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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Una riflessione sul volume “Rammendare – Il lavoro sociale ed educativo come leva per lo sviluppo” di Patrizia Luongo, Andrea Morniroli e Marco Rossi-Doria
© Photo by Margaret Jaszowska on Unsplash

“Continueremo ad essere competenti, radicali e gentili”. Sono i tre aggettivi con cui si chiude questo poderoso libro corale che affronta con coraggio il tema delle diseguaglianze e della faglia spaventosa su cui intere generazioni ed interi territori del nostro paese sono sospesi.

Il libro è il frutto dell’intreccio di tre punti di vista complementari e differenti: quello di Andrea Morniroli, con una lunga storia di immersione nelle periferie campane e una grande capacità di riflessione sul “mestiere sociale” e le sue potenzialità. Quello di Marco Rossi-Doria, che dopo gli anni della militanza politica nel ’68 sceglie il “mestiere del maestro” per affrontare le povertà educative e le diseguaglianze nei quartieri di Napoli e da qui costruisce teoria e prassi sulla dimensione educativa come processo di emancipazione e costruzione di aspirazioni. Infine, quello di Patrizia Luongo, economista e ricercatrice, che nutre la riflessione di dati e analisi in modo da sostanziare e dare prospettiva alle riflessioni.

L’intreccio di questi punti di vista costruisce una trama complessa che non si limita a “toccare con mano gli abissi e le speranze, le tenacie e le arrese, le vie strane, inattese, mutanti e multiple delle resilienze e delle disfatte, le paure di ogni giorno” ma costruisce intorno alla “disperanza”, e alla possibilità di agire cambiamento partendo da questa, una visione di società possibile, di prospettive praticabili, di orizzonti di futuro.

Questo a patto di cambiare il paradigma si cui si sono fondate le visioni compensatorie su cui, negli ultimi decenni, si è disinvestito sul welfare inteso come strumento esclusivamente riparativo, laterale, marginale e quindi residuale, confinato nella dimensione socio-assistenziale.

“In qualche modo, è l’idea stessa di cura a essere stata sottratta al piano dei diritti, per essere inserita in quello del «dono», e quindi in quanto tale non è più concepita come diritto costituzionale ed esigibile ma semmai elargita nel caso in cui ci siano le condizioni per farlo o, peggio, in base a determinati comportamenti e al merito”.

Rimettere al centro dell’azione pubblica “la cura” – degli individui, delle comunità e dei territori – significa intanto uscire dalla retorica e dalle dichiarazioni astratte per poter contare “su pratiche, setting, su procedure” capaci di valutare le pratiche affinché diventino politiche, misurare gli impatti in modo da ampliare gli effetti dell’azione sociale intesa come costruzione di nuova società e nuova democrazia.

È un testo profondamente politico, perché interviene esattamente nelle “linee di crescenza” della contemporaneità, portando a nudo le contraddizioni, le diseguaglianze ma nello stesso tempo le potenzialità, le energie e le aspirazioni che si producono in queste linee di crescenza.

Le linee di crescenza sono quei tessuti molli che i bambini hanno alla fine delle ossa lunghe, cartilaginei e pronti a diventare ossa man mano che si allungano e crescono. Flessibili e delicati, perché se crescono male le ossa saranno storte. Ne ho scoperto l’esistenza quando mia figlia se ne fratturò una, anni fa.

Se si fratturano e se non ci si prende cura di loro, questi tessuti induriscono male e non si torna indietro: si rimane storti e da grandi si farà fatica a camminare.

Ecco, questo libro parla delle linee di crescenza delle nostre società contemporanee: delle periferie, delle paure, del furore contro i rifugiati, negli insediamenti dei Rom vicino alle case popolari, dell’abbandono della scuola da parte di intere generazioni di ragazzi, delle loro nuove migrazioni, della coesistenza faticosa e brutale di un mondo che precipita tutto sullo stesso marciapiede e fatica a trovare la cura, la prospettiva.

Le linee di crescenza sono i luoghi meticci, dello scontro e del cambiamento disordinato. È la città che puzza, che esprime contemporaneità difforme e fastidiosa. Sgradevole, faticosa. Ma anche straordinariamente vitale, creativa, capace se solo si nuota con lei e ci si sente parte di essa.

In questo libro corale si rintraccia la prospettiva di come affrontare le fratture delle linee di crescenza per, piano piano, provare ad indurirle cercando di riallineare i pianeti in una cosmogonia che rimetta al centro l’umanità, la sostenibilità, i diritti. L’uguaglianza e l’inclusione. La democrazia delle opportunità. Il diritto ad aspirare.

Perché quando le istituzioni tutte – locali, nazionali, sovranazionali – stentano sempre più a garantire il patto sociale e quando la politica non riesce più ad interpretare i movimenti tellurici ma, anzi, li subisce o li accompagna, li usa e li forza, allora davvero il rischio è altissimo. Non in senso generale, astratto, geopolitico. Il rischio è sui marciapiedi delle nostre città, in fila alle poste, alle casse dei supermercati, nelle periferie di Napoli, dentro i cortili delle case popolari di Torino o Milano. Dentro gli sfridi inquieti delle nostre città.

