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Con il secondo appuntamento dedicato alla figura professionale del fundraiser prosegue Più Fundraising Più Cultura 2022
Fundraising Per La Cultura

Si è tenuto mercoledì 9 novembre il secondo appuntamento del progetto Più Fundraising Più Cultura, promosso dalla Scuola di Fundraising di Roma e co-prodotto con Patrimonio Cultura dedicato all’importante aspetto della professione del fundraiser culturale: una figura ritenuta importante dalla maggior parte delle organizzazioni e istituzioni culturali ma che per diverse ragioni è ancora difficile acquisire far emergere attraverso la formazione interna.

Su questo tema si sono confrontati: Marcello Minuti, coordinatore della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali; Nicola Bedogni, presidente di Assif; Silvia Superbi, presidente di EUConsult Italia; Patrizia Porcelli, ricercatrice di INAPP; Maria Grazia Fanchi, direttrice di ALMED dell’Università Cattolica; Riccardo Tovaglieri, Presidente e cofondatore di Patrimonio Cultura e Massimo Coen Cagli, direttore scientifico della Scuola di Fundraising di Roma.

In generale è stato sottolineato come quest’area professionale sia caratterizzata da forti criticità quali:

  • un significativo gap tra il bisogno percepito dalle organizzazioni (1 su 2 afferma di aver bisogno di fundraiser)
  • la richiesta di presidiare l’area del fundraising ormai presente in molte politiche di sviluppo del settore culturale (come nel caso del Sistema Museale Nazionale)
  • i processi di reale acquisizione delle professionalità (solo una organizzazione su 5 ha una funzione interna) oltre che la mancanza di una definizione condivisa di cosa sia e cosa faccia un fundraiser.

Grazie all’apporto dei differenti punti di vista, il webinar ha provato ad individuare alcune linee guida comuni per superare tali criticità con l’auspicio che i diversi attori del sistema culturale italiano possano adottarle sia sul versante della domanda di professionalità sia su quello dell’offerta, sia, infine, su quello della formazione.

Come sottolineato dalla Dottoressa Porcelli sono ancora poche le figure professionali e le competenze sul fundraising in ambito culturale definite in modo organico, anche se alcuni primi casi emergono, come si può evincere dall’Atlante delle Professioni e delle Qualificazioni dell’INAPP. Tuttavia, è emersa forte l’opportunità di identificare una serie di criteri formali e sostanziali per definire la figura professionale del fundraiser con criteri condivisi a livello nazionale ed internazionale che rappresentino un punto di riferimento per tutti i soggetti che si occupano di professioni, formazione e inserimento nel mondo del lavoro. È solo partendo da questi criteri, dalla definizione di Sequenze di processo e Aree di attività (ADA), fino ai riferimenti ai codici statistici delle classificazioni ISTAT relative alle attività economiche e alle professioni che il mondo professionale del fundraising può ambire a rendere più completa la definizione dell’area professionale e delle singole figure che in essa operano.

Ma lavorare solo sulle competenze e conoscenze dei professionisti dei beni culturali non basta, perché – come ha ben evidenziato Marcello Minuti – la crescita e l’attivazione della professione del fundraiser è legata anche ad altri fattori quali l’autonomia gestionale delle istituzioni, la responsabilizzazione dei livelli direttivi degli enti circa la sostenibilità economica (inclusa una misurazione dei risultati), il riconoscimento di una necessità “cogente” di acquisire queste competenze, una maggiore creatività nel dare vita a forme di partnership e collaborazione con i privati e, non per ultimo, il rafforzamento di quelle capacità trasversali o soft skill che permettono ai fundraiser di spendere in modo efficace la loro professionalità negli enti.

Anche sul versante della formazione al fundraising emergono criticità di diversa natura: l’offerta formativa accademica in questo campo risulta ancora per lo più occasionale e non del tutto coerente con le caratteristiche attese dagli enti e con il set di conoscenze e competenze che il fundraiser deve possedere – come ha sottolineato Coen Cagli – ma anche per la difficoltà – segnalata da Fanchi – di adeguare la necessaria progettazione dei corsi con una realtà professionale e sociale in continuo cambiamento. Inoltre, i costi di produzione di formazione di alta qualità – che tengano conto della erogazione dei corsi, del necessario lavoro di ricerca e analisi e di accompagnamento alla professione affinché si producano poi gli impatti attesi dalle organizzazioni che li assumono – fanno emergere la necessità di investimenti strategici e giustificati anche da un’ottica di placement.

Bedogni e Superbi hanno messo in evidenza che la reale crescita della figura professionale (sia interna alle organizzazioni che nella posizione di consulente) passa necessariamente da un processo formativo che riguarda non solo i singoli professionisti ma l’intera organizzazione che li deve utilizzare, a partire dai livelli direttoriali e dai consigli di amministrazione. Solo creando una visione comune del fundraising e dell’attività professionale è possibile inserire con successo professionisti, creando un ambiente abilitante allo sviluppo del fundraising. Necessariamente, quindi, il fundraising deve diventare una conoscenza e competenza trasversale anche ad altre figure che operano nelle organizzazioni culturali, una vera e propria “cultura del fundraising”. Anche perché la gran parte delle organizzazioni (sia pubbliche che di terzo settore) hanno dimensioni piccole e piccolissime e difficilmente potrebbero permettersi figure destinate solo al fundraising.

Riccardo Tovaglieri e Massimo Coen Cagli hanno raccolto i tanti spunti emersi delineando un impegno condiviso dai vari attori per una prossima azione di ricerca che definisca in modo più completo e dettagliato l’area professionale, le figure e le competenze dei fundraiser, anche guardando ad esperienze di altri paesi e che sia la base per una “convenzione” tra i diversi soggetti che formano, cercano o offrono lavoro per i beni culturali e istruiscono politiche di potenziamento di questi. Le priorità emerse che saranno messe al centro anche dell’evento finale di Più Fundraising Più Cultura vanno dalla necessità di sensibilizzare le istituzioni e i loro livelli direttivi sul fundraising affinché si investa primariamente nella formazione del personale interno impiegato in funzioni per le quali sono fondamentali competenze di fundraising.

Dal webinar è emerso un significativo orientamento e impegno da parte dei relatori e delle relative organizzazioni a perseguire queste indicazione di lavoro in un clima di stretta collaborazione tra i diversi interlocutori.

Gli esiti del webinar verranno presentati, in forma di linee guida, durante l’evento finale dell’1 dicembre che si terrà in presenza a Roma e in streaming. Per maggior informazioni sul programma: www.fundraisingperlacultura.it

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