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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
La nuova edizione del testo di Michela Rota mira a conservare la posizione di riferimento tra i testi dedicati al rapporto tra sostenibilità e istituzioni culturali
© Photo by Jw. on Unsplash

Sono trascorsi appena tre anni dalla pubblicazione della prima edizione del bel volume di Michela Rota Musei per la sostenibilità integrata, eppure la versione aggiornata – uscita ad inizio 2022 sempre per Editrice Bibliografica nella collana Geografie culturali – si colloca editorialmente e culturalmente in un contesto profondamente mutato.

Le pubblicazioni dedicate al rapporto tra sostenibilità e istituzioni culturali sono in questo triennio sensibilmente aumentate e anche per questo la posizione di riferimento imprescindibile per il professionista museale che si è guadagnato il volume colloca questa edizione aggiornata in una prospettiva nuova. La struttura rimane invariata rispetto alla precedente edizione, se non con alcuni accorgimenti. Merita di essere menzionata la sezione iniziale dedicata agli scenari di riferimento, che spaziano dal dibattito in corso sulla relazione tra cultura e sostenibilità, all’educazione per lo sviluppo sostenibile, all’Agenda 2030, al riferimento imprescindibile dei cambiamenti climatici e delle crisi ambientali e ai diversi protocolli di certificazione della sostenibilità quali guida utile per avviare processi di miglioramento alla scala dell’edificio. Seguono una serie di capitoli in cui l’Autrice fornisce un’utile guida per il museo interessato ad avviare un percorso verso la sostenibilità, con particolare riferimento alla governance, al rapporto con il pubblico e le comunità, alle relazioni con il territorio, all’edificio museo, alle collezioni e agli allestimenti. Il volume presenta infine un’apertura verso alcune prospettive per il “museo attivista”, il museo che prende posizione e si attiva sui temi della sostenibilità. Nell’edizione aggiornata spiccano le integrazioni rispetto ai temi della ricerca e della citizen science, dei megatrend (processi in grado di produrre cambiamenti a livello globale sul lungo periodo) e dell’economia circolare.

Opportunamente completato con i più rilevanti riferimenti bibliografici per il settore, Musei per la sostenibilità integrata si aggiorna per mantenere la propria collocazione sulle scrivanie dell’ampia gamma di operatori culturali cui è destinato. Il riferimento fisico non è da intendersi retoricamente: scritto con linguaggio preciso ma non eccessivamente tecnico, il testo di Rota può essere inteso come valido percorso formativo, ma risulta particolarmente utile come compagno di lavoro, a portata di mano, quale manuale pronto alla consultazione nella gestione quotidiana del museo e come prezioso strumento di orientamento nella vasta letteratura sul tema. Questa nuova edizione mira, dunque, non tanto a “farsi spazio” (nel mercato di settore, sulle scrivanie o nella bibliografia fondamentale sul tema) quanto piuttosto a mantenere salda una posizione di preminenza acquisita con la prima edizione.

Il paesaggio mutato in cui si colloca questa nuova uscita è tuttavia in modo ancora più notevole quello del dibattito sociale. Come ricordato dall’autrice stessa già nel primo capitolo, infatti, l’impatto culturale della pandemia e la rapida espansione di una coscienza pubblica circa la crisi climatica marcano come trasformazioni miliari il triennio che ci separa dalla prima edizione dell’opera. Mentre il settore museale sta lentamente riemergendo dalle gravi limitazioni imposte dalle misure sanitarie, prima, e poi da un lento e tutt’ora incompleto recupero della consuetudine a visitare i musei, lo scenario sociale in cui i musei operano è del tutto inedito. Se la pandemia ha portato alcune istituzioni a chiudere definitivamente, molte altre a tagliare posti di lavoro e a trovarsi in difficoltà finanziarie, tutti i musei fanno oggi i conti con la necessità di rimanere (o entrare) in risonanza con il nuovo scenario sociale in rapido mutamento, in primis intervenendo sulla propria pianificazione strategica. Diversi indicatori suggeriscono come la pandemia stessa abbia sensibilizzato l’opinione pubblica rispetto alle emergenze climatiche e ambientali, ampliando la consapevolezza globale sulle interdipendenze dei sistemi natural-culturali. Sebbene non emersa in modo uniforme nei diversi contesti geografici e socio-economici, questa tendenza si somma alla crescente consapevolezza circa le ingiustizie sociali portate all’attenzione dagli scioperi per il clima a partire dal 2019 e dalle proteste di Black Lives Matter del 2020 e, più recentemente, da quelle in occasione della COP – Conferenza delle Parti. Sono dunque mediamente più consapevoli, e dunque più esigenti, i pubblici che interagiscono con i nostri musei nello scenario tardo-pandemico, e proprio l’oramai pervasivo discorso sui temi della sostenibilità obbliga i musei a superare le spesso vaghe adesioni ai principi della eco-socio compatibilità orientando le proprie strategie in senso attivista, praticando quotidianamente una sostenibilità manifesta e coerente, l’unica socialmente accettabile.

È in questo scenario che l’edizione aggiornata di Musei per la sostenibilità integrata fornisce, ancor più di quanto non avesse già fatto nel triennio passato, un essenziale quadro teorico e una miniera di riferimenti operativi utile per orientarsi e agire. Rota propone indicazioni per l’individuazione degli strumenti professionali e delle competenze tecniche necessarie per affrontare i progetti di trasformazione e di riqualificazione degli edifici museali, così come il loro intorno. Affronta inoltre l’imprescindibile tema dell’efficienza energetico-ambientale e quello dei nuovi criteri di progettazione degli spazi interni volti ad ospitare sempre più funzioni sottolineandone i caratteri innovativi rispetto al wellbeing museale. In questa interessante sezione del volume vengono analizzati i criteri dell’universal design, i protocolli per il well-building standard e gli approcci di progettazione biofilica.

Michela Rota coglie peraltro nel segno nel non ridurre l’intero ragionamento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che notoriamente costituisce una road map fondamentale per le istituzioni che si impegnino verso un agire sostenibile, ma che rappresenta solo uno dei possibili modi di vedere alla grande trasformazione in atto: una visione pragmatica, antropocentrica e un po’ positivista. Ecco, dunque, che i riferimenti al concetto di Antropocene, che ricomprende i più diversi punti di vista, ancorché solo accennati nel volume, inquadrano opportunamente il discorso sulla sostenibilità nel più ampio dibattito culturale in cui le istituzioni museali sono immerse. Un dibattito che necessita di coordinate di lettura che Musei per la sostenibilità integrata fornisce in modo chiaro e competente.

“Musei per la sostenibilità integrata – Nuova edizione”, Michela Rota, Editrice Bibliografica, 2022

ABSTRACT

The new edition of Michela Rota’s “Museums for Integrated Sustainability” aims to keep its position as a reference among texts dedicated to the relationship between sustainability and cultural institutions. Only three years have passed since the publication of its first edition, yet the updated version appears in a profoundly changed context. The cultural effects of the COVID pandemic, which also include a rapid expansion of public awareness with respect to the natural-cultural interdependencies, forces museums to go beyond the often vague adherence to the principles of eco-socio-compatibility by orienting their strategies towards activism, practicing sustainability on a daily basis in a manifest and coherent manner. In this scenario, the updated edition of “Museums for Integrated Sustainability” provides an essential theoretical framework and a mine of operational references useful for orientation and action.

 

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