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Il segretario generale del Ministero degli Esteri presenta la nuova direzione generale della Farnesina dedicata alla proiezione nel mondo della storia, dell’arte, della civiltà, del saper vivere, del bello e del ben fatto italiani

“L’Italia gode, in questo momento, di un’ottima immagine internazionale. Bisogna prendere atto che buona parte di questa reputazione ci viene dall’essere una superpotenza culturale. Il Paese della storia, dell’arte, della civiltà, del saper vivere, del bello e del ben fatto. Che sia stereotipo o afflato sentimentale, poco importa: questa è la componente principale (e anticiclica) alla base della nostra reputazione planetaria. Se è difficile non prenderne atto per qualsiasi italiano abbia varcato i confini nazionali, sarebbe addirittura imperdonabile per chi è chiamato a dirigere la diplomazia di un Paese come l’Italia. Farlo senza sfruttarne il soft power significherebbe privarsi di uno strumento tanto immateriale quanto efficace”. Lo afferma il segretario generale della Farnesina Ettore Sequi in un intervento sul Sole 24 Ore in cui presenta la nuova Direzione generale per la diplomazia pubblica e culturale guidata dall’ambasciatore Pasquale Terracciano e creata “per rendere la nostra immagine internazionale uno strumento sempre più efficace di influenza e costruzione di un consenso globale sui temi che consideriamo prioritari”.

Tra i suoi obiettivi figura quello di una rinvigorita diplomazia culturale. “Tramite la nuova Direzione generale – spiega Sequi sul principale quotidiano economico del Paese – rafforzeremo la messa a sistema della rete degli 84 Istituti Italiani di Cultura, che diventeranno 90 nel 2022 con le aperture di Almaty, Amman, Bangkok, Hanoi, Miami e Sarajevo, delle 7 scuole statali, delle 42 scuole paritarie nel mondo, dei 130 lettori di italiano presso università straniere. Valorizzeremo ancor di più editoria, mobilità di studenti e ricercatori, missioni archeologiche, etnologiche e antropologiche all’estero. Avremo una voce più forte nella cooperazione culturale multilaterale, a partire dall’Unesco, nel cui comitato sul patrimonio mondiale l’Italia è tornata a far parte dopo 20 anni. Promuoveremo l’attrattività della formazione superiore italiana attraverso reti di alumni stranieri destinatari di borse di studio o coinvolti in progetti di scambio finanziati dall’Italia. Lingua e cultura italiane nel mondo contribuiscono a sviluppare classi dirigenti straniere italofone e italofile, a valorizzare tratti identitari e storici di Paesi amici (e riconoscenti) che assistiamo con la nostra competenza archeologica e etno-antropologica, a facilitare il dialogo in scacchieri sensibili, a favorire in ultima analisi la stabilità e la pace”.

La nuova Direzione generale guidata dall’ambasciatore Pasquale Terracciano, prosegue il Segretario generale della Farnesina, “sta già impostando le strategie di azione nei suoi assi portanti: non solo una diplomazia culturale più efficace, ma anche una comunicazione più incisiva, una programmazione e analisi strategica più granulare e predittiva, una presenza italiana più estesa nelle organizzazioni internazionali. La domanda di comunicazione rivolta alla Farnesina è aumentata, imponendoci reattività, adattamento, creazione di contenuti, ma anche intelligente interpretazione di contenuti altrui”.

La partita di una efficace diplomazia pubblica, conclude Sequi nell’intervento sul Sole24Ore, “si gioca in un’arena diversa da quella dei rapporti tra governi. Un’arena fisica e virtuale, figlia di quella evoluzione della civiltà, da analogica a digitale, ben descritta da Alessandro Baricco in The Game. Se è vero, come scrive Baricco, che siamo migrati in un mondo nuovo, leggero, virtuale e intangibile, sapremo stand grazie al nostro migliore ossimoro: il peso immateriale del nostro soft power”.

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