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Il titolare del Collegio Romano: “Auspico che l’iter del disegno di legge sull’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio culturale arrivi presto a una giusta conclusione”. Riccardi (Carabinieri Tpc): Sarà una gioia poterlo applicare

Arriverà a marzo nell’Aula della Camera il ddl Franceschini-Orlando “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”. Lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Relatrice del provvedimento è Valentina Palmisano (M5S). Il ddl è stato approvato in seconda lettura dal Senato il 14 dicembre ma dovrà tornare alla Camera per la terza lettura dal momento che nel corso dell’iter a Palazzo Madama il testo è stato modificato con l’approvazione in commissione Giustizia di alcuni emendamenti del relatore Franco Mirabelli (Pd) che ridefiniscono le pene pecuniarie per i delitti contro il patrimonio culturale, introducono le interdittive in caso di condanna e innalzano le sanzioni. “Auspico che l’iter del disegno di legge sull’inasprimento delle pene per i reati contro il patrimonio culturale, attualmente all’esame parlamentare, arrivi presto a una giusta conclusione”, ha dichiarato negli scorsi giorni il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Dopo l’ok del Parlamento alla ratifica della Convenzione di Nicosia, “attendiamo ora l’approvazione del disegno di legge riguardante i reati contro il patrimonio culturale. E’ il tassello in più che aspettiamo, presto vedrà la luce e sarà una gioia poterlo applicare”, ha sottolineato il generale Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. “Nel provvedimento c’è una previsione di figure di reato nuove che non esistono oggi nel nostro ordinamento – spiega Riccardi -, ci sono pene più severe che permetteranno di avere strumenti investigativi più forti con intercettazioni e tecnologie adeguate”.

Il disegno di legge riforma le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale, che si trovano oggi contenute prevalentemente nel Codice dei beni culturali, inserendole nel Codice penale. L’obiettivo è ridefinire l’assetto della disciplina nell’ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio. Il provvedimento è assegnato alla Commissione Giustizia in sede referente e dovrà ricevere i pareri delle Commissioni Affari Costituzionali, Bilancio, Cultura e Ambiente.

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