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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Riflessioni su un modello di valorizzazione del territorio a base culturale

Il volume curato da Flavia Barca e Susanne Meurer, che ha visto il contributo di molte autrici e molti autori, nasce con l’intento di restituire gli esiti di un percorso pluriennale, avviato nel 2017, che si disvela progressivamente al lettore come la narrazione di un processo di sviluppo territoriale a base locale basato su approcci partecipativi, processuali e collaborativi a cui guardare con interesse e attenzione.

Nello specifico il volume nasce dall’intenzione della Direzione generale Musei del Mic attraverso il suo programma MuSST, raccolta dalla Direzione regionale musei Molise, di promuovere nuovi modelli di valorizzazione dei territori a base culturale, in una strategia integrata e sistemica. A questo fine è stata selezionata un’area, la Valle del Volturno, in cui testare un modello di rigenerazione e sviluppo partecipato, individuando nel tema delle risorse idriche (l’”acqua”) un elemento catalizzatore di innovazione sociale ed economica e di dibattito sul legame tra passato e futuro, sul senso del patrimonio (la “pietra”) come agenda per costruire nuove politiche di welfare.

Dal punto di vista della scelta insediativa, il progetto prevedeva che si individuasse e studiasse una porzione di territorio su cui innestare i processi aventi le caratteristiche suindicate ed è interessante sottolineare come tale fase si sia svolta a seguito di un approfondito lavoro di analisi e mappatura che ha evidenziato i bisogni emergenti, ma anche gli asset su cui impostare gli elementi identitari e caratterizzanti del progetto. Di contro, la strategia non avrebbe avuto senso senza considerare le difficoltà e avversità del territorio più caratterizzanti: zona a rischio di spopolamento e di invecchiamento con basso reddito. Da questa prospettiva, la dimensione culturale è stata interpretata sia come filo rosso in grado di legare e connotare i diversi interventi sia come la componente “chiave” per mitigare i vincoli e affrontare le sfide del territorio a partire dalla messa in valore e in senso degli asset principali che sono stati identificati nel sistema idrico del Volturno e nel suo complesso e interconnesso sistema socio-economico e nella pietra come emblema della resilienza, ma anche delle capacità (ri)generative e trasformative delle componenti endogene più attive del territorio.

Nel testo non solo vengono affrontati i nodi metodologici con cui è stato impostato, sviluppato e monitorato il progetto, ma sono puntualmente descritte le azioni e i risultati degli interventi che lo hanno costituito e che testimoniano del lavoro di stakeholder engagement alla base del processo. Si tratta di una dotazione significativa di interventi (11) afferenti a diversi settori culturali, realizzati da soggettività molto eterogenee (associazioni, festival, biblioteche, singoli esperti, artisti, enti di formazione, scuole, etc.) e con approcci che hanno lavorato principalmente sulla costruzione e sul rafforzamento di competenze e sull’inclusione sociale come dimensioni prevalenti di sviluppo.

Si segnalano, tra gli alti, il progetto di formazione Infomol realizzato con le scuole del territorio per favorire attività di conoscenza, promozione e comunicazione del patrimonio, il cui impatto è stato in parte depotenziato dal Covid che non ha consentito di utilizzare appieno il ruolo degli esercizi commerciali come terminali territoriali dell’iniziativa, ma che comunque si è rivelata un’opportunità di empowerment per i giovani delle scuole superiori coinvolti. Sentieri di Acqua e di Pietra è stato declinato, altresì, nella realizzazione di mostre tematiche, interventi e istallazioni che hanno utilizzato linguaggi a potenziale “bassa soglia” come la fotografia e la street art capaci di rappresentare occasioni di cambiamento, crescita e consapevolezza critica della comunità rispetto ai temi in oggetto.

Non sono mancate le azioni di coinvolgimento della comunità, i corsi di formazione per i futuri professionisti dell’accoglienza e l’importante presenza del festival MoliseCinema che ha sviluppato una serie di azioni ad hoc dal titolo “Un fiume di immagini” con un meritorio coinvolgimento dei giovani nella realizzazione di prodotti di documentazione e racconto visivo. Il ruolo delle biblioteche nel progetto si è esplicitato nella realizzazione di un centro di documentazione all’interno dell’istituto comunale De Bellis-Pilla-Morra di Venafro e in un lavoro di mappatura e risignificazione del territorio a partire dalle risorse idriche declinate nella forma della mappa socio-emozionale del patrimonio idrico e nel percorso delle Fontane della memoria.

