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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
La recensione del volume di Luca Dal Pozzolo, “Patrimonio culturale tra memoria, lockdown e futuro”, che riprende la prima edizione del 2018 alla luce del lockdown

Il lavoro riprende la prima edizione (2018) alla luce del lockdown, la “variante” (anche il linguaggio si è intessuto di pandemia), che ha caratterizzato le nostre vite. Costretti a sostituire le relazioni fatte di sensi, in una casalinghitudine coatta, la presenza della tecnologia, a volte pervasiva, ci ha connessi con il mondo. E per molti si è trattato di un’alfabetizzazione accelerata, che ha creato non poco disorientamento, modificando abitudini e stili di vita.

Luca Dal Pozzolo è stato compagno assiduo di questa transizione esperienziale, sollecitando interrogativi e riflessioni anche nei giorni di stanchezza assurda e depressiva (Franco Battiato).

Traccia non virtuale, permanente e corposa, “Patrimonio culturale tra memoria, lockdown e futuro” ci consegna il suo pensiero, che ha il pregio di essere indipendente e laterale, militante e senza incrostazioni retoriche, avverso ai pregiudizi e alle formule preconfezionate, confortato da una scrittura mai gotica, ma appuntita e affinata. Uno sguardo depurato da analisi frettolose, che chiede al lettore di fare propri (o approfondire) gli argomenti proposti in chiave critica e problematizzante.

Perché le parole, si sa, veicolano concetti e sono l’esito di stratificazioni semantiche e di mutamenti di contesto: bisogna saperle maneggiare con cura e sapienza. L’intento, ci avvisa l’autore, non è di ricomporre l’evoluzione del concetto di patrimonio culturale (materiale, immateriale, paesaggio), ma di offrirci una mappa di navigazione, numerosi ancoraggi, bussole di senso.

Non l’ho letto tutto d’un fiato, non solo per il compito affidatomi; e consiglio di centellinarlo, di percorrerlo anche in direzioni diverse.

Assumete una postura vigile, munitevi di block notes e penna: tante (e tali) sono le presenze evocate dall’autore, non solo conoscitori di saperi disciplinari e attinenti al tema; la partitura si articola e si colora, complice una coralità di voci, il cui frammento è puntualmente citato.

Garantite sono le divagazioni necessarie, e nuove perlustrazioni, grazie ai molteplici argomenti disegnati.

E anche questo concorre a renderci pronti ad accogliere l’invito: misurarci con spessori intricati e intriganti.

L’autore si fa interprete di un pluralismo epistemologico, di un pensare molteplice, creativo e generativo, di uno sguardo “strabico”, in quanto l’oggettività razionale e la logica binaria si rivelano lenti e strumenti spuntati, al fine di comprendere il tempo della complessità. Soprattutto oggi.

Luca Dal Pozzolo tiene insieme la storia, la memoria è confortata dall’attualità e c’è un respiro di futuro, senza tema di ospitare conflitti, frizioni e divergenze. Identità ed eredità (temi molto cari all’autore), esistere e trasformarsi, valore e utilizzo, rispetto e tradimento sono esito e cortocircuito dell’arcipelago di relazioni con lo spazio e il tempo, persone e azioni di molteplici matrici [1], in un processo di cui bisogna possedere la radice e la fioritura, che attiva la partecipazione e l’interpretazione, chiama Istituzioni e cittadini a una responsabilità non demandabile, ma attenta e affettuosa.

Tutto ciò “fa” patrimonio culturale.

CORPOREO E DIGITALE

L’autore ci risparmia infeconde ovvietà: una per tutte, presenza versus distanza, meglio l’esserci che l’altrove, sollecitando ancora una volta interrogazioni profonde. Il digitale, sapiente nel confonderci tra verità e inganno, può essere strumento per l’audience engagement, potenziando la partecipazione (sappiamo quanto ancora limitata) di chi si reca al museo e frequenta i luoghi del patrimonio, nonché per promuovere la governance partecipata dalle collettività.

Ma, quale trasformazione genetica archivi e biblioteche, depositi e piazze del sapere, custodi di storia, storie e memorie devono mettere in atto? Come accedere e utilizzare la mole sconfinata, la quantità iperbolica dei data (big), garantendone l’accesso, controllando il potere computazionale? Sono le intelligenze artificiali alleate affidabili per gestire la conoscenza?

Ci vuole metodo e l’esercizio del pensiero critico, in primis.

E ancora una volta, è indispensabile essere esperti e consapevoli, a che la mutazione antropologica provocata dal Game, che comporta ferite e abbandoni, diventi feconda innovazione; si rivela cruciale un’alta formazione per attrezzare sperimentazioni efficaci, anche nel campo della pedagogia digitale, che deve essere connotata da attenzione all’etica e all’accessibilità.

… E POI SAREMO SALVI (?) [2]

Le pagine dedicate alla livida stagione del lockdown, nel suo farsi più attuale, sono state composte nell’agosto 2020; Luca Dal Pozzolo ci propone traiettorie di senso e di orientamento per il tempo a venire, il nostro.

