skip to Main Content
Si tratta di un intervento che prevede lo sviluppo sperimentale della tecnica dell'isolamento sismico e la protezione dalle vibrazioni mediante la costruzione di una tavola antisismica. Nizzo: "Limitare il passaggio dei mezzi più pesanti e che generano maggiori vibrazioni"

Contrastare il problema delle vibrazioni dovute al passaggio dei tram e della linea ferroviaria nei pressi di Villa Giulia estremamente dannose per la stabilità dei reperti delle collezioni del Museo Nazionale Etrusco. E’ con questo obiettivo che prende il via il progetto di ricerca MONALISA, un nome memorabile che vuol dire MONitoraggio Attivo e Isolamento da vibrazioni e Sismi di oggetti d’Arte e che racchiude un’idea altrettanto straordinaria legata a una delle opere più famose del Museo e in generale dell’arte etrusca: il Sarcofago degli Sposi. Assieme ai ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, dell’ENEA e dell’Università Roma Tre, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ha vinto lo scorso anno un progetto Lazio Innova arrivando primo in classifica. L’intervento prevede lo sviluppo sperimentale della tecnica dell’isolamento sismico e la protezione dalle vibrazioni mediante la costruzione di una tavola antisismica, appositamente studiata per la vetrina del Sarcofago degli Sposi.

Quale occasione migliore se non San Valentino per darne notizia e mostrare dal vivo le prime operazioni del progetto? E’ per questo che il direttore del museo, Valentino Nizzo, ha convocato una conferenza stampa per annunciare l’avvio del progetto. “Il sarcofago è un’opera che sfida i millenni e che vogliamo che continui a farlo – ha spiegato il direttore -. Il sarcofago risale al 520 a.C. rinvenuto nel 1881 a Cerveteri ed è qui dalla fondazione del museo. Composto da 400 frammenti e negli anni ha subito vari restauri”. Purtroppo, è un’opera che è “sottoposta quotidianamente al passaggio dei tram, delle auto e dei treni. Oggi troviamo una soluzione grazie a Sapienza, RomaTre ed Enea in collaborazione con l’impresa Somma che consentirà tra 18 mesi, grazie alle nuove e avanzate tecnologie, di avere una pedana antisismica che isolerà completamente il sarcofago dalla pavimentazione”.

Tutto questo, ha aggiunto Nizzo, “va di pari passo con l’avvio di un progetto di restauro per acquisire nuove cognizioni sull’importanza dell’opera, sui colori e sulle tecniche esecutive per rispondere ad alcune domande: vi è stato al suo interno un corpo inumato? Quali colori mostrava?”.

L’obiettivo è quello di rendere quest’opera più sicura e migliore nella sua fruibilità “sperando di poterlo reinserire in un nuovo allestimento che speriamo di poter avviare con i fondi Pnrr”. Un auspicio conclusivo del direttore: “Ci aspettiamo maggiore sensibilità dalle istituzioni che possono evitare la messa a rischio delle opere limitando il passaggio dei tram più pesanti e che generano maggiori vibrazioni”.

L’INTERVENTO

L’intervento prevede il posizionamento di quattro supporti che isoleranno la vetrina dalle vibrazioni del pavimento. “Si tratta di un progetto di ricerca e sviluppo industriale – ha spiegato Luigi Sorrentino, professore della Sapienza di Roma -. Siamo in una fase di conoscenza della vetrina e del sarcofago. Ci sarà una fase di modellazione e di progettazione. Alla fine, si procederà all’implementazione della pedana”.

Maria Aurora Vincenti, dell’Enea, ha sottolineato che il sarcofago è “un’opera particolarmente fragile che necessita di protezione. Lo studio della vulnerabilità parte da una caratterizzazione del sarcofago senza contatto ma solo con l’acquisizione di fotografie permettendo poi di creare un modello tridimensionale. Una tecnica low cost che necessita però di un software e di una infrastrutture di calcolo adeguati che Enea è in grado di mettere a disposizione di enti di ricerca e imprese italiane e internazionali”.

Per Miriam Lamonaca, funzionario restauratore del museo di Villa Giulia, si tratta di un intervento assolutamente necessario e spiega che “è in programma un nuovo intervento di restauro in collaborazione con l’Icr. È un’opera fragile. Le vibrazioni hanno causato nel tempo una seria di fessurazioni. Ma preoccupa il museo anche vedere i reperti del museo muoversi in conseguenza del passaggio dei mezzi pesanti, soprattutto gli oggetti più piccoli sono a rischio di cadute e danni”.

Back To Top