Il punto di arrivo e sintesi del progetto (novembre 2021) è stato il festival Acqua&Pietra Fest, realizzato a Venafro e negli altri comuni coinvolti dal progetto, pensato come momento di raccordo, racconto e vetrina degli interventi realizzati.

Una parte rilevante degli sforzi progettuali è stata, inoltre, dedicata alla realizzazione di un sistema di monitoraggio ancorato a verificare il perseguimento dell’impianto strategico nel suo complesso. Il punto di interesse di questi progetti, oltre la valutazione delle ricadute locali e l’apprezzamento di reali processi di attivazione territoriale (che potranno essere eventualmente valutati solo nel medio termine) è la possibilità di replicazione del modello attuato in altri contesti di riferimento. La ricchezza dell’impianto teorico e applicativo con cui si è proceduto alla valutazione della capacità di perseguire gli obiettivi e anche dei limiti riscontrati è un aspetto che vale la pena mettere in evidenza. I risultati del progetto – anche con l’evidenziazione dei punti di debolezza derivanti da un difficile coinvolgimento di alcuni stakeholder chiave, dalle normali difficoltà di ingranare processi duraturi di rete e dell’impatto del covid sui processi di aggregazione – mostrano però, che solo un ampio coinvolgimento delle istituzioni locali, possibilmente in un quadro di governance condivisa anche con rilevanti attori privati, è in grado di generare forza e credibilità al progetto, radicamento e continuità dell’azione.

In conclusione, Sentieri di Acqua e di Pietra ci interroga e ci sollecita su cosa significa realmente innescare, infrastrutturare e capacitare lo sviluppo territoriale. Il volume – a volte sommessamente tra le righe a volte in modo esplicito – richiama infatti la necessità di problematizzare il concetto stesso di sviluppo (messo così a dura prova dai grandi mutamenti socio-economici degli ultimi venti anni), suggerendo la necessità di sperimentare contesti di ascolto, azione e di pratica per una sua ridefinizione a partire «da una riflessione critica su “dove” si vive o lavora, “cosa”, “in che modo” e a quale “scopo” si vuole produrre, qual è il “progetto umano” che si vuole co-costruire con le altre specie viventi e condividere a livello locale» (Elena Battaglini).

Alla redazione dei diversi capitoli hanno partecipato i seguenti autori e autrici:

Valeria Di Giuseppe Di Paolo, Susanne Meurer, Flavia Barca, Emidio Ranieri Tomeo, Mirco di Sandro, Nicola Ranieri, Emilio Angelone, Roberto Acciaro, Federico Bonfanti, Lorenzo Ramacciato, Esterina Incollingo, Giammarco Rossi, Paolo Prosperini, Nella Rescigno, Simone Di Niro, Massimo Mancini, Federico Pommier Vincelli, Raffaele Rivieccio, Matilde Centobelli, Elena Battaglini, Giampiero Lupatelli.

ABSTRACT

SAP – Paths of Water and Stone was born from the intention of the Directorate General of Museums – MiC (Ministry of Culture) through its MuSST program, implemented by the Regional Directorate of Molise Museums, to promote new models of enhancement of culturally based territories, in an integrated and systemic strategy. To this end, an area was selected, the Volturno Valley, in the Molise Region, in which to test a participatory regeneration and development model, identifying in the theme of water resources (the “water”) a catalyst element of social and economic innovation. The book not only deals with the methodological nodes on which the project was set up, developed and monitored, but the actions and results of the interventions that constituted it are also promptly described.

 

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Alessandro Bollo

Alessandro Bollo

Alessandro Bollo, manager culturale, già direttore della Fondazione Polo del ‘900 di Torino. Precedentemente è stato co-fondatore e responsabile Ricerca e Consulenza della Fondazione Fitzcarraldo per circa venti anni. È docente in diversi corsi e master a livello nazionale e internazionale occupandosi di economia e di politiche della cultura, di museologia e management culturale. Dal 2011 ha collaborato alla candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019 facendo parte del comitato tecnico e coordinando la redazione del dossier finale di candidatura.

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