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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Perché le donne si mettono in cammino? Cosa le motiva e cosa cercano di vivere attraverso questa esperienza?

“Il femminismo non riguarda il rafforzamento delle donne. Le donne sono già forti, si tratta di cambiare il modo in cui il mondo percepisce quella forza”. G.D. Anderson

Quando, nel marzo del 2019, lanciai la “Rete Nazionale Donne in Cammino”, proposi come missione del progetto la promozione dell’empowerment femminile attraverso il camminare. Vedevo come terreno fertile di lavoro l’incontro tra l’empowerment femminile, ovvero la promozione di azioni volte a potenziare e rafforzare la consapevolezza di sé e delle proprie capacità delle donne, e la pratica del camminare, inteso sia come attività escursionistica che come percorrenza di lunghi itinerari culturali e di pellegrinaggio.

Avevo notato come negli ultimi anni stesse progressivamente aumentando la presenza delle donne sui sentieri e sui cammini italiani e, per esperienza diretta, avevo sperimentato quanto la pratica del camminare fosse un eccellente strumento di crescita personale e di trasformazione. Mi colpiva in particolare vedere che, in questa pratica, si concretizzava ciò che secondo l’EIGE, l’European Institute for Gender Equality, vuol dire “empowerment of women”: quel processo grazie al quale le donne (ri)acquistano potere e controllo sulle proprie vite acquisendo, di conseguenza, la capacità di fare scelte strategiche per loro stesse. Notavo che i 5 fattori individuati dall’Istituto Europeo per la Parità di Genere per sintetizzare l’empowerment femminile si potevano sperimentare camminando: il senso di autostima, il diritto di fare e determinare scelte, il diritto di avere accesso a risorse e opportunità, il diritto di decidere della propria vita, la capacità di influenzare la direzione del cambiamento sociale per creare un sistema più giusto ed inclusivo.

Oggi, passati tre anni, la prima constatazione che si impone nel ragionare sulla dialettica empowerment femminile/cammino è che la tendenza che credo di aver colto sul nascere era effettivamente confermata: il cammino in Italia è donna. La progressiva accelerazione già in atto negli anni scorsi è aumentata con il passaggio delle attività outdoor da nicchia a esperienza per tutti. Il Covid poi ha enormemente allargato la base dei fruitori e in particolare delle donne.

A dirlo sono i dati che ho raccolto con un’attività di ricerca condotta dal 2019 ad oggi, monitorando i canali social del progetto della Rete Nazionale Donne in Cammino e della Community delle Ragazze in Gamba, dove interagiscono complessivamente 130 mila persone, intervistando centinaia di camminatrici, professioniste dell’outdoor, gestori dei cammini, e infine proponendo un sondaggio specifico.

Per quanto riguarda il numero delle camminatrici rispetto ai camminatori, c’è stato un sorpasso da parte delle donne anche sui cammini italiani, dopo che ciò era già accaduto a Santiago nel 2019. A dirlo sono le risposte che ho ottenuto contattando 80 referenti di progetti di cammini, un campione rappresentativo per il campo di indagine dato.

Sottraendo i progetti di cui è impossibile ricavare i dati e quelli in cui il numero degli uomini e delle donne è pari, restano 46 progetti di cui 36 hanno dichiarato che sono le donne a rappresentare la maggioranza dei camminatori/pellegrini, mentre sono solo 10 i progetti che hanno rilevato una preponderanza maschile.

Anche sul fronte più prettamente escursionistico, il dato è allineato e omogeneo.

Blawalk, una app che promuove attività outdoor ed escursionistiche declinate sul fai da te e sulla libera organizzazione, ha oltre 15 mila iscritti e il 65% di questi sono donne. Anche WeWard, una app che motiva a camminare, che dalla Francia si è imposta recentemente anche in Italia, su 2 milioni di iscritti nel nostro Paese rileva una maggioranza femminile. Nel bilancio sociale 2022 di Trekking Italia, un’associazione di promozione sociale attiva a livello nazionale con circa 5.000 soci, emerge che le donne sono il 65,5%. Anche secondo l’indagine che la Compagnia dei Cammini ha condotto per individuare l’identikit 2021 dei propri clienti emerge che i camminatori sono prevalentemente donne: il 67,5% su un campione di 1.330 camminatori. Una tendenza confermata, infine, anche da AIGAE, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche: il pubblico delle GAE-Guide Ambientali Escursionistiche è tendenzialmente femminile – 65% circa – in particolare nei viaggi di più giorni in cammino dove non sono rari i gruppi di sole donne.

Notiamo, per inciso, che l’organizzare dei gruppi esclusivamente al femminile è una novità recente e a mio avviso è indicativa di un cambiamento in atto ancora da comprendere a fondo. Sono nati in questi ultimi tre anni dei progetti di viaggi lenti al femminile proposti da tour operators che hanno puntato su questa nuova nicchia di mercato: Girls in Italy, Destinazione Umana e Abbarra, una start up turistica dedicata alle donne.

