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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Dai diritti ai risultati: un’agenda comparativa per le politiche culturali a favore della prima infanzia in Europa e oltre, collegando i mandati della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (UNCRC), la partecipazione adeguata all’età e gli esiti misurabili, con lezioni da Italia e Francia per pratiche scalabili e attente alla tutela dei minori
© Foto di Natali Hordiiuk su Unsplash

Nonostante il mantra “accesso per tutti”, la governance culturale europea resta fortemente incentrata sugli adulti: i bambini sono considerati principalmente beneficiari da proteggere, piuttosto che co-produttori e cittadini culturali. Questo squilibrio limita i diritti culturali garantiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia (UNCRC), riduce la partecipazione democratica e spreca una finestra di sviluppo in cui il coinvolgimento culturale sostiene il linguaggio, le competenze socio-emotive, la creatività e il ben-essere. L’articolo integra quadri normativi, evidenze e pratiche per definire standard operativi e indicatori misurabili orientati a una progettazione basata sui diritti e a una partecipazione adeguata all’età.

ECA TRA CONSENSO SOCIALE E CONTROVERSIA SCIENTIFICA

La concettualizzazione dell’infanzia all’interno del discorso artistico ed educativo si è storicamente incentrata sulla figura del “bambino artista”. Questa prospettiva è stata plasmata in larga misura dagli stessi praticanti (artisti ed educatori affiliati al movimento dell’Educazione Nuova) che vedevano nell’espressione creativa dei bambini una forza trasformativa, sia dal punto di vista pedagogico che estetico (Klee, 2004; Freinet, 1994). Per gli artisti desiderosi di liberare l’arte dal formalismo accademico, l’arte infantile rappresentava un’alternativa affascinante, radicata nella spontaneità e nell’autenticità. Parallelamente, gli educatori abbracciarono l’attività artistica come strumento strategico per mettere in discussione e riformare i paradigmi educativi tradizionali. Jean-Paul Filiod e Alain Kerlan (2014) individuano tuttavia un cambiamento di paradigma rispetto a questa visione idealizzata del bambino come artista autonomo. Essi propongono invece un modello relazionale, fondato sull’esperienza estetica condivisa, in cui il bambino è posto accanto all’artista, piuttosto che in isolamento. Questa riconcettualizzazione si inserisce negli sviluppi della nuova sociologia dell’infanzia, che mette in discussione le differenze ontologiche ed epistemologiche tra bambini e adulti e rivaluta l’agency infantile all’interno di contesti intergenerazionali (Prout, 2005; 2012).

Nonostante la dimensione consensuale che la questione assume nella società, dove le critiche all’esposizione precoce alla cultura e alle arti si limitano per lo più a sottolinearne l’inefficacia, in ambito scientifico essa rimane un tema controverso.

Coloro che contestano l’early cultural awakening (ECA) esprimono riserve nei confronti di un approccio eccessivamente prescrittivo e mettono in guardia contro la sovrastimolazione infantile, che potrebbe interferire con il naturale ritmo di sviluppo (Israël, 2005). La mancanza di dati longitudinali solidi sugli effetti reali dell’ECA sui bambini rende difficile stabilirne un’efficacia scientificamente rigorosa. Queste critiche non rifiutano necessariamente l’ECA, ma sollecitano un approccio più sfumato, basato su evidenze, rispettoso dei ritmi dei bambini e attento alle questioni sociali.

Chi invece promuove l’ECA sostiene che abbia il potenziale di abbattere le barriere simboliche all’accesso culturale. Questa letteratura attinge ai contributi di diverse discipline: sociologia, comunicazione, educazione e psicologia (ad esempio Cendoya Lafleur, 2024; Jacquey, 2025). Da un punto di vista politico, questa prospettiva positiva sembra prevalere nell’orientare le politiche pubbliche.

Tuttavia, questo crescente riconoscimento politico e sociale sembra scontrarsi con una realtà concreta in progressivo deterioramento.

QUADRO INTERNAZIONALE E DELL’UE

I mandati internazionali stabiliscono una base fondata sui diritti per l’infanzia nella cultura. Gli artt. 12, 13 e 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (UNCRC), insieme ai Commenti Generali 17 e 25, richiedono un accesso e una partecipazione sicuri e significativi. La Convenzione UNESCO del 2005 e i Culture|2030 Indicators integrano tali obblighi nelle politiche e nei sistemi di monitoraggio. I programmi dell’UNICEF sull’Early Childhood Development e l’inquadramento dell’adolescenza precoce da parte dell’OMS specificano modalità di coinvolgimento adeguate all’età.

