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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Come arrivare alla comunità? Come renderla parte attiva nelle decisioni, nelle proposte di progettualità e attività in generale?
© Photo by Hannah Busing on Unsplash

Qualsiasi ente, istituzione, organo che lavori su un territorio, si trova ad affrontare una questione cruciale nello svolgimento della propria attività, ossia come coinvolgere la comunità di quel territorio. Come renderla non solo informata, ma parte attiva delle decisioni, delle pratiche o delle politiche che intende mettere in campo.

Coinvolgere le persone nelle decisioni che vengono prese a livello centrale aumenta l’accountability del decisore e, se coloro che fanno parte della comunità sono coinvolti e ne condividono le scelte, saranno meno inclini a contrastare il decisore stesso, riducendo la probabilità che si manifestino tensioni sociali [1].

A livello più locale, nel quartiere ad esempio, sentirsi parte di una comunità, avvertire il senso di appartenenza, alimenta la propensione delle persone ad impegnarsi attivamente per dare il proprio contributo, per migliorarlo. Esse sentono il legame di fiducia che si instaura tra di loro in funzione di quel bene comune che incentiva la loro partecipazione attiva [2]. Le stimola, potremmo dire, a sentirne l’owernship, ad esserne parte attiva. In ogni processo di change-making questa implicazione (parola che mi piace molto di più di ingaggio) è fondamentale per innescare e sviluppare il processo.

Se il coinvolgimento civico è forse da attribuire più alla sfera delle Istituzioni e da abbinare al concetto di democrazia, il coinvolgimento della comunità trova la sua collocazione più nella solidarietà ed è attribuibile al mondo della società civile.

“Comunità” è la parola chiave del dossier “Coltivare Comunità” e viene affrontata da diverse angolazioni nell’articolo “Coltivare comunità, coltivare desideri” [3] e nell’articolo “Quale rigenerazione culturale per le aree interne?” [4].

Le fondazioni di comunità appartengono indubbiamente a questo scenario.

Le fondazioni di comunità, tutte diverse tra loro e rispondenti ad un modello che potremmo definire “a geometria variabile”, hanno tuttavia delle caratteristiche comuni: un approccio e una visione di lungo termine, alcuni asset, una missione ampia, una governance composta da diversi stakeholder, un territorio a cui riferirsi.

A differenza di altre fondazioni, per le fondazioni di comunità il coinvolgimento della comunità è fondamentale, perché è da lì che arrivano le idee, le risorse, non solo dal punto di vista economico e finanziario, ma soprattutto dal punto di vista delle relazioni, delle capacità, ossia di ciò che chiamiamo continuum of capital. Inoltre, altrettanto importante, dal coinvolgimento della comunità stessa arrivano le richieste di risposte e soluzioni nella gestione di problemi e situazioni, a cui consegue la definizione delle priorità, e quindi anche la definizione delle linee strategiche e delle attività che risultano, così, delineate dalla comunità che ne beneficerà.

IL COINVOLGIMENTO DELLA COMUNITÀ DA PARTE DELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ

Ma come arrivare alla comunità? Come renderla parte attiva nelle decisioni, nelle proposte di progettualità e attività in generale?

Le fondazioni di comunità più longeve hanno alle spalle un lungo percorso di iniziative messe in campo per coinvolgere la comunità, e possono offrirci esempi di processo e anche vari strumenti.

In Italia la Fondazione Comunitaria del Lecchese è stata la prima fondazione di comunità costituita, era il 1999. Da allora, ha sviluppato molti modi per coinvolgere la comunità di riferimento, tra cui i fondi di comunità, ossia dei fondi dedicati, voluti e finanziati dal territorio o da porzioni di esso per uno specifico scopo, ma amministrati dalla fondazione. Si tratta di un modo estremamente concreto per ascoltare e coinvolgere la comunità e supportarla nel raggiungere il suo obiettivo.

Al Sud poi, dove storicamente i legami sociali hanno un ruolo quanto mai importante, dove lo Stato è percepito come assente e sono le relazioni sociali ad avere un ruolo determinante, le fondazioni di comunità possono giocare un ruolo cruciale.

La Fondazione di Comunità di Messina, ad esempio, ha risollevato le sorti del celebre Birrificio Messina, chiuso nel 2013 a causa di un tentativo di speculazione edilizia, sostenendo un’importante raccolta fondi e contribuendo alla realizzazione di una campagna di comunicazione sul territorio, alla stesura del piano industriale e alla costruzione della rete di partner finanziari appartenenti sia al settore profit che non profit, che ha consentito nel 2014 a 15 mastri birrai di costituirsi in cooperativa per ripartire con una nuova produzione, tramandando l’antica tradizione della produzione della birra della propria città, e non perdendo il proprio lavoro.

