Soroptimist International è una organizzazione mondiale su base volontaria di donne impegnate nelle professioni e negli affari, la cui missione è migliorare la vita e lo stato delle donne attraverso la consapevolezza, il sostegno e l’azione. Promuove quindi azioni e crea opportunità per trasformare la vita delle donne e delle ragazze attraverso la rete mondiale delle sue socie e attraverso collaborazioni in tutto il mondo. Nato negli USA, a Oakland, nel 1921, il Soroptimist International è oggi diffuso in 132 paesi e conta oltre 3.000 Club, con un totale di circa 75.000 Socie. In Italia il primo Club fu fondato a Milano nel 1928, mentre l’Unione Italiana si è costituita nel 1950 e conta, nel 2026, 164 Club con oltre 5.300 Socie
Il 2025 ha rappresentato quindi per Soroptimist un anno importante nel quale si è celebrato l’anniversario dei 75 anni dalla fondazione. Dall’evento celebrativo, tenutosi a Milano il 16 e il 17 maggio scorsi, è nata una riflessione sulle 75 parole proposte come strumenti di identità e trasformazione, capaci di raccontare valori, impegno ed empowerment femminile e di orientare lo sguardo sul futuro. Il rapporto conclusivo dell’evento, qui presentato, restituisce non solo l’evoluzione di Soroptimist, ma anche il suo posizionamento all’interno di una società e di un contesto economico e politico instabili. Governare il cambiamento richiede infatti parole nuove, in grado di delineare una leadership diversa e collettiva, fondata su visione, strategia e spirito di comunità.
LA STORIA E LA VOCE DI SOROPTIMIST
La storia e la voce di Soroptimist corrono parallele a quelle del Paese e raccontano una parte rilevante del percorso compiuto dalle donne nel Novecento e oltre. Nel dopoguerra, mentre l’Italia ricostruiva le proprie istituzioni e la partecipazione femminile alla vita pubblica muoveva i primi passi, le fondatrici dell’Unione, figure di alta competenza e integrità, scelsero di promuovere il valore professionale, la solidarietà, la relazione e l’etica come tratti distintivi del loro impegno, affermando il ruolo femminile in una società che continuava a relegarlo ai margini. La nascita dei club diede vita a una rete capace di diffondere una mentalità nuova, sostenendo democrazia e diritti anche attraverso il legame con l’ONU e l’impegno per la pace e l’uguaglianza. Negli anni successivi, Soroptimist ha ampliato i propri ambiti di azione con borse di studio, programmi di accompagnamento e percorsi di formazione e crescita professionale, spesso anticipando i tempi. Con l’affermarsi della parità nell’agenda internazionale, l’attenzione si è poi concentrata su temi come occupazione femminile, violenza di genere, procreazione assistita e adozione. A partire dagli anni Duemila, l’azione si è estesa ai temi globali – ambiente, sostenibilità, diritti umani e Agenda 2030 – mantenendo l’empowerment femminile al centro e rafforzandolo attraverso alleanze con istituzioni e società civile.
LE PAROLE CHE RACCONTANO IL PRESENTE
La trasformazione del ruolo delle donne nella società e nell’economia è oggi un dato evidente, a partire dall’istruzione: in Italia e in Europa le donne laureate superano gli uomini, pur restando sottorappresentate nelle discipline STEM, cruciali per il futuro. Anche la leadership femminile ha registrato progressi grazie a cambiamenti normativi che hanno aumentato la presenza nei consigli di amministrazione, ma si tratta di un avanzamento ancora fragile e non uniforme, insufficiente da solo a modificare i modelli di potere.
Segnali di cambiamento emergono anche nel mondo dell’impresa, dove il passaggio generazionale avviene sempre più all’insegna della parità, favorendo l’accesso delle figlie a ruoli di responsabilità e promuovendo innovazioni che incidono su crescita e competitività. La criticità più grave resta però l’occupazione femminile: l’Italia registra tassi tra i più bassi d’Europa, con una donna su due esclusa dal mercato del lavoro. A ciò si aggiunge la carenza di servizi per l’infanzia, la cura e la non autosufficienza, che continua a scaricare sulle donne il peso principale della cura, con effetti diretti su lavoro e autonomia.
Il contesto attuale tende inoltre a mettere in discussione i progressi raggiunti, rallentando il cammino verso la parità e il riconoscimento dei diritti e della diversità. Eppure, numerosi studi mostrano come la parità sia una leva concreta di crescita: la presenza femminile nei luoghi decisionali migliora efficienza, qualità e capacità di innovazione. Resta centrale il nodo del rapporto tra potere, patriarcato e concentrazione della ricchezza, che nei momenti di crisi si rafforza. Le grandi sfide contemporanee confermano quanto la parità sia interdipendente dal funzionamento complessivo del sistema: l’intelligenza artificiale tende, ad esempio, a penalizzare percorsi lavorativi discontinui, mentre le crisi ambientali si intrecciano con le disuguaglianze di genere, trasformandosi in crisi sociali che colpiscono più duramente le donne non per natura, ma per disuguaglianza strutturale.
