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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Una riflessione sul rapporto tra tecnica, tecnologia e natura, che si inserisce all’interno della collaborazione editoriale con Hangar Piemonte
© Foto di julien Tromeur su Unsplash

INTRODUZIONE ALLA COSMOTECNICA

La questione della tecnica e della tecnologia è indubbiamente di essenziale interesse per l’ecologia politica contemporanea, sia dove essa viene percepita come una delle cause della crisi ecologica sia quando essa viene presentata come una soluzione. La tecnica e la tecnologia appaiono dunque in una relazione problematica con la natura nella misura in cui la tecnologia appare come l’insieme di strumenti e macchine che assicurano il dominio e lo sfruttamento del vivente e del non vivente (animali, piante, minerali) da parte dell’umano (Antropocene) o del Capitale (Capitalocene). In questo senso il termine cosmotecnica è utile ai fini di problematizzare il rapporto tra tecnica, tecnologia e natura nel contesto attuale che ci permette di vedere come il prodotto di una specifica tradizione epistemica e culturale (quella moderna occidentale).

Il lemma “cosmotecnica” ha dunque da qualche anno raggiunto una notevole diffusione sia nell’ambito della teoria critica della tecnologia e dei media digitali che in quello dell’arte. Si tratta di un concetto coniato dal filosofo Yuk Hui che gli ha dedicato un libro intitolato significativamente “The Question Concerning Technology in China: An Essay on Cosmotechnics” (2016) recentemente tradotto in italiano (2022). L’idea di cosmotecnica è stata ulteriormente declinata dallo stesso Hui in un saggio pubblicato sulla rivista eflux dal titolo “Cosmotechnics as Cosmopolitics” che ne esplicita le implicazioni politiche (Hui 2017); è poi stato oggetto di varie interviste su riviste online (Menegalle 2018; Lovink 2019) e infine applicato specificamente all’arte (Hui 2020). In Italia, ne abbiamo discusso anche in relazione all’ecologia politica (Terranova e Portanova 2021).

OLTRE LA TECNICA, LE COSMOTECNICHE

L’intervento politico e teorico che il concetto di cosmotecnica mette in atto riguarda fondamentalmente e in primo luogo la messa in discussione dell’idea che esista una sola definizione possibile di tecnica e di tecnologia – cioè quella Eurocentrica che comprende la mitologia greca (con i suoi miti, come quello di Epimeteo e Prometeo); l’antropologia (quella di André Leroi-Ghouran che propone di vedere la tecnica come un universale umano che poi si esplica differentemente in diverse culture); e la filosofia (a partire da Martin Heidegger con la sua distinzione tra tecnica e tecnologia, ma anche con Bernard Stiegler, che è stato mentore e maestro di Hui). Il concetto di cosmotecnica propone di considerare l’idea che non esista una singola tecnologia, ma molteplici cosmotecniche. L’introduzione del prefisso “cosmo“, in particolare, suggerisce che ogni tecnica (e tecnologia) esprime un suo specifico rapporto morale con il cosmo (che va differenziato dall’idea di natura come vedremo in seguito).

L’esempio che Hui usa come un modo per testare la sua ipotesi è la cosmotecnica cinese: nel pensiero daoista e confuciano e nella mitologia cinese sull’origine del mondo, per esempio, è possibile trovare un modo di concepire lo strumento che non è funzionale all’umano (cioè utilizzato da un soggetto umano che lo sottopone ai suoi scopi) ma espressione delle forze cosmiche che lo animano (quali quelle del Dao).

Il riferimento al cosmo in “cosmotecnica” è dunque fondamentale. Hui riprende un filone di filosofia della scienza che ha identificato la modernità come il momento in cui il cosmo (che implica un rapporto magico di appartenenza al tutto) viene dislocato dalla natura, dal metodo scientifico in cui il mondo perde la sua dimensione magica (si ‘dis-incanta’) e la riacquista solo grazie alla mediazione tecnologica (i mondi nel mondo svelati da microscopi e telescopi per esempio) nella costruzione di una natura identificata con un mero determinismo e comunque sottoposta al dominio del soggetto. Il dualismo natura/cultura, come le epistemologie femministe hanno ben dimostrato, implica il pre/dominio della seconda (a cui la tecnica è ricondotta) sulla prima (Plumwood 1993). Si tratta dell’ascesa di quello che l’antropologo Philippe Descola chiama il “naturalismo”, che in Europa succede all’analogismo medievale e rinascimentale magistralmente descritto da Michel Foucault in Le parole e le cose (Descola 2003; Foucault 2016).

In affinità con il progetto decoloniale di Descola, Hui dunque suggerisce che il pluralismo ontologico proposto da Descola debba comunque tener conto che ogni ontologia (naturalismo, analogismo, animismo e totenismo nella categorizzazione di Descola) sia imprescindibile da una sua concezione della tecnica – appunto come cosmotecnica.