Fondazione di Comunità San Gennaro a Napoli è stata lo strumento più efficace che la cooperativa La Paranza ha fortemente voluto e utilizzato per valorizzare al massimo l’asset principale intorno a cui si è sviluppata, le Catacombe di San Gennaro al Quartiere Sanità. La cooperativa ha dato l’opportunità ai giovani di un quartiere particolarmente difficile, quello della Sanità, di diventare le guide turistiche delle Catacombe, professionisti formati per garantire le visite sia in italiano che in inglese. Il numero di visitatori in 10 anni è aumentato in maniera prepotente, passando da 5.000 a 150.000, creando un indotto prima inimmaginabile nel quartiere in termini di ricettività e attività connesse, garantite dalla credibilità costruita nel tempo dalla Fondazione di Comunità San Gennaro.

Non si può ignorare il ruolo svolto dalle fondazioni di comunità durante la pandemia, quando sono diventate il punto di riferimento non solo della comunità, ma anche delle istituzioni locali.
È il caso della Fondazione della Comunità Bresciana, che si è trovata a svolgere un ruolo centrale nel reperimento e nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuale e nella presa in carico della popolazione fragile nella fase più dura della pandemia, in una città come Brescia, tra le più colpite in Italia. Il Comune di Brescia ha riconosciuto che l’agilità con cui la fondazione riusciva a muoversi e le capacità che poteva mettere in campo, soprattutto per la profonda conoscenza del territorio, la rendevano un attore più efficace nel gestire l’emergenza di quanto non potessero essere gli stessi enti pubblici.

La credibilità che una fondazione di comunità costruisce sul proprio territorio è fondamentale, anche per intercettare nuovi stakeholder, aziende, individui, che sono disposti a donare e ad investire nella propria comunità per il tramite della fondazione. Ed è altrettanto importante la credibilità che riesce a costruire di fronte ai referenti istituzionali. È il caso del bellissimo percorso che le fondazioni di comunità stanno facendo per la costruzione delle comunità educanti, di cui si possono trovare le premesse e lo sviluppo nell’articolo Ripensare la sfida della povertà educativa: fondazioni di comunità e comunità educanti al centro [5] pubblicato recentemente all’interno di questo dossier.

IL COINVOLGIMENTO DEI GIOVANI

Un problema altrettanto cruciale dei vari enti ed istituzioni, così come delle fondazioni, è saper attrarre i giovani, chi cresce nella comunità e può contribuire al benessere e allo sviluppo della comunità stessa con idee e competenze innovative.

Possiamo individuare tre livelli di coinvolgimento dei giovani: informare, coinvolgere, implicare [6].

Informarli significa metterli al corrente di ciò che autonomamente si è deciso di fare, quindi non è richiesto alcun segno di recepimento dell’informazione, né feedback.

Coinvolgerli significa informare i giovani, ma ascoltando le loro opinioni e integrandole nelle decisioni da prendere.

Implicarli significa renderli parte integrante e attiva del processo decisionale e di gestione.

In proposito vale la pena citare una recentissima esperienza davvero interessante, partita dai giovani per imprimere un cambiamento nella Pubblica Amministrazione del nostro Paese, a partire dall’opportunità generata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di Officine Italia, un’associazione di giovani professionisti che ha la mission di portare le istanze dei giovani al centro del dialogo politico e dei processi decisionali, fornendo spazi, canali, strumenti e opportunità di aggregazione e confronto con i decision maker di oggi e di domani, partendo da valori quali la sostenibilità sociale, la valorizzazione dei talenti, la parità dei diritti e delle opportunità, la partecipazione e l’imprenditorialità civica.

È un approccio basato sul fare (e sul sognare), accelerando la collaborazione e avendo come asset di base la comunità.

25 giovani intraprenderanno il percorso, che vedrà l’attiva partecipazione di 5 Ministeri e un percorso di formazione supportato, tra gli altri, dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Co-creazione dei processi, lavoro sul campo, coinvolgimento di talenti eterogenei, sono gli elementi che caratterizzeranno l’esperienza dei giovani che si svolgerà fino a gennaio 2023.

Recentemente Philea – Philanthropy Europe Association ha pubblicato uno studio sulla partecipazione giovanile [7] come strumento attraverso cui bambini e ragazzi promuovono il benessere individuale e collettivo, affrontano le diseguaglianze sociali, accedono alle cure, migliorano i percorsi educativi e promuovo società democratiche.

Lo studio è una tappa fondamentale nel viaggio volto a supportare la pratica filantropica nel diventare più inclusiva e nell’essere più vicina ai destinatari degli interventi.

Si compone di un questionario somministrato a 40 fondazioni filantropiche europee e indaga i loro investimenti sui bambini e sui giovani e se e come essi sono coinvolti nelle decisioni sui programmi e le erogazioni, e approfondisce con 11 casi studio l’esperienza di altrettante organizzazioni.

