skip to Main Content

Confindustria Cuneo ha realizzato un itinerario formativo estremamente innovativo che pone le basi per rivedere il rapporto tra organizzazioni e istituzioni culturali e mondo delle imprese. Al centro di questo rapporto non c’è più il mero bisogno economico delle organizzazioni, bensì la cultura come leva dello sviluppo sociale, culturale ed economico e quindi come opportunità anche per le aziende.

Il 13 gennaio scorso si è concluso il progetto “Finanziare la cultura: Percorso formativo sulle tecniche di fundraising”, iniziativa promossa a titolo gratuito da Confindustria Cuneo e rivolta alle associazioni e istituzioni culturali della provincia cuneese che oltre a partecipare ad un corso teorico-pratico sul fundraising sono state coinvolte in un laboratorio di ideazione e progettazione di azioni di corporate fundraising adottando un approccio innovativo, che guarda al mondo delle imprese come un partner piuttosto che come mero finanziatore. L’itinerario è stato realizzato da Patrimonio Cultura e dalla Scuola di Fundraising di Roma.

È la prima volta che si assiste nel nostro Paese ad un investimento da parte del mondo delle aziende di questo genere, e non è un caso che a farlo sia proprio la Confindustria di Cuneo che già da diversi anni guarda con un interesse strategico alla cultura (come motore di sviluppo) e alle organizzazioni culturali e sociali del territorio (come interlocutore privilegiato delle aziende).

L’iniziativa ha indubbiamente colto nel segno, e questo è dimostrato dall’alto numero di adesioni (circa 40 organizzazioni non profit e comuni della “Granda”), dalla costante presenza agli incontri, e dagli esiti del laboratorio finale, dove i partecipanti si sono confrontati con un caso concreto utilizzando le conoscenze apprese per elaborare una proposta vera da rivolgere ad una azienda vera.

Il tutto è culminato con un “role play” tenuto da Massimo Coen Cagli (Scuola di Fundraising di Roma), Riccardo Tovaglieri (Patrimonio Cultura) e dalla direttrice di Confindustria Giuliana Cirio, che peraltro è intervenuta costantemente durante tutto il percorso – a testimonianza di quanto questo progetto sia strategico per Confindustria -. Il progetto quindi ha rappresentato anche una occasione per creare un tavolo di confronto con diversi interlocutori pubblici e privati sulle sfide della sostenibilità di progetti e iniziative culturali che oggi sono essenziali per garantire un adeguato livello di welfare e partecipazione per la comunità.

Il senso di questa iniziativa e l’impatto che essa ha prodotto sono ben espresse dalle dichiarazioni rilasciate dalla direttrice di Confindustria Giuliana Cirio e dal direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma Massimo Coen Cagli al termine dei lavori e che possono essere ascoltate in questo video:

La sostenibilità del nostro sistema culturale passa necessariamente per un cambiamento del paradigma che fino ad oggi ha caratterizzato il rapporto tra cultura e privati, fondato su una “terzietà” delle imprese rispetto alla missione che viene perseguita dalle tante iniziative culturali e rispetto agli impatti che esse producono per la comunità, presupponendo che il loro interesse sia solo di tipo pubblicitario o reputazionale.

Al contrario, il paradigma all’interno del quale si è sviluppato l’itinerario formativo-laboratoriale vede le imprese come un soggetto sociale (oltre che economico) che guarda alla cultura come una possibile leva di sviluppo sociale, pre-condizione anche per il successo delle imprese. Di conseguenza si è guardato alle imprese come un vero e proprio partner che, partendo dalla progettualità delle organizzazioni e istituzioni culturali e dai bisogni e dalle attese della comunità circa il patrimonio culturale materiale e immateriale, possa integrare i propri interessi e bisogni, ma anche le proprie competenze e capacità, all’interno del progetto, facendolo, in qualche modo, proprio.

Grazie a questo approccio, l’aspetto finanziario (di fundraising) non è più un a-priori del rapporto tra una organizzazione culturale e una azienda, bensì è la conseguenza di una strategia che viene accolta dalla impresa che, peraltro, oltre che intervenire con risorse economiche, può farlo utilmente anche con beni, servizi e, perché no, con il proprio capitale umano anche in una logica di welfare aziendale.

Tutto ciò però non avviene in modo “ingegneristico”. Occorre declinare questo approccio attraverso la creazione di relazioni fiduciarie, attraverso il dialogo, attraverso lo studio e la comprensione di una azienda, delle sue caratteristiche e delle sue esigenze in una logica di partecipazione attiva dell’azienda.

Ecco perché l’itinerario si è concluso con un laboratorio pratico e un role play che permettesse di praticare concretamente questo nuovo modo di vedere le cose e che ha visto le organizzazioni proporre ad una vera azienda del territorio cuneese un progetto studiato ad hoc per essa e non solo una mera richiesta di fondi, sperimentando anche come si tiene una interlocuzione con un dirigente di azienda e come si deve comunicare con esso.

I partecipanti hanno colto questo cambiamento di paradigma e soprattutto quanto questo approccio permetta di rendere più forti ed efficaci le proposte che vengono rivolte ai privati. Al contempo l’ambiente confindustriale ha potuto sperimentare quanto un approccio professionale di fundraising possa garantire le imprese nel ricevere proposte strategiche piuttosto che mere “questue”; proposte che possono stimolare anche la loro creatività per migliorare non tanto e non solo la performance commerciale, la promozione, ma anche la loro relazione con la comunità e con gli stakeholder, la qualità dei propri prodotti e servizi, il sistema relazionale e fiduciario con la comunità dove vivono clienti, lavoratori e fornitori, e molto altro ancora.

Insomma: quella voluta da Confindustria Cuneo è stata una iniziativa che apre ad una nuova stagione del rapporto tra cultura e privati e che può essere foriera non solo di nuove iniziative formative ma anche di progetti di sperimentazione di nuovi modi di fare partnership tra aziende e istituzioni culturali che producano valore aggiunto per tutti: per la comunità, per le amministrazioni, per le organizzazioni culturali e finalmente anche per le aziende.

Back To Top