OLTRE LA MONOCULTURA TECNOLOGICA, LA TECNODIVERSITÀ

Se The Question of Technology in China è preoccupato fondamentalmente con l’esplorazione dell’idea che esista un pluralismo tecnico piuttosto che una singola origine della tecnica, il breve articolo Cosmotechnics as Cosmopolitics invece esplicita l’urgenza politica di questo lavoro filosofico. Viviamo, dice, in una monocultura tecnologica in cui gli stati nazione tra cui soprattutto gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e l’India si sentono impegnati in una competizione tecnologica che esse considerano fondamentale all’egemonia mondiale. Specialmente il campo dell’intelligenza artificiale è diventato oggetto di una vera corsa agli armamenti tra Stati che credono che chi svilupperà le AI più potenti dominerà il mondo. La definizione heideggeriana della tecnologia come la costruzione di un mondo che diventa riserva da sfruttare è generalizzata. Se la crisi ecologica dimostra l’attualità dell’analisi heideggeriana, la crisi dell’egemonia occidentale che poi è stata sinonimo della globalizzazione unilaterale ha provocato come risposta l’invocazione di un “futurismo transumanista basato sull’accelerazione a tutte le scale cosmiche”. Il concetto di cosmotecnica dunque non si configura nelle intenzioni di Hui come un tentativo di tornare alle tradizioni pre-moderne e quindi in un rifiuto delle tecnologie moderne, ma implica l’aspirazione a riaprire la questione della tecnologia per rifiutare l’idea di un futuro tecnologico omogeneo.

Il concetto di cosmotecnica ha indubbiamente avuto il merito di problematizzare una filosofia della tecnologia che ha sostanzialmente lavorato da prospettive eurocentriche – cioè da un particolare o regionale che ha rivendicato per se stesso una posizione di universale. Nonostante le avvertenze di Hui (il quale sostiene che non si tratta di ritornare alle tradizioni pre-moderne o alle diverse culture), la questione di come aprire la tecnica a diverse relazioni con il mondo e con la “morale” (la soggettività) pone però la questione dell’eredità del colonialismo (inclusa la stessa idea di cultura nel senso definito dall’antropologia occidentale), di quello che Cedric Robinson chiama il “capitalismo razziale” e che bell hooks definiva “patriarcato capitalista suprematista bianco” (Robinson 2000; hooks 2021).  Inoltre, uno degli esempi principali di cosmotecnica cinese in Hui, cioè il rapporto del macellaio con lo strumento con cui macella il bue raccontato da Chuang Tzu, non ci proietta abbastanza fuori dal rapporto di sfruttamento con l’animale che, come sottolineava anche Salvatore Iaconesi, pone il “pollo da batteria” come modello dell’AI (una intelligenza artificiale rinchiusa nelle fattorie di server e ingozzata prepotentemente di dati) (Iaconesi).

COLONIALISMO RICORSIVO E COSMOCOMPUTAZIONE

Nel lavoro condotto con il gruppo di ricerca Critical Computation Bureau (CCB), abbiamo elaborato il concetto di “colonialismo ricorsivo” e “cosmo-computazione” come modi per problematizzare il ruolo della ricorsività epistemologica inerenti alle tecnologie computazionali (Critical Computation Bureau 2021). La nozione di colonialismo ricorsivo (recursive colonialism) riprende quella di ricorsività sviluppata in primis da Gregory Bateson, a sua volta declinata nella sua relazione con il pensiero anti-coloniale di Franz Fanon dalla filosofa giamaicana Sylvia Wynter, e infine concettualizzata come parte fondamentale dell’essere tecnico dallo stesso Hui (Bateson 1977; Wynter 1999; Hui 2019). Se ogni tecnica è cosmotecnica, il suo divenire implica sempre un processo di ricorsività in cui i risultati di individuazioni precedenti sono introdotti ad ogni nuovo ciclo in modi che aprono tuttavia alla contingenza – dunque non meramente ripetitivi. La nozione di recursive colonialism suggerisce che le epistemologie coloniali, che hanno fondato il capitalismo moderno attraverso la sperimentazione di forme di estrazione di valore da terre e corpi in Africa, Asia e le Americhe, continuano ad operare in forme di neo-colonialismo e neo-imperialismo che attraversano il pianeta dalla Russia ai paesi del Golfo, dalla Cina alle Americhe. La ricorsività delle epistemologie coloniali nelle forme attuali del capitalismo computazionale non ci permette di tornare semplicemente a tradizioni tecniche pre-moderne, prima che il colonialismo capitalista europeo intrecciasse i territori e le storie delle popolazioni producendo una generale “intimità” tra i continenti (Said 1993; Lowe 2015). La ricorsività infatti non è mera ripetizione, ma implica il principio cibernetico della retroazione in cui i risultati di processi precedenti sono reimmessi nella riproduzione del sistema – come quando i dati che produciamo in quanto utenti vengono utilizzati per modulare i nostri feeds sui social media. Questa retroazione produce una differenziazione frattale delle epistemologie coloniali e patriarcali, per esempio attraverso la classificazione di utenti in determinate categorie sociali, inclusa razza e etnicità, che attraversano la computazione contemporanea nelle sue molteplici forme e che agiscono come parte integrante del cosiddetto capitalismo di piattaforma. In questo senso, le cosmotecniche in quanto pluralità di possibili relazioni tra tecnica, cosmo e morale non possono essere una mera riattivazione di tradizioni culturali distinte, nella misura in cui è la stessa idea di cultura o culture ad essere imprescindibile dalla globalizzazione coloniale e dal naturalismo. La nozione di cosmo-computazione (di cui il modello di Iaconesi dell’AI ispirata dalla scienza e intelligenza delle piante è un esempio)  introduce infine l’idea che la computazione stessa implica possibili relazioni con il cosmo che non siano riducibili al naturalismo, all’estrattivismo, alla ricorsività delle epistemologie coloniali e patriarcali.

