioni cosiddette di secondo livello della cultura e del non profit si diano da fare di più in tal senso, perché in mancanza di una seria rappresentanza difficilmente si prendono provvedimenti che rispondano ai loro bisogni.

Il 2 per mille è uno strumento risolutivo dei problemi dell’associazionismo culturale? No certo. Ma la sua reintroduzione sarebbe un segnale di interesse per la loro sostenibilità, ricordando che queste associazioni sono quelle che animano la cultura e la rendono fruibile alla comunità nella sua “ferialità”, intendendo per “festività” i grandi eventi, le grandi mostre, i grandi attrattori. Dobbiamo a loro se la cultura continua ad essere un fattore importante di sviluppo sociale della comunità, di crescita personale, di coesione sociale e a volte anche di sviluppo economico.

Il 2 per mille se non risolutivo, sarebbe comunque più efficace se venisse accompagnato da una politica per favorire la sua adozione e una politica di sensibilizzazione dei contribuenti che, al di là di quello che normalmente si pensa, esprimono un certo orientamento a sostenere la cultura molto più di quanto esprimono gli abitanti di altri paesi. Il che vorrebbe dire campagne di comunicazione verso le associazioni e verso i contribuenti, tempi per l’iscrizione alle liste più consoni, accordi con le organizzazioni di categoria per una maggiore attivazione delle associazioni. Insomma: tutto quello che si dovrebbe fare per garantire un suo buon funzionamento per far sì che la cultura e le associazioni culturali possano continuare ad essere un patrimonio indispensabile del paese.

Ma in campagna elettorale, i partiti, non avevano affermato proprio questo?

Massimo Coen Cagli

Massimo Coen Cagli

Fondatore e direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma. Docente e consulente senior di fundraising. Ha scritto il primo manuale italiano sul fundraising nel 1998 ed è autore di numerosi saggi con una particolare attenzione al rapporto tra fundraising e welfare culturale. E’ ideatore del progetto “+fundraising +cultura”, l’unico evento italiano dedicato interamente al fundraising culturale (www.fundraisingperlacultura.it). . E’ stato ed è tuttora consulente e formatore di numerose organizzazioni e istituzioni in ambito culturale e sociale anche dirigendo programmi nazionali quali Artraising (Ales spa-MIC) e Biblioraising (Cepell-MIC). È consulente del Comune di Procida per l’attuazione del programma di fundraising di Procida Capitale della cultura 2022. In quanto esperto di fundraising culturale è stato chiamato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali nell’accompagnamento delle 10 città candidate a capitale della cultura 2024 per lo sviluppo di attività di fundraising.

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