Una delle conclusioni più interessanti dello studio, che coinvolge le fondazioni più diverse per missioni e dimensioni, è che non ci sono giustificazioni per non aprirsi alla partecipazione giovanile, perché di questa apertura beneficiano le fondazioni stesse e la società tutta.

Non ultima, è estremamente interessante l’esperienza della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha istituito al suo interno lo Youth Advisory Board, uno spazio di confronto strutturato sulle macrotematiche affrontate dalla fondazione, non solo per tenere in conto il punto di vista delle giovani generazioni, ma per includere quel punto di vista nella sua programmazione strategica.

IL COINVOLGIMENTO DEI GIOVANI NELLE FONDAZIONI DI COMUNITÀ: YOUTH BANK E SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

Nelle fondazioni di comunità, nate per durare nel tempo, i giovani sono un attore chiave, perché rappresentano la comunità, ma anche e soprattutto perché trasferire potere e delegare la leadership è un passo cruciale per la crescita della fondazione di comunità e in generale per evolvere come una società sana, con giovani che crescono con un senso di responsabilità verso la propria comunità.

Due strumenti efficaci adottati dalle fondazioni di comunità per coinvolgere i giovani sono la Youth Bank e il Servizio Civile Universale.

La Youth Bank è nata in Irlanda del Nord dalla mente di Vernon Ringland [8], che ha impiegato 20 anni della sua vita nello sviluppare un approccio semplice, flessibile e trasferibile per promuovere i giovani come decisori nelle proprie comunità, convinto che essi dovessero avere l’opportunità di sperimentare le proprie idee.

Le regole d’oro della Youth Bank sono le seguenti:

  1. È guidata da giovani
  2. È aperta a tutti i giovani
  3. Partecipazione ed inclusione sono valori fondanti
  4. Promuovere la comprensione e rispettare le differenze è fondamentale
  5. I metodi di grant making devono essere chiari e giusti
  6. Bisogna adottare un linguaggio semplice
  7. L’obiettivo è sviluppare le capacità e l’esperienza dei giovani
  8. Bisogna riflettere e valutare
  9. È un ambiente gioioso.

In Italia la Youth Bank è promossa al momento dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca, dalla Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, dalla Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta.

Essa consiste in un fondo dedicato della fondazione, amministrato da giovani under 25 con il supporto di esperti, espressione di associazioni locali, destinato alla realizzazione di idee progettuali proposte da giovani under 25 del territorio (Youth Planner), e valutati da una commissione costituita anch’essa da giovani under 25 del territorio (Youth Banker).

I componenti di entrambi i gruppi vengono raggiunti tramite le scuole, le parrocchie, le associazioni giovanili e tutti gli attori del territorio che interagiscono con il target.

In qualche caso, il modello è stato parzialmente riadattato al contesto, in particolare rispetto al reclutamento degli Youth Banker e degli Youth Planner, ma non differisce nello scopo.

Il board della fondazione avalla le iniziative proposte dalla Youth Bank, autorizzando l’erogazione.

La Youth Bank è un’esperienza di leadership, di coinvolgimento attivo e di riflessione sui bisogni della comunità dal punto di vista dei giovani. In molti casi, al termine dell’esperienza della Youth Bank, i giovani restano come volontari della fondazione, collaborando in altre attività.

Il Servizio Civile Universale è un’esperienza unica per i giovani tra i 18 e i 28 anni e le fondazioni che li accolgono. Si tratta di 12 mesi di servizio svolto presso le sedi accreditate, in cui molte ore sono dedicate alla formazione generale e specifica, e allo svolgimento delle attività progettuali. Lo spirito di gruppo e la collaborazione sono alla base del percorso, che è un’esperienza formativa in grado di stimolare la crescita personale e sviluppare hard e soft skills in campi tra i più variegati, che faranno parte della cassetta degli attrezzi personale di ogni volontario. Per le fondazioni è l’occasione di abbracciare il mondo dei giovani, lasciandosi contaminare dalle loro idee e competenze, di imparare a dare loro spazio e voce.

Assifero sta investendo molto su questa visione e sta costruendo un modello che possa realmente valorizzare l’incontro tra le fondazioni e gli enti filantropici e i giovani.

Al momento alcune fondazioni si stanno muovendo per dare spazio e voce ai giovani del territorio anche attraverso nuovi percorsi. È il caso, ad esempio, della Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani con il progetto Youth Social Changemakers, Reshaping youth role in societies and fostering social cohesion through bottom-up solutions generation, finanziato dal programma Erasmus + nell’ambito dell’azione KA2 Small Scale Cooperation Partnership.