A livello regionale, la Strategia dell’UE per i Diritti dell’Infanzia, la European Child Guarantee e gli strumenti del Consiglio d’Europa definiscono standard operativi. Gli strumenti di attuazione comprendono Creative Europe, Erasmus+, Horizon Europe (Cluster 2) e gli standard nazionali di tutela dei minori applicati nei musei, nelle biblioteche, al patrimonio e nelle organizzazioni di arti performative. Le convergenze includono: progettazione basata sui diritti, partecipazione adeguata all’età, accessibilità, tutela dei minori (safeguarding) e protezione dei dati.

Permangono lacune significative: le metriche specifiche per l’infanzia sono rare; le definizioni di “partecipazione” risultano incoerenti; la valutazione resta ancora centrata sugli output e legata ai singoli progetti; e i dati disaggregati per età sono limitati. Il monitoraggio dovrebbe integrare gli indicatori culturali collegati agli SDG con strumenti settoriali e tracciare un insieme conciso di KPI: (1) accesso (copertura, accessibilità economica, inclusione digitale), (2) esperienza/qualità (tasso di co-creazione, tempo di permanenza, episodi di mancata tutela), (3) risultati (ben-essere, fiducia creativa, senso di appartenenza) e (4) capacità istituzionale (ore di formazione del personale, quota di bilancio e uso di meccanismi di feedback/reclamo).

GEOGRAFIE DELLE TENDENZE

A partire dagli anni 2010, la prima infanzia ha riacquistato rilevanza in Francia come pubblico culturale. Il rapporto di Sophie Marinopoulos Une stratégie nationale pour la santé culturelle (2019) ha ridefinito l’esposizione precoce all’ECA come una questione di salute pubblica, fondamentale per lo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale dei bambini. L’ECA viene quindi presentata come risposta alla “malnutrizione culturale”, in particolare nei contesti svantaggiati, attraverso una strategia interministeriale che collega cultura, salute, educazione e politiche sociali, fondata sui diritti dell’infanzia. Da allora, le istituzioni francesi hanno ampliato i programmi destinati alla prima infanzia e avviato un dibattito sul ruolo dei più piccoli negli spazi del patrimonio. Oltre l’Europa, si registrano tendenze analoghe. In Canada, gli accordi sull’educazione precoce e le iniziative guidate dalle comunità indigene pongono l’accento sulle arti adeguate all’età e sulla partecipazione familiare; i musei sperimentano forme di accesso infant-friendly. Negli Stati Uniti, i modelli di arts-in-early-learning e i programmi di agevolazione economica riducono le barriere e collegano il gioco creativo allo sviluppo infantile. Altrove, la Te Whāriki della Nuova Zelanda e il programma First 1000 Days in Australia mettono in relazione l’esperienza culturale precoce con il ben-essere e la dimensione comunitaria; nel frattempo, i musei dell’America Latina stanno sviluppando programmi di mediazione per l’infanzia, e i musei in generale stanno riconfigurando i propri spazi in un’ottica inclusiva, con l’obiettivo di offrire ambienti di sostegno e cura di fronte alle sfide sociali e politiche che si trovano ad affrontare. I cambiamenti nelle politiche convergono su alcuni elementi chiave: progettazione basata sui diritti, co-creazione familiare, accessibilità, tutela dei minori (safeguarding) e valutazioni solide disaggregate per età.

