Le ultime proiezioni demografiche dell’ISTAT al 2050 mostrano non soltanto un calo complessivo dei residenti nel nostro Paese, ma contestualmente un ampliamento della forbice generazionale: nel 2050 la quota di anziani, di 65 anni e più, sale al 34,6% (dal 24,3% attuale), quella invece della popolazione di età compresa tra 15-64 anni scende al 54,3% (dal 63,5%). Una tale dinamica impone attenzione alla qualità della vita e del benessere psico-fisico nella fase della cosiddetta “silver age”, che passa anche dalle politiche culturali, che come numerose ricerche hanno dimostrato sarebbero in grado di influire positivamente sul benessere globale dei cittadini non più giovani.
Accanto a tale prospettiva demografica, va aggiunta l’evidenza della prorompente accelerata tecnologica, avvenuta soprattutto a partire dalla pandemia del 2020, che se da un lato ha pervaso in maniera crescente la nostra quotidianità ha creato, dall’altro, gap di accesso a servizi e prodotti digitali, rischiando di escludere da una partecipazione sociale e culturale attiva le fasce più fragili della popolazione come gli anziani.
A partire da tali premesse l’Università del Piemonte Orientale, in collaborazione con l’Osservatorio Culturale del Piemonte, ha realizzato il progetto di ricerca TOCCPE (Tech-driven Opportunity in Cultural Consumption Patterns of the Elderly), finanziato dall’Unione Europea con fondi NextGenerationEU, Mission 4, Component 2, nell’ambito del programma GRINS – Growing Resilient, INclusive and Sustainable project. Il progetto si è proposto di indagare il delicato equilibrio tra digitale, cultura e terza età, rilevando le modalità di consumo e fruizione degli italiani over 60 e mappando l’offerta culturale tech-driven a questi dedicata in tre regioni italiane: Piemonte, Emilia-Romagna e Puglia. I risultati riguardanti l’offerta, presentati attraverso una ricognizione desk e un’indagine diretta presso gli operatori culturali, offrono un quadro articolato che mescola luci e ombre, evidenziando un potenziale ancora largamente inespresso.
UNA MAPPATURA NECESSARIA
La ricerca desk legata all’offerta di servizi e contenuti culturali tech-driven indirizzata agli over 60, ha coinvolto un campione significativo di istituzioni culturali: 324 musei e istituti similari, 442 biblioteche pubbliche, 385 organizzazioni di spettacolo dal vivo e 33 Fondazioni di Origine Bancaria operanti nelle tre regioni. L’obiettivo era: individuare quanti e quali soggetti avessero sviluppato progetti, servizi o attività che combinassero cultura, tecnologie digitali e attenzione specifica alla popolazione anziana.
Il primo dato che emerge con forza è la scarsità dell’offerta: solamente 85 enti su 1.151 censiti (il 7,4% del totale) hanno attivato progetti sul tema del rapporto tra tecnologie e over 60. Se guardiamo alla distribuzione per settore, i musei risultano essere i più attivi con il 21,3% di istituzioni che offrono progetti digitali dedicati, seguiti dalle biblioteche (2,3%) e dallo spettacolo dal vivo (1,6%), che si conferma come il settore meno digitalizzato.
A livello territoriale, il Piemonte mostra risultati leggermente superiori alla media, con l’11,9% degli enti coinvolti in iniziative tech-driven per anziani, rispetto al 6,9% della Puglia e al 5% dell’Emilia-Romagna. Tuttavia, questi numeri restano comunque modesti e indicano come il tema della digitalizzazione culturale per la terza età non sia ancora entrato stabilmente nell’agenda strategica della maggior parte delle istituzioni culturali italiane.
L’INFRASTRUTTURA C’È, MANCA L’INNOVAZIONE
Un aspetto interessante emerso dalla ricerca riguarda la dotazione infrastrutturale digitale. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la presenza di tecnologie e dotazioni digitali di base risulta piuttosto diffusa: il 57% dei musei offre Wi-Fi gratuito, il 76% delle biblioteche è attrezzato con postazioni PC con accesso a Internet, e il 98% delle biblioteche dispone di cataloghi online consultabili.
