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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Le molte voci critiche e i fatti di cronaca inducono ad una considerazione meno aprioristicamente entusiasta delle prospettive offerte dai Non Fungible Tokens
© Photo by sebastiaan stam on Unsplash

LA CRITICA CONCETTUALE AGLI NFT

Come dichiarato recentemente con grande enfasi mediatica, secondo Bill Gates, non esattamente un parvenu del mondo digitale, gli NFT, i non fungible tokens di cui abbiamo provato ad illustrare gli aspetti funzionali, si basano sulla “legge dello sciocco”, il principio che in economia si traduce nella convinzione – da parte dei meno avveduti – di poter lucrare su una bolla di mercato, guadagnando quindi dall’acquisto di attività e beni sopravvalutati, vendendoli ad un prezzo ancor più elevato in seguito. Il tutto partirebbe quindi dalla sicurezza (infondata) di poter trovare sempre qualcuno disposto a pagare un prezzo più alto per quello stesso bene. Non esattamente una professione d’entusiasmo.

Da par suo Evgeny Morozov, sociologo di fama mondiale sui temi del digitale, ha sostenuto in un contributo pubblicato da poco che il Web3, ovvero il “terreno di gioco”, il contesto di un habitat digitale immersivo ed interattivo nel quale prendono vita i metaversi, è “una mappa senza territorio”, che prospera sulla performance e sull’autoreferenzialità. Un ‘non luogo’ che ha bisogno di un mondo reale, di un riferimento concreto, per prendere realmente corpo e giungere a compiuta esistenza, tutt’altro che realizzata. Il Metaverso sarebbe quindi essenzialmente una sorta di pezzo dell’immaginario che per il momento vive solo di una forza suggestiva capace comunque di produrre movimenti finanziari importanti, anche se non radicati e strutturati in una logica economica fondata. Gli NFT sarebbero dunque creature elettive di questo scenario, inafferrabili ed effimere.

Altra voce fortemente critica nei confronti della prepotente ascesa mediatica dei tokens e sintesi del pensiero scettico è quella di Dan Olson, regista che ha realizzato un documentario di 138 minuti, disponibile su YouTube. Creato in un periodo di 10 mesi, il video Line Goes Up – The Problem With NFTs ha accumulato oltre 4 milioni di visualizzazioni da quando è stato caricato il 22 gennaio. Nel video, Olson parla delle lacune di sicurezza che vede nella blockchain giudicando artificiale il clamore che circonda i token non fungibili.

CRIMINI E MISFATTI DEGLI NFT

Non contribuiscono a rassicurare le ultime notizie circa l’uso assai disinvolto – per non dire apertamente contrario alle norme penali – che di questo strumento è stato recentemente fatto, documentato dagli stessi operatori del sistema. Una delle notizie principali emerse è che OpenSea, il mercato più popolare per gli NFT, ospita opere che sono frutto di plagio o contraffazione nell’80% dei casi. La piattaforma ha tentato di correre ai ripari limitando il numero di creazioni che ogni autore poteva proporre, ma la rivolta degli utenti – che nel digitale hanno sempre ragione, a prescindere – ha fatto rientrare il tutto, lasciando il nascente sistema esposto più che mai a questo tipo di pratica.

Per correre ai ripari i gestori del sito hanno annunciato trionfalmente di aver controllato e ‘censurato’ circa 3.500 opere. Il fatto che il numero sia pari allo 0,175% delle creazioni presenti sul portale rende meglio l’idea dello sforzo e della sua utilità.

DeviantArt, altro riferimento essenziale per i creativi digitali, che sulla piattaforma possono offrire le proprie opere (anche al di là della formula NFT) ha recentemente istituito un sistema di rilevazione delle frodi che controlla la blockchain di Ethereum per le opere d’arte che sono state riprodotte o modificate senza consenso. Gli 80.000 avvisi di frode nel mese di agosto 2021 e gli ulteriori aumenti nei mesi successivi rendono evidente la portata del fenomeno.