IL CAMMINO È DONNA

Il cammino è donna, dunque, ma perché? Cosa ci indica questo dato e perché è importante?
Perché le donne si mettono in cammino? Cosa le motiva e cosa cercano di vivere attraverso questa esperienza?

Partiamo dalla prima domanda. L’importanza di rilevare il protagonismo femminile nel mondo outdoor italiano non serve a stabilire un primato, ma a fotografare meglio il settore del turismo lento e intercettare delle nuove opportunità per l’occupazione femminile. Una prospettiva straordinaria se consideriamo il livello di disoccupazione femminile in Italia e che di per sé potrebbe far considerare concluso questo articolo, centrando perfettamente la tesi della interconnessione tra cammini ed empowerment femminile.

La crescita del lavoro per le donne nel mondo dell’escursionismo, nello specifico per la professione di Guida Ambientale Escursionistica, ci viene confermata dall’Aigae, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche: “Su un totale di 3.124 iscritti al 31-12-2021, le donne sono 1.312 e quindi il 42% del totale. Erano il 40% nel 2020 e il 37% del 2019, quindi con una crescita costante”, dice il Presidente Aigae, Davide Galli.

Anche nell’ambito della progettazione dei cammini, un settore occupazionale recente e in grande fermento, ho potuto osservare in questi tre anni un incremento di interesse e partecipazione da parte femminile: sono 18 i progetti di cammini ideati e/o coordinati da donne. Penso, ad esempio, al Cammino del Salento, ideato nel 2019 e già percorso da non meno di 3.000 pellegrini e pellegrine ogni anno. O al Cammino della Regina Camilla nella Valle dell’Amaseno, nel Lazio, o la Via dei Gessi e dei Calanchi, un itinerario escursionistico che collega Bologna a Brisighella e Faenza e che già dal primo anno di avvio progettuale, il 2021, ha ricevuto un’ottima risposta.

Dare visibilità alle donne in cammino in Italia e far emergere i dati è fondamentale perché ha il merito di dare evidenza al contributo femminile in un settore considerato oggi vitale e strategico per l’economia del turismo. Se siamo d’accordo che il mondo dei cammini rappresenta una ripartenza per il Paese, sapere che in questo ambito sono attive soprattutto le donne significa dire, evidentemente, che sono le donne una parte fondamentale di quella ripartenza. Nel mondo dei cammini, in questa particolare fase, le donne stanno facendo la storia. D’altro canto bisogna ricordare che fu una donna, Ambra Garancini, dell’associazione Iubilantes e Rete dei Cammini, ad avere per prima l’idea di indire un anno dei cammini e a sensibilizzare il Ministro Franceschini per indirne uno. Era il 2016 e con il senno di poi si può dire che quell’anno rappresentò una tappa fondamentale della storia del successo del mondo dei cammini.

PERCHÉ LE DONNE AMANO CAMMINARE?

Per rispondere al perché le donne si mettano in cammino, cosa le motivi e cosa cerchino, sono indicative alcune risposte ricevute nel sondaggio dedicato alle donne in cammino che ho avviato nel mese di marzo scorso. La ricerca è stata la prima del genere in Italia e aveva come obiettivo identificare ciò che spinge le donne ad avvicinarsi ai viaggi a piedi e indagare la loro percezione in relazione al cammino come esperienza trasformativa e di crescita personale.

Rispetto alle motivazioni delle donne in cammino e alla percezione dell’importanza di questa esperienza per una trasformazione personale, il 64% del campione – costituito da 440 persone – considera che il camminare abbia rappresentato un vero e proprio cambiamento di vita. Il 97% dichiara infatti che il cammino non è solo una attività sportiva, ma un vero e proprio stile di vita. La stessa percentuale del 97% sostiene che di un’esperienza in cammino conta di più lo stato d’animo con cui la si vive rispetto ai km percorsi, alla vetta o meta raggiunta e alla performance. Per il 45% del campione camminare rappresenta una occasione di crescita interiore e i benefici che si ottengono camminando sono soprattutto: la pace interiore e la serenità, una maggiore consapevolezza e determinazione, un miglioramento dello stato di salute e fisico, e a livello psicologico maggiore vitalità e positività. Per l’83% del campione l’incontro con le comunità locali è fondamentale e questo conferma il ritenere questa attività come uno strumento strategico per la promozione dei territori, delle tradizioni locali, delle aree interne, dei borghi.

Per quanto riguarda il cammino come strumento di empowement femminile, il 67% del campione è d’accordo sul ritenerlo tale in particolare per realizzare un processo di crescita personale, di autostima e un superamento dei propri limiti. Il 75% del campione ritiene che una donna in cammino sia un simbolo in grado di scardinare alcuni stereotipi di genere che frenano l’ambizione e aiuti a promuovere una maggiore emancipazione femminile. È quasi la metà del campione a dichiarare di voler effettuare dei cammini in solitaria e il 20% non ha alcuna paura di farlo, mentre il timore di incontrare cani liberi e aggressivi è superiore a quella di ricevere molestie da parte di uomini.