Questa apparente buona salute tecnologica nasconde una realtà più complessa. Gli strumenti e le dotazioni presenti sono prevalentemente “di base”, con un limitato grado di innovazione. Sono relativamente rari i dispositivi più avanzati: solo il 39% dei musei dispone di allestimenti interattivi, il 35% offre App dedicate e appena l’11% mette a disposizione tablet per la visita. Ancora più contenuta è la presenza di tour virtuali (27%) e di visite guidate online (21%).
UN’OFFERTA GENERICA, NON DEDICATA
Uno degli aspetti più critici emersi dall’indagine riguarda la specificità dell’offerta. Delle 85 iniziative che combinano digitale e cultura, individuate attraverso la fase di analisi desk, solamente una risulta indirizzata esclusivamente al pubblico over 60, mentre la quasi totalità è destinata a un pubblico generico. Questa tendenza si conferma anche analizzando i dati dell’indagine diretta: dei 74 enti delle regioni coinvolte che hanno risposto al questionario, solo una minoranza ha realizzato iniziative dedicate in maniera prevalente o esclusiva agli anziani.
Le organizzazioni culturali tendono quindi a sviluppare un’offerta destinata a un pubblico ampio, anche quando essa risponde a esigenze maggiormente ricorrenti in specifiche categorie di popolazione. Il supporto nell’alfabetizzazione digitale, ad esempio, pur essendo una carenza particolarmente presente tra le persone anziane, viene generalmente proposto come servizio disponibile a una platea più vasta.
Questa scelta non è casuale. Come emerso dalle interviste qualitative condotte con testimoni privilegiati del settore, la mancanza di risorse economiche e di personale specializzato rappresenta il principale ostacolo alla creazione di offerte dedicate. Di fronte a questi vincoli, gli enti culturali tendono a massimizzare gli effetti degli investimenti proponendo i servizi digitali al maggior numero possibile di utenti, piuttosto che segmentare l’offerta per target specifici.
COSA FUNZIONA: ALFABETIZZAZIONE E ACCESSIBILITÀ
Nonostante i limiti evidenziati, esistono ambiti in cui l’integrazione tra digitale, cultura e attenzione agli anziani sta producendo risultati interessanti. Le biblioteche civiche, in particolare, si stanno affermando come presidi territoriali fondamentali per l’alfabetizzazione digitale della popolazione anziana. Molte offrono corsi e sportelli di supporto per l’uso di dispositivi digitali, assistenza per SPID e servizi online della Pubblica Amministrazione, supporto per prenotazioni sanitarie e utilizzo del fascicolo sanitario elettronico.
I musei, dal canto loro, concentrano l’attenzione sul miglioramento dell’accessibilità e della fruizione culturale attraverso percorsi audio, tavole tattili, QR code per contenuti multimediali e sistemi di prenotazione online semplificati. L’obiettivo prevalente, dichiarato dall’89% degli enti coinvolti, è rendere più accessibili le proposte culturali offerte, seguito dalla necessità di diversificare l’offerta (56%) e ampliare il proprio pubblico (44%).
Tra gli strumenti digitali più utilizzati figurano tablet, PC fissi e portatili, smartphone per fornire supporto tecnico e accesso a servizi digitali o applicazioni specifiche. Emerge però una sostanziale assenza di tecnologie più innovative come applicazioni di Intelligenza Artificiale, esperienze avanzate di realtà virtuale o di gamification.
