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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Le sfide globali, sulle quali ragionano e si confrontano Simone Verde e Paolo Conti, che caratterizzano il nostro tempo, sono tutte cogenti. I musei non possono sottrarsi all’urgenza di queste istanze, ma come devono essere “se” intendono “voltare pagina”?

La conversazione tra Simone Verde e Paolo Conti contrappunta argomenti densi di rimandi, provocatori di riflessioni, che convocano le coordinate tempo-spazio: riferimenti storici (dall’antico al contemporaneo) ed esplorazioni territoriali anche molto distanti (oltre all’Europa, e l’America, incursioni in Africa e negli Emirati), al fine di restituire la complessità dei temi e dei problemi di questo volume.

“L’esordio. Perché i musei?” è una sorta di bussola che orienta il lettore nell’intricato svolgersi delle tematiche affrontate e soprattutto esplicita il ruolo cruciale che i musei devono assumere nella contemporaneità, quali centri e laboratori di ricerca, accogliendo e contaminando tra loro differenti saperi disciplinari, attualizzandone i significati. Istituzioni culturali protagoniste, proponendo una diversa interpretazione della storia, mettendo in discussione narrative, con l’intento precipuo di promuovere la comprensione, coinvolgendo i pubblici dalle fisionomie poliedriche.

Le sfide globali, sulle quali ragionano e si confrontano Simone Verde e Paolo Conti, che caratterizzano il nostro tempo, sono tutte cogenti. Ad esempio, la relazione sempre più problematica tra uomo e natura; la proliferazione delle dittature e la complicità dei musei nel farsene promotori e amplificatori, nonché il potere divisivo del patrimonio; l’urgenza di ripensare l’esclusività di egemonie culturali, dando voce e spazio a presenze fino a ora eluse; l’eredità della pandemia, non solo livida stagione di malattia e morte; come è cambiata la relazione tra reale e virtuale; il problema culturale dell’“overtourism”.

I musei non possono sottrarsi all’urgenza di queste istanze, ma come devono essere “se” – attenzione: “se” non è ipotetico od ottativo, ma propositivo, direi assertivo – intendono “voltare pagina” e sfidare le crisi globali?

Devono essere attori rilevanti e attuali negli snodi esistenziali dei singoli e delle comunità, contribuire a favorire la conoscenza di ciò che conservano e dei contesti da cui provengono opere e reperti. Sensibili nell’attivare pratiche di socializzazione e di coesione, nonché interlocutori autorevoli rispetto ai conflitti e alle contraddizioni dei contesti urbani e sociali di riferimento. In una Europa sempre più plurale, i musei sono chiamati a diventare luoghi non solo di “alfabetizzazione” al patrimonio, ma anche di sviluppo di nuovi modelli di policy, tesi alla costruzione di comunità interpretative eterogenee, allargate e inclusive.

Come sostiene Simone Verde il museo si deve mettere “al servizio della complessità e della stratificazione storico-culturale di ogni singola opera”, a partire dalla rilettura critica delle collezioni, frutto di nomadismo, sovente cristallizzata al suo interno. Promotore di spazi terzi, il museo non deve sottrarsi a un’interrogazione costante, elaborando chiavi di riflessione e approfondimento anche in relazione agli aspetti di frizione e di conflitto. È dimora della collettività, fucina (oltre che custode) di testimonianze, di cui sa comporre e ricomporre i significati; sa accogliere memorie individuali e collettive, che danno vita a un “affresco” partecipato e condiviso. Museo “sentinella”, mai neutrale, che dà voce a una comunità viva e vibrante, come agorà di spazio vissuto, contrapposto all’agorà fluida e manipolabile dei social.

In sintesi: un museo attivista, altro che luogo solo della conservazione e di una reiterata pratica espositiva, bensì ecosistema complesso e dinamico.

L’ultimo capitolo è dedicato al “caso Pilotta”, il Complesso monumentale di cui Simone Verde è direttore dal 2017, e restituisce non solo gli elementi significativi per ricomporne la storia, ma soprattutto l’intenso impegno di ristrutturazione, risanamento, riallestimento (l’apparto fotografico a corredo del volume documenta anche il “prima e il dopo” degli interventi), nonché nell’attivare relazioni di senso con la comunità al fine di rendere la Pilotta “un’entità dinamica e in permanente movimento che partecipa ai processi culturali a livello globale con ricadute sulla collettività.”

Simone Verde con Paolo Conti, “Voltare pagina. Se i musei sfidano le crisi globali”, Baldini+Castoldi, Milano 2022

ABSTRACT

The conversation between Simone Verde and Paolo Conti is intense and investigates full of references, reflections and instances that recall time-space coordinates, in order to convey the complexity of the themes and problems of this volume. Multiple and all current: the increasingly problematic relationship between man and nature; the proliferation of dictatorships and the complicity of museums to promote them; the urgent need to rethink the exclusivity of cultural hegemonies, giving voice and space to presences up to now denied; the legacy of pandemic period; how the relationship real and virtual is changed. Museums cannot escape the urgency of these demands, but how should they “turn the page” and challenge global crises?

 

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Silvia Mascheroni

Silvia Mascheroni

Storica dell’arte, è ricercatrice, formatrice e progettista nell’ambito dell’educazione al patrimonio culturale e dell’arte contemporanea. È docente presso l’Università Cattolica di Milano (Master “Servizi educativi del patrimonio artistico, dei musei di storia e di arti visive”) e di “Educazione al patrimonio e didattica museale”, Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici dell’Università di Pisa. Progettista e co-responsabile di “Patrimonio e Intercultura”; co-fondatrice di “Patrimonio di Storie”.

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