SICURE DA SOLE

I cammini si rivelano quindi un settore in cui le donne sentono di potersi muovere in relativa sicurezza da sole. Indicativo in tal senso è rilevare che il 59% del campione ritiene che il cammino possa essere uno strumento di sensibilizzazione per combattere contro la violenza di genere. Si sono già create delle iniziative in tal senso e sta nascendo un nuovo itinerario di lunga percorrenza – il Cammino di Beatrice – ispirato proprio da questa sensibilità. Un percorso di 120 km in provincia di Rieti, nel Lazio, ideato da un uomo, Carlo Ancona, un Guida Ambientale Escursionistica che partecipa sin dall’inizio alla comunità delle “Ragazze in Gamba”, un gruppo inclusivo e aperto a tutti.

STRUMENTI DI LAVORO PER LA PROMOZIONE DELLA PARITÀ DI GENERE

Dal sondaggio emerge anche una indicazione per la promozione dell’empowerment femminile nel mondo dei cammini in linea con l’approccio della “certificazione di genere”. Dalle risposte si rileva il desiderio che ci sia una maggiore presenza delle donne nei ruoli apicali delle organizzazioni e degli enti che si occupano dei cammini e delle politiche ad essi legate. Per promuovere le donne in cammino le linee guida dovrebbero dunque prevedere di garantire principalmente questo e poi l’organizzazione di moduli formativi, di studi e di un monitoraggio della situazione della parità di genere. Infine, ma non da ultimo, è importante che nei panel ci sia sempre una presenza femminile adeguata.

LE SOFT SKILLS DEL CAMMINARE

Il mondo dei cammini può essere considerato un cantiere di buone pratiche per l’empowerment femminile, stimolando efficacemente delle competenze trasversali, le cosiddette “soft skills”. Penso all’esercizio della leadership che una guida ambientale escursionistica deve necessariamente avere per svolgere il suo lavoro. Il tema apre un campo di indagine stimolante e innovativo e proprio su questo è nato un progetto europeo Erasmus+ chiamato, significativamente, “SHE LEADS”. L’obiettivo del progetto è la promozione della parità di genere attraverso lo sport incentivando l’attività delle guide ambientali escursionistiche donne.

Il tema di come alcune soft skills si sviluppano camminando è stato indagato anche nell’ambito del sondaggio “donne in cammino” e secondo il campione sono soprattutto la flessibilità e lo spirito di adattamento a beneficiare di una esperienza del genere. Camminando si allenano poi la perseveranza, la costanza, l’empatia, la collaborazione, la comunità, l’ascolto, la curiosità, lo spirito di osservazione e in generale l’intelligenza emotiva.

Anche lo storytelling espresso a livello corale dalla community social delle “Ragazze in Gamba” ci conferma quanto possa essere stimolante una esperienza di cammino. Nel gruppo molte sono le testimonianze che raccontano come il desiderio di liberazione da ruoli precostituiti e di rinascita possa passare anche attraverso il camminare. Per una donna un viaggio a piedi è il “viaggio dell’eroina” dei tempi moderni e ispira dei sentimenti di audacia, di forza, di ribellione, una capacità di autodeterminarsi fuori dal giogo del giudizio altrui, dal perfezionismo e dall’isolamento autoreferenziale. Perché al di là di tutto, il mondo dei cammini al femminile rappresenta una comunità di condivisione di valori, motivazioni, aiuto concreto, ispirazioni, esperienze, informazioni, consigli, passioni, emozioni e tante tantissime storie. Un nuovo sistema di economia del dono che, come nel gruppo delle Ragazze in Gamba, amplifica e rafforza l’esperienza di ogni singolo partecipante.

ABSTRACT

This article provides a picture of the vast female hikers network in Italy and of the growing importance of this trend in the general slow tourism sector. In particular, we show that in Italy this niche is lead by women in terms of presence and participation. Our findings indicate that the action of walking – in long pilgrimage walks, hiking or trekking – could be considered in many respects as a primer resource for women empowerment, well-being, self-care, personal development and that it is opening new job opportunities. The paper is based on primary data collected through interviews in the community of the “Ragazze in Gamba” – 80.000 people – through interviews with stakeholders and project managers and through an extensive survey in the Italian female hikers network – “Rete Nazionale Donne in Cammino”.

 

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Ilaria Canali

Ilaria Canali

Responsabile Rete Nazionale Donne in Cammino, è una professionista della comunicazione, esperta di formazione, community manager, speaker radiofonica, content curator, copywriter, event organizer, walk experience designer e ideatrice di format culturali innovativi. Laureata in Antropologia Culturale, ha lavorato nella comunicazione per la Commissione Europea, il Parlamento europeo, il Ministero degli Affari Esteri Italiano e la Stampa degli italiani all’Estero in Germania. Dal 2010 si occupa della promozione di progetti di cammini e turismo lento collaborando con i principali attori nazionali del settore e scrivendo per numerose testate specializzate. Ha ideato e coordinato il progetto di formazione “Università Popolare Terre della Francigena”, il progetto dei cammini urbani “Periferia delle Meraviglie”, il progetto della «Rete Nazionale Donne in Cammino» e la community «Ragazze in Gamba».

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