IL RUOLO DELLE FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA
Un dato significativo riguarda il ruolo delle Fondazioni di Origine Bancaria nel promuovere iniziative dedicate agli anziani. Delle 29 iniziative sostenute dalle FOB nelle tre regioni, 5 (il 17%) sono state indirizzate prevalentemente agli over 60. Le FOB, concentrate prevalentemente nel Nord Italia (12 in Piemonte e 19 in Emilia-Romagna, contro solo 2 in Puglia), si confermano quindi come attori pionieri nell’attenzione alla popolazione anziana in ambito culturale-digitale. Insieme al terzo settore, le cui organizzazioni considerate hanno realizzato alcune delle esperienze più innovative emerse dalla ricognizione nazionale ed europea, rappresentano i soggetti più sensibili a questa tematica.
LA COMUNICAZIONE: UN PROBLEMA CRITICO
Un aspetto critico emerso riguarda la comunicazione. Secondo i dati ISTAT, solo un soggetto tra quelli analizzati ha attivato campagne di informazione e comunicazione per promuovere servizi o attività specificamente rivolte agli over 65. Questa carenza comunicativa rischia di vanificare gli sforzi compiuti, limitando drasticamente la visibilità e quindi l’utilizzo dei servizi da parte del pubblico potenziale.
In alcuni casi, inoltre, si registra persino un problema di comunicazione interna: 4 enti hanno dichiarato di non aver realizzato progetti tech-driven dedicati agli over 60, quando invece dalle ricorrenze in termini di notizie reperibili su web, risultano attivi servizi di questo tipo. Questo fenomeno richiama alla necessità di promuovere una maggiore condivisione delle attività tra i diversi professionisti che operano all’interno delle istituzioni culturali.
PROSPETTIVE FUTURE: COSA MANCA
L’indagine diretta ha anche sondato le intenzioni future degli enti culturali. I risultati non sono particolarmente incoraggianti: tra le organizzazioni che non hanno ancora attivato servizi e progetti tech-driven, sono poche quelle che hanno dichiarato di avere intenzione di avviarne entro 12-24 mesi (3 musei in Piemonte, 3 in Puglia, 3 biblioteche piemontesi).
La causa principale di questa inerzia non risiede solo nella mancanza di risorse economiche o di personale specializzato, ma anche nell’assenza del digitale tra gli obiettivi strategici degli enti. La prospettiva di senso e il significato attribuito ai progetti che caratterizzano l’offerta con elementi digitali o tecnologici non sono ancora pienamente inseriti nelle linee di sviluppo della maggior parte delle istituzioni culturali.
CONCLUSIONI: UN POTENZIALE DA LIBERARE
Il progetto TOCCPE ci restituisce il quadro di un’opportunità ancora largamente inespressa. L’infrastruttura tecnologica di base esiste, la sensibilità verso i temi dell’accessibilità e dell’inclusione è presente, ma manca ancora una visione strategica che collochi stabilmente il tema della digitalizzazione culturale per la popolazione anziana tra le priorità delle istituzioni culturali.
La strada da percorrere richiede investimenti in risorse umane specializzate, maggiore attenzione alla comunicazione delle iniziative realizzate e, soprattutto, un cambio di paradigma culturale che riconosca negli anziani non solo destinatari di servizi assistenziali, ma cittadini attivi con specifiche esigenze e potenzialità nel rapporto con la cultura digitale.
Le Fondazioni di Origine Bancaria e il terzo settore stanno già indicando possibili percorsi. Tocca ora alle istituzioni culturali tradizionali raccogliere questa sfida, trasformando la transizione digitale da potenziale fattore di esclusione a opportunità di inclusione e partecipazione per tutti.
ABSTRACT
The TOCCPE research project, carried out by the University of Eastern Piedmont and the Osservatorio Culturale del Piemonte, investigates how digital innovation intersects with cultural participation among people over 60. Despite widespread technological infrastructure, dedicated initiatives remain rare, with only 7.4% of institutions offering tech-driven projects for older adults. Libraries emerge as key hubs for digital literacy, while museums focus on accessibility, yet overall innovation levels remain modest. Foundations and third-sector organizations show greater engagement, suggesting paths forward. The findings highlight an urgent need for strategic vision, specialized resources, and better communication to unlock the full potential of cultural digitalization for active aging and inclusion.