BUONE PRATICHE IN EUROPA – IL CASO DI ABBONAMENTO MUSEI

Fondato a Torino nel 1995, Abbonamento Musei (AM) è una piattaforma di governance di livello intermedio che riunisce 470 istituzioni tra Piemonte, Lombardia (dal 2015) e Valle d’Aosta (dal 2019). Oltre a fornire una tessera d’ingresso, AM agisce come intermediario di politica culturale: uno degli obiettivi principali è la co-progettazione di servizi centrati sui bambini insieme alle istituzioni locali, creando un percorso continuativo anziché iniziative isolate. Per la primissima infanzia, AM è partner dal 2015 di Nati con la Cultura (lanciato nel 2014 presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna in collaborazione con Palazzo Madama), che mette in relazione l’assistenza perinatale e l’accesso culturale. Il programma coinvolge sette aziende sanitarie e 48 musei, distribuisce ogni anno circa 15.000 “passaporti culturali” multilingue e offre ingresso gratuito al neonato e a un massimo di due accompagnatori nei musei aderenti fino al compimento del primo anno di vita; l’iniziativa è riconosciuta dall’Istituto Superiore di Sanità. Per le fasce in età scolare (6-14 anni), iniziative in portfolio come La Bella Stagione coinvolgono 29 musei, servizi comunali e centri di comunità; nel 2023 il programma ha coinvolto 9.567 bambini (pari al 19% del pubblico junior torinese), generato 28.867 visite e riattivato 4.935 tessere Junior, dimostrando un elevato livello di partecipazione e fidelizzazione. In sintesi, Nati con la Cultura garantisce un diritto universale nel primo anno di vita, attraverso il canale sanitario, mentre La Bella Stagione promuove un coinvolgimento costante grazie alle reti cittadine.

Permangono alcune criticità (copertura territoriale disomogenea, dipendenza dal coordinamento interistituzionale, assenza di metriche longitudinali sugli esiti) ma la trasferibilità del modello è elevata nei contesti in cui esistono partenariati ospedalieri, consorzi museali e coordinamento municipale; inoltre, la sostenibilità migliora quando l’infrastruttura dell’abbonamento e i KPI disaggregati per età sono integrati nel sistema.

BUONE PRATICHE IN EUROPA: UN’ANALISI COMPARATIVA DI DUE PROGETTI MUSEALI IN FRANCIA

I progetti “Polisson! Mes premiers pas au Musée des Beaux-Arts de Bordeaux et au Musée d’Aquitaine” (Bordeaux) e “Polisson! Mes premiers pas au Musée Dom Robert” (Pays Lauragais) fanno parte della politica pubblica francese sull’esposizione culturale precoce nella prima infanzia. Entrambi sono coordinati da Le Labo des cultures insieme all’Università Bordeaux Montaigne/UBIC, secondo un approccio di ricerca-azione partecipativa che mette in relazione cultura e prima infanzia, traducendo le politiche pubbliche in pratiche attraverso partenariati territoriali. A Bordeaux, i partner comprendono il Comune (Dipartimento per la Prima Infanzia; Direzione degli Affari Culturali), due asili nido, due musei e una sala musicale (Krakatoa). Nel Lauragais, una rete territoriale collega un museo, un asilo nido, una scuola, un servizio di sostegno alla prima infanzia (Relais Petite Enfance), una Maison des Jeunes et de la Culture (MJC) e alcune assistenti all’infanzia, con il supporto di DRAC, DREETS, CAF e del Dipartimento. La mediazione destinata alla fascia 0–3 anni combina visite museali, laboratori artistici, sessioni musicali e un libro di filastrocche con codici QR, favorendo l’esplorazione, la socializzazione e la continuità tra casa, nido e luoghi culturali. I risultati mostrano un rafforzamento dello sviluppo sensoriale e linguistico, una crescente familiarità con i codici museali e un aumento del legame adulto-bambino. In tutti i contesti, l’adulto accompagnatore – genitore o professionista – svolge il ruolo di mediatore terzo, modulando la mediazione istituzionale in funzione del bambino. Le sfide ancora aperte riguardano l’accessibilità fisica, il finanziamento e la costruzione di una cultura professionale condivisa tra i diversi settori.

IL RISVEGLIO CULTURALE E ARTISTICO NELLA PRIMA INFANZIA: IMPLICAZIONI PER LE POLITICHE PUBBLICHE

Un’architettura fondata sui diritti implica che la partecipazione dei minori non sia un’attività opzionale di outreach, ma un vincolo di progettazione che modella la governance, l’allocazione delle risorse e i processi di valutazione. Le istituzioni dovrebbero integrare le prospettive dei bambini e dei loro accompagnatori nei cicli decisionali (definizione delle agende, affidamento degli incarichi, valutazione formativa), destinare voci di bilancio specifiche alla mediazione per la prima infanzia e rendere obbligatori protocolli di tutela accessibili come condizioni di ammissibilità ex ante per i finanziamenti. Persistono tuttavia alcune limitazioni: la comparabilità transnazionale è ostacolata da differenti definizioni giuridiche e metriche di rilevamento dei dati; in contesti non sperimentali è difficile stabilire la causalità; e i segnali qualitativi rischiano di essere soffocati da output facilmente misurabili. Per mitigare questi rischi, è opportuno combinare metodi misti, pubblicare apertamente metodologie e strumenti, e promuovere reti di apprendimento tra pari tra città e regioni.

