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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Il terzo libro della coppia Paolo Venturi e Flaviano Zandonai è dedicato allo studio delle nuove dinamiche relazionali e, in particolare, a quelle riconducibili a un rinnovato mutualismo, chiamato, appunto, neomutualismo

Neomutualismo. Ridisegnare dal basso competitività e welfare è il terzo libro della coppia Paolo Venturi, economista e direttore del centro di ricerca AICCON dell’Università di Bologna, e Flaviano Zandonai, sociologo e open innovation manager.

Sempre con Egea, i due autori hanno già pubblicato Imprese ibride. Modelli d’innovazione sociale per rigenerare valore (2016) e Dove. La dimensione di luogo che ricompone impresa e società (2019). Se nei primi due libri Venturi e Zandonai hanno voluto esplorare il ruolo di imprese ibride e luoghi in quanto rispettivamente soggetti e contesti di innovazione sociale, l’esplosione della pandemia ha fatto emergere nuove forme di innovazione sociale che si sono espresse sotto forma di nuove dinamiche relazionali. E questo terzo libro a quattro mani è dedicato proprio allo studio di queste nuove dinamiche e, in particolare, a quelle riconducibili a un rinnovato mutualismo, chiamato, appunto, neomutualismo.

DAL MUTUALISMO AL NEOMUTUALISMO

Del mutualismo, il neomutualismo porta con sé la capacità di generare forme di sostegno reciproco basate su una profonda interdipendenza tra gli attori, i quali condividono i mezzi e i fini per realizzare un’azione comune. Ma a differenza delle espressioni più classiche del mutualismo, che nascono come soluzioni alternative di fronte ai fallimenti di alcune istituzioni tradizionali, secondo gli autori il neomutualismo è un potenziale protagonista delle dinamiche presenti e future e fondamento del “terzo pilastro” comunitario che si sta facendo sempre più spazio tra stato e mercato. La sua forza di capacitazione risiede nelle nuove forme di interdipendenza che si osservano tra soggetti anche molto diversi, con la conseguente nascita di comunità e forme di co-produzione e innovazione sociale che non sono appannaggio solo di alcune nicchie come in passato, ma che stanno attraversando i confini dei rapporti tra pubblico e privato, stato e mercato, società civile e mondo della finanza.

Con questo sguardo, il libro di Venturi e Zandonai è un percorso di ricerca che fa emergere le pepite tra i detriti di questo periodo di forte destabilizzazione e incertezza legato alla pandemia. Perché se è vero che la pandemia ha eroso molte delle nostre abitudini sociali e relazionali, questa erosione ha portato con sé anche cambiamenti che in alcuni casi hanno velocizzato fenomeni già in corso e in altri ne hanno innescati di nuovi. Del resto, i momenti di crisi sono da sempre terreno fertile per la nascita di movimenti dal basso e nuove forme di socialità e solidarietà. Il periodo pandemico non è stato da meno.

UN’INDAGINE IN DUE PARTI

Guidati da questo sottile filo rosso che lega anche fenomeni e soggetti lontani e diversi, nella prima parte del libro si trova un’identificazione dei perimetri in cui si palesano fenomeni di neomutualismo, mentre nella seconda un’analisi del modo in cui è possibile metterlo in pratica coscientemente attraverso l’indagine di processi, metodi e strumenti.

Emerge pagina dopo pagina una nuova trasversalità del neomutualismo che sfida la concezione classica del mutualismo saldamente ancorata ai modelli associativi e cooperativi. Un esempio riguarda il rapporto tra neomutualismo e mercato, perché anche se la casa naturale del neomutualismo è l’economia sociale, secondo gli autori esso ne attraversa i confini fino a diventare un elemento distintivo anche per le imprese for profit, come dimostra la nascita di certificazioni e qualifiche normative specifiche (es. B Corp e società benefit) e l’introduzione nell’ambito della finanza degli ESG.

L’apertura all’“interesse per la comunità” tipico delle imprese sociali e del terzo settore anche da parte di imprese for profit è spesso legato al fatto che i cittadini (e consumatori) danno sempre più per scontato che imprese e banche siano impegnate a livello sociale e ambientale. Questo implica uno spostamento dei comportamenti delle imprese for profit che per essere preso sul serio deve però muoversi oltre i fenomeni di washing, invitando il terzo settore e il settore pubblico ad attivare meccanismi di interdipendenza sussidiaria nel mercato.

IMPRESE COESIVE E PIATTAFORME DI WELFARE

Tra gli esempi riportati capaci di attivare nuovi meccanismi di interdipendenza nel mercato ci sono le imprese coesive, che scelgono in modo esplicito di investire in coesione sociale per generare un ritorno di investimento. O ancora le piattaforme di welfare, che usano la dimensione phygital per attuare innovativi legami di interdipendenza tra cittadini bisognosi e risorse del settore pubblico.