Assumere un cambio di paradigma e altre prospettive culturali, che si riverberano nel pensare politico e nelle prassi, individuando punti di compatibilità tra valorizzazione economica e sostenibilità, integrata, culturale, ambientale e sociale, non solo dichiarazione d’intenti, assumendo una disposizione interrogativa, mai appagata, oltre i margini del qui e ora.

Mettere in valore le intelligenze collettive, anche emotive; dare corpo e voce a differenti narrazioni, linguaggi complessi e trasformativi: il bene patrimoniale è in sé narrazione, fa vibrare la storia di noi, in risonanza con vissuti, memorie, anche intime e familiari, testimonia una porzione del mondo, se ne fa traccia, orma; diviene prossimo, oggetto d’affezione.

Ogni luogo del patrimonio è presidio culturale, se si praticano attente politiche di rigenerazione non solo urbana, attivando solide cooperazioni a lungo periodo; dare (e non solo fare) sistema alle realtà che agiscono con/per il patrimonio-paesaggio, gli spazi del con-vivere culturale e collettivo; attivare o potenziare le connessioni istituzionali, tematiche e territoriali, estroflesse e non autoreferenziali.

Lo sprone, che percorre ogni pagina, è di custodire il significato e i semi dell’esperire sofferto che ha abitato le nostre vite, e di metterli a frutto con atti di coltivazione responsabile, di cura, affinché “tutto non sia come prima”. Mai più.

Non offendere la natura, alveo domestico del nostro patrimonio, metterlo a dimora, consapevoli del privilegio (alla “politica del privilegio” sono dedicati pensieri profondi); proteggere le città-cartolina dall’overtourism: la pandemia ha solo disvelato realtà sostanziali esistenti, come la fragilità del tessuto prezioso del nostro patrimonio-paesaggio.

Impegnarci affinché ogni nuovo strumento e linguaggio siano accessibili e utilizzabili; riconoscere e tenere in conto le diversità in un’ottica inclusiva e rappresentativa; una testa ben fatta: l’educazione al patrimonio, e il sapere relazionale.

Esercitare e incrociare gli sguardi[3].

Infine, un quesito intrigante è chiedersi che ne pensa l’autore dei cambiamenti avvenuti, le misure adottate (piani e fondi per il ricovero, per la resilienza e la resistenza: se il linguaggio è una spia di senso …); le nuove realtà, ad esempio, il “New European Bauhaus”; le urgenze non più demandabili: la decolonizzazione del pensiero, del linguaggio e della prospettiva per decolonizzare i musei [4]; l’equità di genere; l’attivazione di un welfare culturale generativo[5]; le sensibilità mutate.

Per questo attendiamo, pazienti, il prossimo lavoro.

 

Luca Dal Pozzolo, “Patrimonio culturale tra memoria, lockdown e futuro”, Editrice Bibliografica, Milano 2021

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Édouard Glissant, Philosophie de la relation, Gallimard, Paris 2009 e Introduction à une poétique du divers, Gallimard, Paris 2006.

[2] Alessandra Carati, … e poi saremo salvi, Mondadori, Milano 2021; (?) è mio.

[3] Luca Dal Pozzolo, Esercizi di sguardo. Cultura e percezione del quotidiano, Editrice Bibliografica, Milano 2019.

[4] Giulia Grechi, Decolonizzare il museo. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati, Mimesis, Milano 2021.

[5] Cultural Welfare Center: https://culturalwelfare.center/

 

Silvia Mascheroni. Storica dell’arte, è ricercatrice, formatrice e progettista nell’ambito dell’educazione al patrimonio culturale e dell’arte contemporanea. È docente presso l’Università Cattolica di Milano (Master “Servizi educativi del patrimonio artistico, dei musei di storia e di arti visive”) e di “Educazione al patrimonio e didattica museale”, Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Pisa. Progettista e co-responsabile di “Patrimonio e Intercultura”; co-fondatrice di “Patrimonio di Storie”.

ABSTRACT

The text re-examines the book’s first edition (2018) considering the lockdown effect; the aim is not to restore the evolving concept of cultural heritage (tangible, intangible and landscape), but to provide with a navigation map, several grips and significant routes for the present and future time, our time. Identity and heritage, existence and transformation, value and use, respect and betrayal are the result of the archipelago of relationships, with space and time, people and actions of different background. A complex process that enables participation and interpretation, that engages institutions and citizens in a responsibility that cannot be deferred but has to be respectful and caring. Every heritage site is a cultural “presidium”, if conscientious policies of regeneration, not only urban, are carried out enhancing solid long-term cooperation, it is necessary to provide a framework for the actors that operate with/for the heritage-landscape, the spaces of cultural and collective co-existence and to develop or strengthen the institutional and territorial connections and issues.

Silvia Mascheroni

Silvia Mascheroni

Storica dell’arte, è ricercatrice, formatrice e progettista nell’ambito dell’educazione al patrimonio culturale e dell’arte contemporanea. È docente presso l’Università Cattolica di Milano (Master “Servizi educativi del patrimonio artistico, dei musei di storia e di arti visive”) e di “Educazione al patrimonio e didattica museale”, Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Pisa. Progettista e co-responsabile di “Patrimonio e Intercultura”; co-fondatrice di “Patrimonio di Storie”.

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