Le ricerche future dovrebbero verificare la trasferibilità del set di KPI nelle aree rurali a bassa densità, valutare gli effetti a lungo termine della partecipazione precoce sulle abitudini culturali e sul coinvolgimento civico successivi, e perfezionare la valutazione non di mercato delle esperienze culturali della prima infanzia attraverso strumenti sensibili all’età.

BIBLIOGRAFIA

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Cendoya Lafleur, J. (2024). Étude d’impact d’un projet d’éveil culturel et artistique dans le Lauragais: «Polisson! Mes premiers pas au musée Dom Robert». Le Labo des cultures.

De Bideran, J., & Cendoya Lafleur, J. (2025). Recherche-action: «Éveil culturel et artistique du jeune enfant (0–3 ans) au Pays Basque». UBIC – Université Bordeaux Inter-Culture; Université Bordeaux Montaigne. HAL Id: hal-05009572.

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Manifestations of universality and cultural specificity in national curriculum policy frameworks: Negotiations for culturally reflective practice in early childhood education. (2025). Pedagogy, Culture & Society, 33(2), 655–674.Marinopoulos, S. (2019, janvier). Promouvoir et pérenniser l’éveil culturel et artistique de l’enfant de la naissance à 3 ans dans le lien à son parent (ECA-LEP) : Une stratégie nationale pour la Santé Culturelle. Paris. Ministère de la Culture.

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ABSTRACT

The article synthesises international/EU mandates (UNCRC, UNESCO, Culture|2030) and scholarship on early cultural awakening to articulate a rights-based framework for cultural participation in early childhood (0–6). It proposes a compact KPI set (access, experience/quality, outcomes, institutional capacity), applies it to two transferable cases (Abbonamento Musei; “Polisson!”), and isolates evaluation gaps (child-specific metrics, age-disaggregated data, participation definitions), outlining an implementation roadmap.

 

Maria Elena Buslacchi è socio-antropologa e ricercatrice post-doc presso l’Observatoire des publics et des pratiques culturelles del laboratorio Mesopolhis (UMR 7064). Ha conseguito un dottorato in Antropologia sociale e storica presso l’EHESS – Centre Norbert Elias e l’Università di Genova.

Jessica Cendoya Lafleur è ingénieure de recherche e ricercatrice associata presso l’UBIC e il MICA dell’Université Bordeaux Montaigne. Ha conseguito un dottorato in Scienze dell’informazione e della comunicazione, con specializzazione in studi museali, mediazione culturale e patrimonio. Da oltre dieci anni conduce ricerche sui pubblici e valutazioni specialistiche nel settore culturale. Le sue attività di ricerca si concentrano sulla sociologia dei pubblici, la mediazione culturale, la museologia e lo sviluppo artistico e culturale della primissima infanzia.

Camilla Lo Schiavo è dottoranda in Analisi e gestione del patrimonio culturale presso l’Università “La Sapienza” di Roma, borsista LUISS Guido Carli e visiting student presso l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Svolge attività di ricerca presso la Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, dove si occupa di valutazione dell’impatto socio-economico, redazione di report di impatto sociale e progettazione e implementazione di management plan per istituzioni culturali e siti patrimoniali.

Elisa Ullauri Lloré è sociologa e ricercatrice post-doc presso l’Observatoire des publics et des pratiques culturelles (Mesopolhis: Centre méditerranéen de sociologie, de science politique et d’histoire). Ha conseguito un dottorato in Cultura e comunicazione (Université d’Avignon) e in Sociologia (Université Aix-Marseille). In precedenza ha diretto il dipartimento dei pubblici e della mediazione culturale presso la Casa del Alabado, museo ecuadoriano di arte precolombiana.

 

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