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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Tratti caratteristici di pratiche, persone e soggetti che fanno prossimità
© Photo by Helena Lopes on Unsplash

Dal 2017 si svolge in Italia una esperienza che si chiama BIENNALE DELLA PROSSIMITÀ.

La prima edizione a Genova, poi a Bologna, Taranto e questo anno 2022 la IV edizione a Brescia.

La Biennale è una esperienza fatta di incontri, di scambi e soprattutto di crescita di un sentire comune intorno alla parola prossimità. Più che un evento di eventi, Biennale della prossimità è un cantiere di crescita collettiva delle organizzazioni e delle persone che si incontrano. Ha un momento culminante con una tre giorni, ma di fatto sviluppa legami e progettazione condivisa permanente in quello spazio temporale che da una edizione va a quella successiva.

La Biennale della Prossimità è promossa dai Promotori Nazionali, un network di organizzazioni che condividono l’obiettivo di combinare interventi di prossimità con la promozione di una riflessione pubblica su questi temi. Ne fanno parte Abele Lavoro, CNCA, Legambiente, Legacoopsociali, Associazione Isnet, Idee in rete consorzio di cooperative sociali, Fondazione Ebbene, Consorzio Emmanuel, ovvero grandi soggetti nazionali di secondo o terzo livello che diffondono il tema della prossimità all’interno delle proprie reti e soggetti che storicamente hanno promosso le diverse edizioni della Biennale della prossimità.

 L’AREA RICERCA DI BIENNALE

Fin dalla seconda edizione della Biennale della Prossimità, per volontà delle organizzazioni promotrici nazionali dell’evento, si è costituito un gruppo di lavoro costituito e rappresentato da Laura Bongiovanni e Carlo Andorlini, dedicato alla conoscenza e all’analisi delle caratteristiche e della evoluzione del fenomeno. La Biennale da questo momento si posiziona non solo come momento di animazione e confronto ma anche come luogo di riflessione e conoscenza oltre la durata dell’evento, con la costituzione di un Osservatorio permanente e una banca dati di indicatori quantitativi e qualitativi per la lettura del fenomeno.

La prima edizione dell’Osservatorio aveva restituito, con una indagine ad hoc, l’immagine di un fenomeno fluido a grande capacità di innovazione ma con forti limiti alla strutturazione. Gli interventi spesso sono frutto di circostanze molto particolari e rischiano di esaurirsi in tempi relativamente brevi, disperdendo il patrimonio di conoscenza ed esperienza generato.

La seconda indagine approfondisce il tema della “fragilità-antifragile” come cifra caratteristica degli interventi, evidenziando la capacità di stare di fronte al rischio di eventi e processi inaspettati cercando di imparare dalla volatilità e dal disordine, persino dagli errori, essendo quindi “antifragili” e attivando processi interconnessi e in evoluzione.

LA RICERCA 2022

L’analisi 2022 indaga ulteriormente questi aspetti alla ricerca dei tratti caratteristici degli interventi, interrogandosi sulle possibilità di una modellizzazione utile ad ispirare processi trasformativi dei sistemi di welfare.

Per il perseguimento degli obiettivi conoscitivi si è scelto lo strumento dell’analisi qualitativa e della intervista semi-strutturata che ha consentito l’approfondimento di 20 casi studio [1].

Le “aree categoriali” utilizzate che hanno orientato la scelta delle pratiche di prossimità si sono riferite a:

  • esperienze con una commistione tra pratiche forti e/o consolidate, pratiche embrionali e pratiche neonate;
  • esperienze collocate in varie parti d’Italia;
  • esperienze rientranti in una gamma che va dal micro (cioè piccole, semplici, destrutturate) al macro (cioè medio grandi complesse, articolate);
  • esperienze situate sia in centri medi e grandi che in aree deboli e interne;
  • esperienze, infine, sviluppate o in via di sviluppo grazie a una “spinta” in taluni casi del privato (del privato sociale ma anche del profit) e in altro in una connessione Pubblico-Privato non profit.

I 10 TRATTI CARATTERISTICI

Nell’andare a osservare queste pratiche la ricerca ha fermato 10 elementi che sono indicati come “ricorrenti”, ovvero che si sono presentati nell’analisi della maggior parte delle esperienze di prossimità. Tratti caratteristici che non vogliono chiudere ma anzi aprire e lasciare aperta la definizione di pratica e il perimetro sempre e fortunatamente a geometrie variabili.

Qui di seguito una breve sintesi dei 10 tratti:

1-Riproducibilità “maieutica

Sono in essere percorsi di modellizzazione e replica delle esperienze con strategia exit, non una affiliazione nello stile del franchising ma la creazione di una rete interconnessa di organizzazioni che, a partire da un processo iniziale di affiancamento, creano un proprio posizionamento legato e autonomo al contempo.

2-Competenze che apprendono

Le competenze di prossimità sono dinamiche e trasversali perché mai fisse ma in uno stato di apprendimento continuo: le figure professionali coinvolte lavorano su continui cambiamenti che escludono un piano strategico statico. Le pratiche di prossimità richiedono capacità di improvvisazione, accanto alle strategie deliberate ci sono quelle emergenti che hanno bisogno di un approccio di equipe e interdisciplinare. Vanno sviluppati punti di osservazione diversificati, dinamici e interdipendenti.

3-Il circuito virtuoso della prossimità

Fare prossimità significa ingaggiare il territorio, mettersi in gioco tutti, attivare processi comunitari, portare a galla talenti, definire ruoli e responsabilità in modo mobile e non preordinato.

