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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Il volume di Flavia Barca “Mappa delle Diseguaglianze di genere. Dati e politiche per una trasformazione culturale” (Editrice Bibliografica, in libreria dal 22 Marzo), recensito da Paola Dubini, è il principale risultato della call for paper sull’eguaglianza di genere nei e attraverso i settori culturali e creativi lanciata da Letture Lente nell’agosto 2021, in un processo a staffetta con la rivista Economia della Cultura e con la partnership di Soroptimist International Club di Torino

Il volume di Flavia Barca “Mappa delle Diseguaglianze di genere. Dati e politiche per una trasformazione culturale” (Editrice Bibliografica, in libreria dal 22 Marzo), qui di seguito recensito da Paola Dubini, è il principale risultato della call for paper sull’eguaglianza di genere nei e attraverso i settori culturali e creativi lanciata da Letture Lente nell’agosto 2021, in un processo a staffetta con la rivista Economia della Cultura e con la partnership di Soroptimist International Club di Torino.

Il progetto nasceva dall’obiettivo di trasformare la pandemia generata dal Covid-19 in opportunità: mettere in discussione modelli di sviluppo non più accettabili, ovvero capire come una maggiore equità di genere potesse promuovere trasformazione culturale e indirizzare la transizione ecologica e digitale. L’eguaglianza di genere come diritto e come leva.

Circa 50 i contributi individuali, a più firme e collettivi (hanno partecipato anche alcune associazioni e istituzioni museali) raccolti, che hanno anche stimolato la nascita dell’Osservatorio di genere del Ministero della Cultura.

Il volume indaga e approfondisce le 10 aree individuate dalla call: lavoro, stereotipi, potere, reti, linguaggio, formazione, violenza, cura, trasformazione digitale, dati.

Per chi volesse contribuire, il dossier su Letture Lente è tuttora aperto.

Buon 8 Marzo dalla redazione di Letture Lente.

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Il primo consiglio che mi sento di dare al termine della lettura del libro di Flavia Barca è “leggetelo”. Punto.

Questo consiglio così assertivo e normativo si lega al fatto che – per come è costruito, per quel che dice, per come lo dice – offre davvero mille piste interpretative, a partire da una trama semplice nell’enunciato, fittissima nel suo dipanarsi e legata da fili sottili, ma facili da seguire e di fibra forte dal punto di vista argomentativo. E quindi mille sono i lettori e le lettrici cui è potenzialmente destinato. Uso volutamente termini tratti da saperi antichi, associati tradizionalmente alle donne, perché sia chiaro che questo è un libro che parla a tutte le persone, ma da un punto di vista preciso: quello della metà della popolazione, che di solito è in ombra. E proprio per il punto di vista che assume ci mette davanti alla consapevolezza che occuparsi della società, delle sue strutture e dei suoi modi di funzionare in una prospettiva di genere è non solo una questione di buon senso e di equità, ma anche una “leva per promuovere una nuova idea di futuro” (pag 11).

Il libro non ha paura di ripartire dalle questioni fondamentali su cui chi bazzica la ampia letteratura citata si tormenta da decenni: la tensione fra parità e differenza è risolta riconoscendo che la parità si misura nei diritti e nelle pratiche; l’evidenza ci mostra differenze palesi che sono effetto di iniquità e che generano disuguaglianza; la valorizzazione delle differenze porta a un miglioramento nella qualità della società per tutte e tutti.

La trama e l’ordito del libro sono costruiti attorno a 10 temi: se vogliamo promuovere (e magari provare a realizzare) una nuova idea di futuro, dobbiamo stare attenti ad alcune grandi sacche di disuguaglianza (lavoro, potere, educazione, linguaggio, trasformazione digitale, cura) nascoste in bella vista. Sono alimentate, alimentano e rafforzano stereotipi, producono effetti distorsivi significativi non solo sulle donne, ma sulla società nel suo complesso: violenza, difficoltà di bilanciamento fra vita privata e realizzazione professionale, distribuzione di ricchezza e di opportunità. È un processo lungo con una traiettoria non lineare, che richiede di essere osservato in modo non superficiale, documentato, continuamente rivisto, perché la parità e le pari opportunità non sono scontate, ineluttabili o statisticamente prevedibili. Ogni capitolo declina il macro tema in sotto temi, li documenta estensivamente, propone collegamenti di causa – effetto e suggerisce cambiamenti: di leggi, di contesto, di comportamenti, di atteggiamenti.

