Fondazione Anteego prende ispirazione da figure che hanno fatto la storia della cultura pedagogica del nostro paese come Danilo Dolci, Aldo Capitini, Marco Lodi, Goffredo Fofi, Bruno Ciari, esponenti della così detta “pedagogia libertaria” che ha coniugato pensiero e azione, creando spazio per l’ascolto, la partecipazione e la responsabilità sociale, una visione di educazione in cui anche l’insegnante cresce insieme agli studenti e impara da loro.
Il modello formativo proposto dalla Fondazione è infatti proprio quello della crescita reciproca tra maestro e allievo in cui al centro dell’educazione tornano l’essere umano, la relazione e il valore trasformativo della conoscenza.
La Fondazione Anteego si inserisce all’interno di un contesto storico segnato da profonde criticità per l’educazione: il mancato funzionamento dell’ascensore sociale, ossia la capacità, sempre più compromessa, per i giovani di migliorare la propria condizione sociale attraverso lo studio e il lavoro, a causa di disuguaglianze ereditarie, accesso diseguale a un’istruzione di qualità e precarietà lavorativa, e ancora, l’iper tecnicizzazione della scuola che rischia di appiattire l’apprendimento standardizzando le competenze, il progressivo indebolimento della scuola pubblica e la diffusione del fenomeno dei così detti NEET, i giovani Not in Education, Employment or Training.
In questo scenario, la missione della Fondazione Anteego assume una valenza ancora più urgente e necessaria: ripensare l’educazione come strumento di crescita umana e collettiva, capace di superare le barriere sociali e di riaccendere la fiducia nei processi formativi. Al centro, l’essere umano e la relazione educativa, come strumenti di trasformazione personale e sociale, una formazione orientata non solo alla competenza ma alla consapevolezza. La Fondazione si propone come luogo di riflessione e pratica educativa nel quale sviluppare laboratori, attività, conferenze e momenti formativi che aprano al confronto e nutrano lo spirito critico, favorendo un’educazione partecipata e democratica fondata su arte, scienza, filosofia, educazione civica, cultura giuridica e competenze tecniche. Un percorso che vuole culminare nella creazione di una scuola fisica, privata nella forma ma pubblica nella missione.
Abbiamo incontrato il Presidente di Fondazione Anteego, il Dott. Francesco Lombardi, che ci ha raccontato la genesi del progetto, la visione pedagogica che lo guida e la ricchezza del Comitato Scientifico che ne anima il lavoro.
Come nasce Fondazione Anteego e qual è stato il percorso che ha portato alla sua costituzione?
L’idea della Fondazione, o comunque di un soggetto che potesse agire nel campo della pedagogia, dell’educazione e della formazione, è nata negli anni, anche a seguito delle esperienze lavorative personali e, quindi, dall’aver potuto constatare come i giovani ragazzi, appena usciti dall’università o dalle superiori, avessero quasi tutti le stesse “difficoltà”: spesso ottime competenze tecniche ma non sempre accompagnate da una capacità relazionale e di ri-adattamento alle situazioni lavorative in mutamento. Questa consapevolezza, maturata nella pratica lavorativa, si è collegata al mio percorso di formazione culturale (uno dei miei percorsi), avvenuto nelle discipline umanistiche e in particolare delle riviste di critica e intervento sociale. Da Lo Straniero agli Asini, riviste fondate da Goffredo Fofi e quindi aperte a una continua critica sociale, allo sviluppo di un pensiero critico mai disgiunto da una azione pratica, non solo teorica.
La Fondazione si ispira a una visione pedagogica profonda e controcorrente. In che modo questa visione si riflette nella composizione del CdA e del Comitato Scientifico?
Si riflette proprio seguendo il principio cardine di un Pensiero (di alta qualità) sempre in relazione stretta con una Azione costante di intervento, di condivisione delle rispettive esperienze lavorative, capacità e passioni. Non c’è un esponente del Comitato scientifico che non sia disposto a questa “apertura”, con l’umiltà naturale di chi sa. E quindi, di chi sapendo ha come priorità la sua trasmissione a generazioni future. Fanno parte del Comitato scientifico: Irene Sanesi, Gianfranco Cartei, Rodolfo Sacchettini, Paolo Woods, Vittorio Iervese, Elena Tarsi, Carlotta Mancini, Salvina Di Gangi, Leonardo Sacchetti, Federico Bacci, Francesca Di Giuseppe. Tra questi anche due diciottenni, con pari diritti di voto e intervento sugli argomenti.
DATI E TENDENZE: IL QUADRO ATTUALE SU EDUCAZIONE E OCCUPAZIONE
Ma qual è lo scenario attuale nel quale Fondazione Anteego opera? Per comprendere meglio e dare contesto all’azione della Fondazione osserviamo insieme alcune statistiche.
Secondo il rapporto AlmaLaurea 2025 presentato all’Università di Brescia sulla condizione occupazionale dei laureati, il tasso di occupazione di chi consegue un titolo di laurea non è mai stato così alto come negli ultimi 10 anni, pari al 78,6% per i laureati di primo e secondo livello (+4,5 e +2,9 punti percentuali rispetto al 2023) con il 90% degli occupati a 5 anni dalla laurea.
La retribuzione mensile netta a un anno dal conseguimento del titolo in media è pari a 1.492 euro per i laureati di primo livello e di 1.488 euro per i laureati di secondo livello, in aumento di 6,9 punti percentuali per i primi e di 3,1 per i secondi rispetto al 2023.
Nonostante la crescita positiva il dato resta preoccupante. Secondo la Total remuneration survey 2024 di Mercer, società internazionale di consulenza, i neolaureati italiani si collocherebbero in fondo alla classifica europea per gli stipendi, con una retribuzione annuale di 30.500 euro, sopra soltanto agli spagnoli (28.500 euro nel 2024) e ai polacchi (26.675 euro).