LE PAROLE CHE BISOGNA (RI)COSTRUIRE
Futuro è la parola chiave del cambiamento che le donne sanno immaginare e costruire nella vita privata, ma che faticano ancora a proiettare nella dimensione pubblica. Per troppo tempo sono state tenute ai margini delle decisioni che definiscono le traiettorie collettive, come mostra chiaramente chi occupa lo spazio del dibattito pubblico. In un tempo segnato da trasformazioni rapide e crisi profonde, diventa allora urgente entrare pienamente nel discorso sul futuro, non come presenza simbolica, ma come voce autorevole capace di rappresentare la pluralità delle esperienze femminili.
Il problema è, in fondo, una questione di forza. Quella individuale è già evidente nelle competenze e nelle responsabilità assunte da molte donne; la vera sfida è trasformarla in una forza politica, culturale e collettiva. L’empowerment individuale non è più sufficiente se resta isolato: occorre sprigionare insieme un’energia capace di contrastare le resistenze strutturali al cambiamento.
Per farlo è necessario ridefinire il concetto di potere. Accanto al potere tradizionale, emerge il potere della cura, storicamente assegnato alle donne e oggi riconoscibile, nella sua dimensione pubblica, come capacità di riparare ciò che è stato danneggiato: relazioni, comunità, ambiente, tessuto sociale. La cura diventa così un’energia potenzialmente trasformativa, capace di spostare l’attenzione dall’accumulare al rigenerare, dallo sfruttare al sostenere. Al tempo stesso, essa porta con sé una contraddizione: è gabbia e insieme parte profonda dell’identità femminile. La sfida è quindi ribaltarne il senso, trasformandola da obbligo invisibile a risorsa collettiva e da sacrificio privato a valore sociale, in un legame profondo con l’inclusione.
Specularmente, occorre ripensare il potere mondano, costruito su modelli verticali e gerarchici che hanno a lungo escluso le donne. Non basta più “concedere spazio”: è necessario cambiare il modo in cui il potere viene esercitato, rivedendo gerarchie e criteri di legittimità. L’accesso al potere non è un traguardo individuale, ma uno strumento per incidere anche sulla vita di chi ne resta escluso. Chi oggi ricopre ruoli di responsabilità ha quindi un privilegio e un dovere verso chi rimane ai margini.
Questa trasformazione passa dalla visibilità, che costruisce immaginario, apre possibilità e rompe silenzi. Essere presenti nello spazio pubblico è già un atto politico, uno spazio da conquistare e abitare senza attendere la perfezione.
Resta inoltre sempre centrale il superamento degli stereotipi di genere, che richiede strategie sistemiche ed educazione continua. Senza consapevolezza, lo stereotipo diventa infatti pregiudizio e discriminazione. Educare contro stereotipi e violenza significa quindi intervenire sulle radici del potere, coinvolgendo anche gli uomini, poiché il patriarcato ha prodotto danni diffusi.
Ridefinire il potere conduce infine a una nuova idea di leadership femminile. La crescita della presenza di donne in ruoli apicali è necessaria, ma non sufficiente. Un cambiamento realmente trasformativo richiede una leadership collettiva, sostenuta da una nuova idea di strategia capace di tradurre visione in azione. Al centro di questa strategia sta la relazione, intesa come forza che costruisce legami, contrasta la frammentazione e trasforma la cura in un sapere politico, capace di offrire una prospettiva diversa alle grandi sfide del nostro tempo.
LE PAROLE DEL FUTURO
In conclusione, le donne possono rappresentare una forza decisiva nel trasformare il nostro tempo a condizione che il cambiamento sia sostenuto da quattro elementi fondamentali: visione, strategia, leadership e competenze. Senza una visione condivisa non è possibile orientare il percorso, senza una strategia chiara le idee non si traducono in azione, senza leadership non si costruiscono consenso e partecipazione, senza competenze non si incide sulla realtà. È l’intreccio di questi fattori, più che la presenza isolata di uno solo di essi, a rendere possibile un cambiamento autentico e capace di orientare il futuro.
Esistono già realtà che dimostrano come questa integrazione sia possibile. In questi contesti, la visione si fonda sulla cura come responsabilità verso persone, diritti, ambiente e comunità; la strategia nasce dalle relazioni e dal dialogo; la leadership è diffusa e radicata nella quotidianità; le competenze derivano da esperienze professionali e civili maturate nel tempo. È questa combinazione a rendere il cambiamento concreto e duraturo.
Quando una comunità come Soroptimist riesce a riconoscere e valorizzare questi elementi, smette allora di essere solo un’organizzazione e diventa una forza in movimento, capace di accompagnare e talvolta anticipare le trasformazioni della società, facendo del futuro una responsabilità del presente.
ABSTRACT
This article examines the role of language, identity, and female leadership through the perspective of Soroptimist International, drawing on reflections developed during the celebration of its 75th anniversary in Italy. It traces the historical evolution of the organization alongside broader social and political transformations affecting women’s participation in public life. The text explores persistent inequalities in employment, power, and representation, as well as emerging challenges linked to economic instability, technological change, and environmental crises. Particular attention is paid to the need to rethink power beyond hierarchical models, redefining care as a collective and political resource. The article argues that meaningful change requires a collective form of leadership grounded in vision, strategy, relationships, and competencies.