I dati sono tanti e aggiornati, ma i capitoli non sono aride liste di numeri e di fonti. Lo sforzo di raccolta e di restituzione sta nel caratterizzare i fenomeni, nel correlare le evidenze e – laddove possibile – nel proporre gerarchie di criticità, di nodi da affrontare. Questo modo di usare i numeri mi pare molto utile, perché permette di uscire dalla logica delle classifiche e dei progressi rispetto a fenomeni specifici (stiamo migliorando in termini di pay gap, siamo bravi perché abbiamo la legge Golfo-Mosca, ma siamo malmessi quanto a precariato) e di evitare fenomeni ad effetto “ultimo della classe” (del tipo “dopo di noi solo Cipro”) ideali per scatenare fiammate di indignazione sui social, ma inutili a una costruttiva dialettica che si sforzi di produrre cambiamenti.

L’articolazione dei temi e il collegamento fra le fonti non solo rende la lettura più scorrevole, ma permette di considerare le questioni nella loro complessità, suggerendo a chi legge una gerarchia di urgenze, un piano di lavoro, possibili punti di ingresso al tema in una chiave di cambiamento ricercato.

Diciamo che non ci sono mai abbastanza dati e i dati sono tantissimi nel libro, alcuni davvero sconfortanti (“ma possibile che siamo ancora a parlare di questo?”), altri che aiutano a rintuzzare le reazioni di benaltrismo (“sempre a lamentarsi ‘ste donne: cosa dovrebbero dire in India?”), altri ancora che danno atto di risultati importanti, spronandoci a stare nel presente nell’affrontare alcuni grandi temi (penso ad esempio alle questioni della cura o dell’educazione). Ho trovato particolarmente felice la scelta di declinare la lettura delle questioni sui mondi della cultura, sia perché in una prospettiva di ricerca la combinazione genere-settori culturali copre un’area poco analizzata e poco “agita”, ma soprattutto perché è un modo intelligente di mettere la cultura al centro. La cultura ci pone in relazione con noi stessi, con lo spazio, con il tempo e con le altre persone; quando lavora bene, ci spalanca orizzonti di possibile. Partire da lì come campo su cui riflettere alle storture di sistema apre possibilità moltiplicative importanti per promuovere quell’idea di futuro che è l’auspicio dichiarato all’inizio del libro.

Buona lettura, buone riflessioni e buone azioni!

 

ABSTRACT

Flavia Barca’s volume “Mappa delle Diseguaglianze di genere. Dati e politiche per una trasformazione culturale” (Editrice Bibliografica, in bookstores from March 22), reviewed by Paola Dubini, is the main result of the call for papers on gender equality in and across the cultural and creative sectors launched by Letture Lente in August 2021, in a relay process with the journal Economia della Cultura and with the partnership of Soroptimist International Club of Turin. The volume investigates and explores the 10 areas identified by the call: work, stereotypes, power, networks, language, education, violence, care, digital transformation, and data. For those who would like to contribute, the dossier on Letture Lente is still open.

Happy March 8 from the editorial staff of Letture Lente.

 

 

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Paola Dubini

Paola Dubini

Paola Dubini, Professoressa di Management delle industrie e istituzioni culturali presso l'Università Bocconi di Milano, studia e scrive da diversi anni sulle trasformazioni in atto nel settore editoriale librario. Tra le sue pubblicazioni, “Voltare pagina? Le trasformazioni del libro e dell’editoria” (Pearson 2013), “Institutionalising fragility. Entrepreneurship in cultural organisations” (a cura di, Fondazione Feltrinelli 2016), “Management delle aziende culturali” (a cura di, con F. Montanari e A. Cirrincione, Egea 2017) e “«Con la cultura non si mangia» Falso!” (Laterza 2018).

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