Nei movimenti di faglia non si salva nessuno: né noi, né gli altri. Si salvano i fortissimi, i poteri globali senza democrazia, senza contrappesi.

Il compito lungimirante, visionario, altissimo oggi è quello di chiamare a raccolta le comunità, di ridare significato alle parole, immaginare la società dei nostri figli e nipoti. Smetterla di giocare al continuo presente e chiedersi cosa succederà nel 2050. Quale welfare, quali diritti, quale interazione, quale spazio politico e democratico, quale lavoro e a quali condizioni. Quali istituzioni e quale economia, locale e globale. Agire, adesso, per ricostruire dopodomani.

“Sappiamo bene che tutte le nostre fatiche quotidiane non produrranno un cambiamento rivoluzionario, e che il lavoro sociale è azione del e nel possibile, e tuttavia lo iato tra quel che è possibile e quel che davvero si vive è oggi troppo grande e doloroso. Spesso eccede le nostre forze.”

“Eppure, investire sul welfare, rafforzare le infrastrutture sociali, potenziare i servizi, anche quelli rivolti alle fasce più marginali ed escluse, non solo è di pubblico interesse perché garanzia del benessere di tutte e tutti, ma è anche presupposto e non esito dello sviluppo, della possibilità stessa di dare coerenza e concretezza a concetti come legalità e sicurezza.”

“Contesti solidali e cooperativi e alte capacità delle persone sono, infatti, in grado di riattivare desideri, aspettative, progettualità dei soggetti, e quindi le economie. Al contrario, diseguaglianza, deprivazione culturale e relazionale, frammentazione sociale, precarizzazione del lavoro e dei sistemi di welfare oltre una soglia minima di tolleranza determinano una trappola di povertà che avvita le dinamiche economiche verso trend irreversibilmente regressivi, e in primo luogo escludendo dal mercato del lavoro, ma anche dal sistema di relazioni sociali, risorse potenziali straordinarie quali giovani, donne e, più in generale, persone ora fermate ai margini dei propri potenziali personali di sviluppo e attivazione.”

Gli autori non si sottraggono alla responsabilità di offrire prospettive – si rivolgono ai decisori, agli operatori sociali, agli educatori ma anche ai cittadini ed alle cittadine – e di offrire uno spazio di costruzione di linguaggi comuni, di idee praticabili, di punti di vista da condividere e sui cui immaginare la costruzione di nuovi paradigmi di pensiero e di azione.

“Tornare ad abitare oggi, con convinzione, la dimensione politica del nostro lavoro appare l’unico antidoto per non perdere senso e prospettiva di cambiamento, per proporre interventi che non siano solo riparativi ma che sappiano prevenire le patologie sociali rimuovendo le cause sociali, economiche e culturali che le determinano.”

Si tratta di abitare la dimensione politica per non perdere senso e prospettiva di cambiamento, con competenza, radicalità e gentilezza. Un manifesto per i prossimi passi e per tracciare nuove strade di futuro.

ABSTRACT

“Rammendare – Il lavoro sociale ed educativo come leva per lo sviluppo” is the result of the combination of three complementary and different points of view. That of Andrea Morniroli, who has a long history of immersion in the suburbs of Campania and a great ability to reflect on “social work” and its potential effects. That of Marco Rossi-Doria, who, after the years of political militancy in ’68, chose the “profession of teacher” to tackle the educational poverty and inequalities in the neighbourhoods of Naples and from here builds theory and practice on the educational dimension as a process of emancipation and construction of aspirations. Finally, that of Patrizia Luongo, economist and researcher, who fed the reflection with data and analyses in order to substantiate and give perspective to the considerations. The combination of these points of view builds a complex plot that is not limited to “touching on the abysses and hopes, the tenaciousness and surrenders, the strange, unexpected, mutant and multiple ways of resilience and defeat, the fears of every day” but offer a vision of a possible society and the possibility of acting on it. “We will continue to be competent, radical and kind”. These are the three adjectives with which this powerful choral book closes, courageously tackling the theme of inequality and the frightening fault line on which entire generations and entire territories of our country are suspended.

 

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Ilda Curti

Ilda Curti

Ilda Curti ha 30 anni di esperienza in design, sviluppo, gestione, organizzazione di strategie e progetti di sviluppo locale, politiche di rigenerazione urbana, progetti europei con una particolare attenzione all’inclusione sociale, studi sulle migrazioni, sviluppo culturale e multiculturale, contrasto alle discriminazioni. Docente, formatrice e consulente su politiche comunitarie, sviluppo locale, politiche di rigenerazione urbana e integrazione, progettazione culturale ha svolto attività di ricerca in Italia e all'estero. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici sui temi della rigenerazione urbana, l'impatto sociale e l'attivazione di comunità.

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