BIBLIOGRAFIA

Bateson, Gregory (1977) Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi.

Critical Computation Bureau (2020) “Recursive Colonialism, Artificial Intelligence, and Speculative Computation: A Manifesto” (https://recursivecolonialism.com/manifest/)

Descola, Philippe (2003) Beyond Nature and Culture. Chicago: University of Chicago Press

Foucault, Michel (2016) Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane. Milano: Rizzoli

Heidegger, Martin (1991) “La Questione Della Tecnica” in Saggi e discorsi (a cura di G. Vattimo), Milano: Mursia Editore.

hooks, bell (2021) Il femminismo è per tutti. Una politica appassionata. Napoli: Tamu.

Hui, Yuk (2017) “Cosmotechnics as Cosmopolitics.” E-Flux, no. 86 ((https://www.e-flux.com/)

— (2020) Art and Cosmotechnics. Minnesota University Press.

— (2019) Recursivity and Contingency. Lanham, Maryland: Rowman & Littlefield Publishers

—  (2021) Cosmotecnica. La questione della tecnologia in Cina. Roma, Nero Edizioni

Hui, Yuk, and Giovanni Menegalle (2018) “Interview : A Thousand Cosmotechnics.” Tank Magazinehttps://tankmagazine.com/)

Iaconesi, Salvatore (2022) “Io sono tecnologia”

Leroi-Ghouran, Andrè (1994) Ambiente e tecniche, Milano, Jaka Book, (Milieu et technique – Evolution et techniques, Vol. 2, Paris, Albin Michel, 1945)

Lovink, Geert (2019) “Cybernetics for the Twenty-First Century: An Interview with Philosopher Yuk Hui.” E-Flux, no. 102 (https://www.e-flux.com/)

Lowe, Lisa (2015) The Intimacies of Four Continents. Durham, NC: Duke University Press.

Terranova, Tiziana and Portanova, Stamatia (2021) “Cosmotecnica.” In Trame: Pratiche e Saperi per un’ecologia politica situata. Napoli: Tamu

Plumwood, V. (1993) Feminism and the Mastery of Nature, Routledge, New York-London.

Robinson, Cedric (2000) Black Marxism: The Making of the Black Radical Tradition. Chapel Hill & London: The University of North Carolina Press

Said, Edward (1993) Cultura e imperialism. Roma: Gamberetti Editore.

Stiegler, Bernard (2023) La colpa di Epimeteo. La tecnica e il tempo, Vol. 1. Milano: Luiss University Press.

Wynter, Sylvia (1999) “Towards the Sociogenic Principle: Fanon. The Puzzle of Conscious Experience of ‘Identity’ and What It’s Like to Be ‘Black.’” In National Identity and Sociopolitical Change, edited by Mercedes Duran-Cogan and Antonio Gomez-Montana. University of Minnesota Press, 1999.

 

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ABSTRACT

A reflection about the relationship between technic, technology, and nature. As stated by Yuk Hui in “Cosmotechnics as Cosmopolitics” (2017), we need to go beyond the notion of cosmology, addressing the notion of “cosmotechnics”, meant as “the unification of the cosmos and the moral through technical activities, whether craft-making or art-making. There hasn’t been one or two technics, but many cosmotechnics”.

 

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Tiziana Terranova

Tiziana Terranova è docente di studi culturali e media digitali presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università “L’Orientale” di Napoli. È co-fondatrice e membra del Centro di Ricerca Interuniversitario sulle Tecnoculture Transnazionali (CRITT, già Unità di Ricerca sulle Tecnoculture, TRU, www. technoculture.it); e del Critical Computation Bureau (www.recursivecolonialism.com ). È autrice di Corpi nella rete (Costa e Nolan, 1996); Network Culture (Pluto Press, 2004 e Manifestolibri 2006) e After the Internet (Semiotexte 2022).

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