4-Osservare il “fare”

C’è una consapevolezza diffusa dell’importanza di attivare percorsi di osservazione delle esperienze con l’utilizzo di strumenti e metodologie dedicate che permettano di ricavare indicatori oggettivi oltre le percezioni personali. L’analisi degli effetti trasformativi generati è fondamentale non solo per il miglioramento ma anche per identificare e meglio circoscrivere l’originalità e l’innovatività dei modelli di intervento. C’è un processo creativo in atto che va indagato.

5-Cambiar pelle al beneficiario

L’azione di prossimità rivoluziona la categoria di “beneficiario”, trasformandolo in attore attivo e protagonista.

6-Da reti a alleanze

Nei tratti delle pratiche si scorgono forme di prossimità che sviluppano il concetto di reciprocità come patto di collaborazione e la cooperazione come stile.

7-La co-progettazione in pratica (al di là dell’art.55)

Pratiche di prossimità che non pensano alla coprogettazione come opzione alternativa o aggiuntiva ma come processo necessario. Senza coprogettazione la distanza tra l’inizio e la fine di una pratica è brevissima.

8-Innovazione culturale naturale

Molte pratiche passano da proposte culturali, una cultura a volte popolare a volte più “sofisticata”. E nelle intenzioni o nel guardare i risultati si scorge la dimensione sociale della proposta culturale. Una cultura in pratica che fa impatto sociale.

9-Luoghi compartecipanti al valore pubblico

Le pratiche di prossimità sono spesso, se non sempre, accompagnate dal luogo. Il luogo non solo c’è ma è anche e soprattutto compartecipante agli obiettivi. Non è funzionale a ma strutturalmente facente parte della prossimità.

10-L’humus della prossimità passa dalla cura generazionale

L’attenzione ad almeno due fattori che riguardano il concetto di generazione (quello delle generazioni giovani/adulti/anziani e quello della storia ovvero-memoria/presente/futuro) permette e valorizza la dimensione del collegamento fra parti di una comunità che altrimenti faticano a collegarsi e connettersi e a ignorare la necessità di pensare alle cose che si fanno che sempre sono legate alla memoria e sempre inesorabilmente condizionanti il futuro.

IN CONCLUSIONE

L’analisi di queste esperienze e dei soggetti che le animano – considerati dall’area ricerca un tutt’uno e per questo chiamati unicamente pratica di prossimità – ci ha consegnato una dimensione dinamica, fortemente innovativa, ricca di spunti e suggestioni, con molti elementi ricorrenti. Senza la pretesa di offrire uno sguardo finito, concluso, definitivo, ma con il desiderio di restituire elementi utili al lavoro di interiorizzazione e di sviluppo di possibili strade progettuali di sperimentazione di prossimità.

NOTE

[1] Le 20 pratiche prima intercettate e poi ascoltate sono state:

– Pibiesse srl Nocera Inferiore (Salerno)

– Case del Quartiere associazione di promozione sociale (Torino)

– Microaree progetto del Comune in gestione di cooperativa sociale (Trieste)

– Teatro Povero cooperativa di comunità Monticchiello (Siena)

– Ri-hub associazione di promozione sociale (Grottammare)

– Ovestlab Collettivo (Modena)

– Comunità energetica inclusiva Fondazione S. Giovanni Teduccio (Napoli)

– Tradiradio Rete Italiana di Cultura Popolare associazione (Torino)

– Borgouniverso cooperativa di comunità Aielli (L’aquila)

– Dolomiti hub impresa sociale Fonzaso (Belluno)

– Nòva Associazione di associazioni (Novara)

– Milano 2035 Impresa sociale (Milano)

– Landworks associazione culturale (Sassari)

– Da Palombellissima a Qua varie realtà associative (Ancona)

– Insieme cooperativa sociale (Vicenza)

– Centro culturale Manifatture Knos associazioni (Lecce)

– Salus Space cooperativa sociale e Comune Bologna

– Cucine popolari gruppo informale (Bologna)

– Centro di prossimità Mosaico – Ebbene fondazione (Catania)

– Banco di Comunità Cauto Cooperativa sociale (Brescia)

 

Laura Bongiovanni. Presidente Associazione Isnet per lo sviluppo dell’impresa sociale e responsabile dell’Osservatorio sull’impresa ad impatto sociale in Italia. Esperta di ricerca qualitativa e di gestione dei processi di cambiamento ispirati ad una visione olistica e alla valorizzazione del paradigma dell’economia trasformativa.

Carlo Andorlini. Si occupa di innovazione sociale nelle organizzazioni sociali e Istituzioni e di sviluppo del potenziale relazionale nelle comunità. Insegna all’Università di Firenze nella Magistrale dei Servizi sociali “Disegno e gestione degli interventi sociali”.

ABSTRACT

The article presents a research and in-depth study carried out within the Biennial of proximity and precisely curated for the 2022 edition of Brescia. The Biennial of Proximity is a network, a path and a biennial event and is a network of organizations that share the goal of combining proximity interventions with the promotion of public reflection on these issues. The first edition and the establishment of the network date back to 2017. This contribution investigates the valuable, significant and characteristic aspects of 20 national practices presented during the event in June in Brescia. These are both consolidated and newly born experiences, located in various parts of Italy and present both in large and small towns in Italy. Of these experiences, 10 particular and dominant characteristics have been identified which are briefly listed and presented.

 

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