Il progetto ha l’obiettivo di promuovere il protagonismo giovanile e la cittadinanza attiva degli adolescenti attraverso un modello basato su educazione non formale e learning by doing. L’azione mira in particolare a promuovere al tempo stesso l’empowerment dei minori e la resilienza delle comunità locali, in quanto i partecipanti, dopo una prima fase di formazione, si cimenteranno in un contest dedicato allo sviluppo di iniziative dedicate al miglioramento del welfare delle comunità in cui vivono.

Il progetto, avviato ufficialmente a marzo, coinvolgerà per i prossimi due anni gli adolescenti dei territori delle province di Agrigento, Trapani e Saragozza e sarà portato avanti parallelamente dalla Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani e dall’Istituto Ikigai (Spagna).

CONCLUSIONI

Calare dall’alto proposte e soluzioni rischia di essere fallimentare, mentre è fondamentale informare, coinvolgere e implicare la comunità. Questo è tanto più vero per le fondazioni di comunità, che sono per loro stessa natura ancorate alla comunità a cui si riferiscono.

In particolare, va lasciato spazio ai giovani, va data loro la possibilità di esprimersi, di condividere idee, non banalizzandone il ruolo per via della giovane età. La Youth Bank, il Servizio Civile Universale, Officine Italia, lo Youth Advisory Board, sono tutti esempi in cui si dimostra che se viene data loro l’occasione, i giovani possono e sanno ricoprire un ruolo chiave nelle comunità. Del resto vivono e subiscono le conseguenze delle innumerevoli crisi che caratterizzano il nostro tempo, dal cambiamento climatico alle guerre, dalla pandemia alle enormi sfide sociali che ci troviamo a fronteggiare.

Il tema della giustizia intergenerazionale non si può affrontare senza chiamare in causa coloro che erediteranno ciò che abbiamo costruito finora. Bisogna dar loro la possibilità di avere un ruolo attivo, di essere protagonisti del cambiamento, di essere changemaker, e avere l’umiltà di imparare da loro, di accogliere una visione nuova.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] OECD, Civic Engagement, https://www.oecdbetterlifeindex.org/topics/civic-engagement/

[2] 2 Enhancing Civic Engagement– The Role of Place Attachment and Neighbourhood Ties (Work in Progress), Ann-Kathrin Seemanna*, Lisa Danga

[3] Flavia Barca, Rossano Pazzagli, Filippo Tantillo, Giovanni Teneggi “Coltivare comunità, coltivare desideri” https://www.agenziacult.it/notiziario/coltivare-comunita-coltivare-desideri/

[4] Fabrizio Ferreri “Quale rigenerazione culturale per le aree interne?” https://www.agenziacult.it/letture-lente/coltivare-comunita/quale-rigenerazione-culturale-per-le-aree-interne/

[5] Francesca Mereta “Ripensare la sfida della povertà educativa: fondazioni di comunità e comunità educanti al centro” https://www.agenziacult.it/letture-lente/coltivare-comunita/ripensare-la-sfida-della-poverta-educativa-fondazioni-di-comunita-e-comunita-educanti-al-centro/

[6] In merito si legga l’interpretazione autentica del Comitato ONU dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’art. 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in merito a Child Participation, adottata con il Commento Generale n. 12 e pubblicata dall’Unicef. https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2009/02/Commento_n.12.pdf

[7] “Child and Youth Participation in Philanthropy: Stories of Transformation” https://philea.issuelab.org/resource/child-and-youth-participation-in-philanthropy-stories-of-transformation.html

[8] Vernon Ringland – YBI Team (YouthBank | YouthBank International)

ABSTRACT

More than for other kinds of foundations, the community plays a crucial role for the community foundation’s life: it is fundamental for gathering and leveraging resources, not only financial, but also intellectual ones, capacities, relations and so on (the so-called continuum of capital). It is also crucial for addressing priorities, defining projects and activities and share useful and effective proposals: for these reasons, listening to the territory is a priority for each community foundation and community engagement is key. Engagement of young people, in particular, is vital: they represent the community today and they will lead the community tomorrow. They need space and voice in this critical phase of humanity: climate change, wars, pandemic, social injustice and so on. Youth Bank and Servizio Civile Universale are two effective tools to do so.

 

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Ilaria De Cave

Ilaria De Cave

Coordinatrice delle attività istituzionali di Assifero, l’associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici, laureata in Cooperazione Internazionale e Sviluppo e con un master in Management delle Organizzazioni di Terzo Settore. Ha lavorato sette anni nell'associazione nazionale delle organizzazioni di sostegno a distanza per poi unirsi ad Assifero nel 2017, dove si occupa del rapporto con gli associati, del servizio civile e dei programmi dell'associazione. Nel corso del 2021 ha ottenuto una borsa di studio da ECFI - European Community Foundations Initiative, partecipando al laboratorio incentrato sul tema della sostenibilità delle fondazioni di comunità con un elaborato sul community engagement dei giovani.

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