In generale i dati relativi all’occupazione risultano positivi, anche secondo quanto rilevato da Istat che registra livelli record che superano il 62% di occupati nella fascia d’età tra i 15 e i 65 anni nel 2024. In termini numerici risultano pertanto più persone occupate – e anche più giovani.
É necessario, tuttavia, leggere il dato aggregato attentamente facendo attenzione alla qualità del lavoro reinterpretando la lettura dei numeri: parte dell’aumento riguarda contratti a tempo determinato, part time involontari o lavori a basso salario. Risulta occupato sia chi lavora due ore a settimana che un dipendente a tempo indeterminato, così come stage non retribuiti e tirocini.
Altra faccia della questione è invece rappresentata dall’aumento dei “working poor”, persone che lavorano ma che non riescono a mantenere un dignitoso livello di vita a causa dei salari bassi e del carovita.
Il centro studi di Unimpresa sottolinea che il calo della disoccupazione non è accompagnato da un miglioramento delle condizioni lavorative: nel 2024 i lavoratori poveri sono stati 6 milioni e 886 mila (il 15% della popolazione), il 4,1% in più rispetto al 2023. Diminuiscono anche i lavoratori a tempo indeterminato, passati da 2 milioni e 655 mila a 2 milioni e 530 mila e crescono i collaboratori (da 248mila a 278mila, un aumento del 10,8%).
La laurea continua a rappresentare un fattore determinante per l’occupabilità: tra i 25 e i 64enni il tasso di occupazione dei laureati è dell’84,3% rispetto al 73,3% di chi possiede soltanto il diploma e al 54,1% di chi possiede il diploma di terza media. Tra gli under 35 il 75% dei laureati trova lavoro nei primi tre anni. Il mercato del lavoro italiano resta però meno accessibile rispetto alla media europea per i laureati e, se il tasso di occupazione dei laureati in UE è mediamente dell’87,6%, in Italia si ferma all’84,3%.
Restano preoccupanti i dati sull’abbandono universitario secondo AlmaDiploma: a un anno dalla maturità il 6,8% degli studenti iscritti abbandona gli studi e il 9,3% cambia corso o ateneo, dato che aumenta a tre anni dal conseguimento della maturità, in cui gli abbandoni salgono al 9,3% e i cambi al 14,9%, con una prospettiva di ulteriore aumento delle percentuali.
I dati di AlmaDiploma evidenziano anche una correlazione tra la scuola di provenienza e il tasso di abbandono, notando come gli studenti provenienti da istituti professionali abbiano un tasso di abbandono maggiore (17.6% entro il primo anno, 24% dopo tre anni). Dimostrano invece minor tasso di abbandono gli studenti dei licei (4,8% a distanza sia di uno che di tre anni dal diploma).
Risulta fondamentale quindi un orientamento continuativo che inizi dal liceo e prosegua durante il periodo universitario, che non si limiti a guidare verso una scelta consapevole della facoltà da intraprendere ma che prosegua con un monitoraggio dell’andamento dello studente, attraverso stage e tirocinio e con un confronto continuo con professori e tutor.
Il Politecnico di Milano è riuscito a dimezzare il tasso di abbandono dal 20 al 10% utilizzando l’intelligenza artificiale e riuscendo così a prevedere quanti e quali studenti sarebbero stati a rischio abbandono, attuando misure specifiche.
Particolare attenzione merita dedicarla al fenomeno dei così detti “NEET” (Not in Education, Employment or Training), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono inseriti in un percorso scolastico o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa.
Grazie alla crescita dell’occupazione il dato è calato nell’ultimo anno: nel 2023 la quota di Neet sul totale dei 15-29enni secondo l’Istat è stimata al 16,1% con un calo di 2,9 punti percentuali rispetto al 2022 e di 7 punti rispetto al 2021 (il livello più alto era stato raggiunto nel 2014 con una percentuale di 26,2%, oltre 10 punti percentuali in più rispetto ai dati del 2023). Il calo del dato è determinato da una maggiore partecipazione al sistema di istruzione; più giovani in possesso di un titolo secondario inferiore e, tra coloro non più in istruzione, da un significativo aumento degli occupati, soprattutto per i titoli di studio più bassi. Nonostante il miglioramento rispetto agli anni passati il valore italiano è inferiore soltanto a quello della Romania (19,3%) e sensibilmente più elevato rispetto alla media europea di 11,2% con la percentuale spagnola e francese al 12,3% e tedesca all’8,8%.
In questo scenario complesso segnato da miglioramenti dei tassi di occupazione e allo stesso tempo da persistenti difficoltà legate alla qualità del lavoro e alla dispersione scolastica, Fondazione Anteego si pone come facilitatore del dialogo e promotore dell’applicazione di approcci formativi consolidati. La fondazione con il suo modello educativo centrato sulla relazione, sull’ascolto e sulla crescita condivisa vuole restituire alla scuola il suo valore più profondo, quello di motore di giustizia e di equità, sancendo un nuovo patto tra educazione e società.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
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Unimpresa, “8,5 milioni italiani a rischio povertà, indigenza o esclusione sociale” https://www.unimpresa.it/rischio-poverta-e-working-poor/65819
ABSTRACT
On May 25th 2025, at the Alcatraz space of the Stazione Leopolda in Florence, the newly established Anteego Foundation was officially presented. Its mission is to bring the principles of libertarian pedagogy back into the field of education. The Foundation aims to promote an educational approach that supports young people on their journey toward adulthood, by reviving the practices of great educators of the past and strengthening the bond between the individual and the community.
