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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
L’edizione 0 del Festival “A proposito di futuro” organizzato da Human Technopole e Treccani Futura ha proposto un dibattito interdisciplinare tra voci scientifiche e umanistiche sui futuri che ci attendono e il rapporto tra tecnologia ed educazione, medicina, arte e cultura

Ho sempre ritenuto che gli intrecci, le ibridazioni e le interconnessioni fossero delle risorse, non solo utili, bensì fondamentali, soprattutto nel rapporto tra scienza e cultura umanistica. Tanto più che la contrapposizione tra i due mondi è spesso solo formale, direi persino nominale. Sicuramente funzionale alla specializzazione al fine di segmentare e finalizzare la ricerca. Meno virtuosa (questa contrapposizione) nel momento in cui pone limiti e divisioni, e soprattutto frappone barriere alla comunicazione. Da sempre in Occidente il discorso scientifico è anche un discorso “umanistico”, basti pensare che il famoso “metodo scientifico” nasce proprio in ambito filosofico con Cartesio, senza sottacere l’impronta fondamentale – a livello scientifico, tecnologico e umanistico – di figure chiave come Michelangelo e Galileo, Leibniz e Spinoza.

Eppure la Modernità ci ha proposto uno iato apparentemente insanabile tra i due mondi. A proposito di futuro è un’operazione che si propone invece di far dialogare questi due mondi, trovare territori condivisi, risalire all’origine di un linguaggio comune e magari aiutare a ricomporre questa frattura. Ma cos’è A proposito di futuro? Si tratta di un’operazione realizzata in collaborazione tra la Fondazione Human Technopole e Traccani Futura. Un festival che ha avuto luogo il 15 novembre a Milano in quella che potremmo definire l’edizione zero. Sono stati chiamati a dare l’indirizzo scientifico alla manifestazione il sottoscritto e Christian Raimo. L’idea è stata subito chiara: far dialogare ambiti diversi. Provare, non solo a gettare ponti, ma fornire ideali tasselli per la costruzione di un nuovo DNA. Parlare di fisica quantistica e di NFT, di musei del futuro e di tecnoscienza, di teatro contemporaneo e di robotica. Nell’ottica che non si trattasse di semplici argomenti, di oggetti frutto di una specifica ricerca in uno specifico campo disciplinare, bensì di tasselli (per l’appunto) genetici, di un sapere più ampio. Provando così a realizzare una messa in discussione dei campi del sapere e dei limiti disciplinari.

Un’esigenza tra l’altro iscritta nello stesso sapere dei partecipanti che come nel caso di Marco Mancuso e Ilaria Bonacossa si muovono in un territorio come quello dell’arte contemporanea, e ancora più nello specifico della digital art che da sempre si propone come territorio di integrazione tra saperi scientifici, pratiche tecnologiche e creatività.

La tavola rotonda dedicata all’arte contemporanea e ai nuovi orizzonti tecnologici si è animata del dibattito tra Bonacossa, Mancuso, Ilaria Mancia che ha portato, in particolare, la testimonianza di quel territorio liminale che è la performance, e Angelo Crespi sul tema delle sfide del mercato dell’arte contemporanea. Tra NFT e Metaverso, intelligenze artificiale e arti immersive.

In questa ottica ecco allora che Paolo Pecere di formazione filosofica apre orizzonti di senso in dialogo con Angelo Bassi che invece è fisico teorico e si occupa di meccanica quantistica.

Allo stesso modo possono succedersi sul palco Andrea Conte, artista e ingegnere ambientale che sviluppa un personale progetto creativo che muove dalle conoscenze scientifiche e si dispiega in un approccio, che potremmo definire attivistico, per un’arte che si radica nel mondo e assume a sé i suoi problemi, dal cambiamento climatico alla questione della biodiversità. E, di seguito, in una linea narrativa che vuole procedere per somme più che per separazioni, Monica Gori (ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia) che ha parlato di multisensorialità, mostrando un campo di ricerca che muove dalla fisiologia al cognitivismo e affronta la questione della robotica e delle tecnologie applicate alla cura.

Anche Milo Rau, in collegamento dalla Svizzera, in un accattivante dialogo con il regista e drammaturgo Giacomo Bisordi ha spiegato, ma sarebbe meglio dire, mostrato, la necessità di un teatro sociale, attivistico, radicato nel presente. Ancorato alla conoscenza, alla tecnologia, ai saperi scientifici, alle pratiche multidisciplinari, all’abbattimento dei confini dei linguaggi settoriali come cinema, narrazione, saggistica, letteratura, documentario e, ovviamente, teatro. Un “discorso” metodologico che in Rau si fa addirittura “manifesto” e va a definire un nuovo ruolo dell’artista, dell’autore e dell’intellettuale.

E sfidante è anche la questione dei dati. Si sono confrontati chi i dati li usa in chiave sperimentale come l’astrofisico Federico Nati e chi ha il compito di estrarli e lavorare sulle strutture che li interrogano e ne danno senso e utilità, come nel caso di Francesca Ieva (Associate Head Health Data Science Centre, Human Technopole & docente di Statistica Politecnico di Milano). E infine chi prova a leggerne il carattere sociale, ma soprattutto politico, persino ideologico, mi riferisco al giornalista e sociologo Marco D’Eramo. Si è trattato in questo caso del panel più difficile, seppure il tema fosse più circoscritto. Difficile per le interpretazioni, per la rivendicazione di modelli e metodologie. Si sono sollevate questioni persino linguistiche che hanno fatto emergere la necessità di costruire territori comuni. Eppure – forse proprio per questo – un dialogo accattivante e necessario.

La sfida per il sottoscritto e Raimo (in una stretta e fattiva collaborazione con Human Technopole e Treccani Futura che si è protratta per mesi) è stata quella di individuare dei campi che più di altri si mostrassero gravidi di una necessità di dialogo interdisciplinare, e dall’altra di individuare persone che nella loro esperienza professionale stessero lavorando espressamente in questa direzione.

ABSTRACT

The zero edition of the festival “About Future” [Festival “A proposito di futuro”] organised by Human Technopole Foundation and Treccani Futura offered an interdisciplinary debate among scientific and humanistic voices about the futures that are to come and the relation between technology and education, medicine, as well as art and culture.

 

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Simone Arcagni

Simone Arcagni

Simone Arcagni è professore all’Università di Palermo. Studioso, consulente, curatore e divulgatore di nuovi media e nuove tecnologie. Collabora con «Nòva-Il Sole24Ore», «Repubblica», «FilmTV», «Tascabile», «Segnocinema», «Che Fare» e altre riviste e giornali; è inoltre autore di Digital World, trasmissione di Rai Scuola. Tiene un blog sul sito «Nòva100». In qualità di consulente scientifico ha lavorato e lavora per diversi enti e istituti (Rai, Meet – Centro Internazionale di Cultura Digitale, Rome Videogame Lab, VRE, Invisible Studio…), e dal 2021 è anche consulente per i nuovi media e le nuove tecnologie per il Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è il referente scientifico dell’Unione degli editori e dei creators digitali di ANICA.

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