IL RINNOVAMENTO DEI CLASSICI MODELLI DI MUTUALISMO

La lente del neomutualismo apre anche al rinnovamento di modelli esistenti. Un’opportunità arriva dalla riforma del terzo settore che se ben sfruttata può potenziarlo fino a farne un fattore di mutualizzazione della società in grado di andare oltre le pratiche dei soggetti tipicamente mutualistici.

IL RUOLO DELLA SFERA PUBBLICA

La sfera pubblica può giocare a sua volta un ruolo cruciale in questa evoluzione, soprattutto nel momento in cui lo Stato, orientando il suo sguardo agli obiettivi, attivasse le dinamiche di co-progettazione necessarie per raggiungerli. Allora diventerebbe necessario coinvolgere tutti gli attori utili allo scopo, includendo anche espressioni di socialità e attivismo emergenti, come le nuove reti e coalizioni, dette anche alleanze di scopo, che cercano e offrono risposte a sfide sociali ed economiche significative e trasformative.

L’INNOVAZIONE ORGANIZZATIVA A SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE SOCIALE

D’altro canto, il rinnovamento dei modelli esistenti passa anche per l’innovazione, dove innovazione significa essere capaci di aprirsi al diverso, condividere e curare strategie per attivare l’intelligenza collettiva delle organizzazioni. Un buon terreno di sperimentazione sono le comunità che scelgono la via dell’innovazione per rispondere ai loro specifici bisogni, come accade ad esempio quando si guarda alle esperienze delle cooperative di comunità e alle comunità energetiche. Offrono spunti di riflessione anche gli spazi degradati o sottoutilizzati che richiedono nuovi approcci collettivi e creativi per tornare ad essere luoghi di relazione.

COME ACCOGLIERE LA SFIDA DEL NEOMUTUALISMO?

Sottotraccia, ma in modo costante, Venturi e Zandonai sottolineano l’esigenza di una nuova mentalità per accogliere la sfida di trasformare queste esperienze emergenti di neomutualismo in comportamenti consolidati. Serve innanzitutto diffondere un habitus mentale legato a un determinato approccio, che sia inclusivo, democratico, generativo e che porti oltre i suoi confini anche i capisaldi del mutualismo, cioè il supporto, il beneficio e il riconoscimento reciproco.

IL RUOLO ISTITUENTE DELLA CULTURA

Secondo gli autori, coltivare questa visione significa investire sulla cultura del mutualismo, nutrire cioè la società di quei significati che possano stimolare l’avvicinamento a un modello di sviluppo sostenibile e generare interdipendenze di scopo.

Una strategia per riuscirci può essere quella di ripensare l’impresa sociale come impresa a base culturale, valorizzando la forza innovatrice della cultura per trasformare il sociale e usando il sociale per amplificare il messaggio culturale. E, secondo il principio della Trinamica, descritto da Michelangelo Pistoletto nel prezioso intermezzo del volume, due realtà pure così diverse potrebbero dare vita a un soggetto nuovo, nato sotto l’egida del fare insieme.

ABSTRACT

“Neomutualismo. Ridisegnare dal basso competitività e welfare” is the third book by the pair Paolo Venturi, economist and director of the AICCON research center at the University of Bologna, and Flaviano Zandonai, sociologist and open innovation manager. The pandemic has brought out new modes of social innovation in the form of new relational dynamics. Some of these show traces of a renewed mutualism, which the two authors call “neomutualism”. Neomutualism becomes visible when forms of interdependence arise even among very different actors also outside the perimeter of the social economy, which is the natural home of mutualism. In the book, therefore, the two authors study communities and models of co-production and social innovation that cross the boundaries of relations between public and private, state and market, civil society and the world of finance.

 

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Francesca Martinelli

Francesca Martinelli

Dopo una laurea magistrale in Filosofia, nel 2017 ha conseguito un dottorato di ricerca in “Formazione della persona e mercato del lavoro” tra l’Università di Bergamo e Paris VIII Vincennes-St.-Denis. Oggi è direttrice della Fondazione Centro Studi Doc e responsabile dell’area ricerca, comunicazione istituzionale e relazioni internazionali per la cooperativa Doc Servizi. Nel 2018 le è stato assegnato il premio “Astroabio del sociale - Pierre Carniti” indetto dal Centro Studi CISL per un saggio sul rapporto tra cooperative e rappresentanza. Nel 2020 ha scritto un capitolo per il libro Cooperative bene comune (RomaTre-Press) e nel 2021 ha pubblicato per CECOP un report sulla risposta delle cooperative al lavoro sommerso. Presenta le sue ricerche in conferenze e seminari in tutto il mondo.

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