LA FRAGILITÀ OPERATIVA DEL SISTEMA

Un’opera d’arte NFT del progetto Bored Ape Yacht Club, la collezione di arte digitale NFT più ambita al mondo, è stata venduta alla cifra errata di 3.000 dollari anziché alla quotazione dei 300.000 dollari prevista, circa un centesimo del suo prezzo di mercato, e tutto per un mero errore materiale, non rimediabile. Il proprietario del ‘lotto’ Bored Ape numero 3.547 ha commesso un errore di battitura quando ha cercato di mettere in vendita l’asset digitale. L’ NFT è stato recuperato in pochi secondi da un account automatizzato e rimesso in vendita a 250.000 dollari. Maxnaut, questo il nome dello sfortunato e malaccorto trader, voleva vendere l’opera per 75 Ethereum, la moneta comunemente usata per il trading NFT. Tuttavia, un calo di concentrazione durante uno dei tanti scambi che aveva quotato online ha fatto digitare al malcapitato venditore 0,75 ETH (2.989 dollari circa, al netto delle fluttuazioni). Una delle ennesime rappresentazioni della precarietà di un sistema ancora non del tutto strutturato, che poggia su elementi di automazione come su altri – manuali – che coesistono in un ambiente di flusso e con pochi meccanismi di sicurezza. Dando per acquisita la considerazione che non esiste in realtà un sistema – digitale e non – totalmente scevro di possibilità di commettere errori, un processo che possa dirsi realmente efficace ed efficiente deve (se non garantire, almeno) offrire dei meccanismi di salvaguardia capaci di porre rimedio alle disattenzioni di chi lo usa.

UN BILANCIO (TUTT’ALTRO CHE) DEFINITIVO

I token non fungibili sono sicuramente un argomento molto caldo nei media mainstream. L’emergente Web3, il loro “habitat”, sembra dunque descrivibile dalla somma degli ultimi come una terra di nessuno, ancora da mappare, incerta ed illusoria, oltre che costituzionalmente aperta alla possibilità di frode in varie forme.

L’idea sottostante questa visione è che gli NFT sarebbero un mezzo estremamente utile all’unico scopo di trasformare ogni centimetro del nostro mondo fisico – e di quello digitale – in uno spazio in cui quasi ogni esperienza e cosa è quantificata, mercificata e privatizzata. Inoltre, al momento, i token hanno consentito spam, furti, plagio e ‘democratizzato’ (sia letto ironicamente) investimenti speculativi sulle criptovalute che in passato erano accessibili solo a pochi soggetti competenti.

D’altro canto diversi artisti hanno potuto beneficiare di una rivitalizzazione del copyright, traendo sollievo economico dalla vendita delle loro opere, con punte che sconfinano tranquillamente nella bolla finanziaria, peraltro (ma questo non è affare di quei fortunati). Se l’entusiasmo tout court non aiuta a comprendere bene la portata del fenomeno degli NFT, altrettanto può dirsi del disfattismo, anche se gli aspetti negativi non possono e non devono essere trascurati, se non altro per non perdere l’occasione di guardare con lucidità alle opportunità (ed ai rischi) di un contesto che promette di mutare ineluttabilmente lo scenario per qualsiasi operatore del settore creativo e culturale nel medio-lungo periodo.

ABSTRACT

Non Fungible Tokens are for sure a very hot topic in mainstream media. The emerging Web3, their ‘habitat’, has been described by a recently published essay, a territory-free map thriving on performance and self-referencing, that only needs a real world in order to be grounded. These ambiguities combined with the ease of mistaking reality for imagination and capital as inevitably born. That being said, NFTs should be an extremely useful means of pursuing enclosure the sole purpose to transform every inch of our physical world―and every digital world―into a space where nearly every experience and thing is quantified, commodified, and privatized. Additionally, at the moment, NFTs have enabled much fraud, spam, theft, plagiarism, and also opened up retail investment in speculative cryptocurrency speculation which used to be solely available to elites. Also a tertiary purpose, copyright has its benefits for some artists who are lucky, wealthy, or jaded enough to take advantage of them. Just scam or useful tool? The final answer is far to come, yet. 

 

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